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17 Settembre 2007
Piscina a Binasco
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Ovviamente non concordo (o quasi) con Riccardo sull'argomento. Ci sono esempi di gestione pubblica di impianti sportivi che funzionano.
Del resto, se un privato investe in un impianto sportivo e ci guadagna non si capisce perché un comune non possa puntare almeno al pareggio.
Per quanto riguarda il "project finance": fantasia ragazzi! Chi l'ha detto che il finanziamento deve avvenire solo tramite un privato o un gruppo finanziario? E che cosa è l'azionariato popolare (BOC) se non una forma di project financial? Una cosa non esclude l'altra. Solo c'è una piccola grande differenza politica, attraverso i BOC la comunità (cittadini e soggetti economici) attraverso il Comune diventano insieme finanziatori e proprietari del bene e sono incentivati a partecipare. Nel caso della concessione al solo privato (magari amico degli amici) l'affare lo fa solo uno. Quanto alla restituzione del capitale, penso che si potrebbero studiare diverse forme anche vantaggiose per i sottoscrittori.
Io, per esempio (se fosse possibile), sarei felicissimo di aderire con una quota da scalare negli anni successivi con l'utilizzo dell'impianto a tariffa molto agevolata rispetto agli utilizzatori che non hanno aderito al projerct financial. Ma altre forme di restituzione del capitale si potrebbero studiare. Basta volerlo.
Ma se è già scontato in partenza che si vuol far guadagnare sempre una ristretta cerchia di persone, e che non si vuole nemmeno verificare se ci sono le condizioni (verifica del potenziale bacino di utenza, verifica dei costi, verifica del capitale acquisibile) allora conviene, come dice l'amico Pietro. riscoprire il Vulton e la Bria.
Almeno erano gratis e non portavano voti a nessuno.


Saluti



Gianfranco Salvemini



17 Settembre 2007
Al Vul-ton
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Vul-ton, non è un tipico piatto cinese, ma a detta di esperti
di ideogrammi..il termine può provenire lo stesso dall'antico cinese,
che riportato al fiume..all'acqua.. può significare: "la grande svolta".
Qui, in questo luogo di Binasco, generazioni di ragazzi impararono il "nuoto popolano", cioè stare almeno a galla quando venivano le alluvioni o gli straripamenti del Ticinello. Visto che è sorta una impellente esigenza di
"acqua" che nel gergo moderno è indicata come "piscina" e, visto che al momento non vi è nessuna mossa amministrattiva a soddisfare tale esigenza, consiglierei un ritorno al Vul-ton. A dire il vero il luogo si adatta anche ad un approccio alle antiche arti della manualità infantile; difatti in questo luogo i bimbi potrebbero cimentaris in lavori o giouchi di alto spessore manuale, cioè, come ai bei tempi, usare la fantasia e, attraverso materiali di risulta, sassi e terra costruirsi almeno un trampolino... manufatto adattissimo a generare competizioni sportive di alto livello... che vanno dai tuffi alla ginnastica sino al pugilato. Per chi volesse cimetarsi in più ardue competizioni acquatiche è consigliato un altro luogo, anch'esso di antico uso e proveneinza, questa volta Celtica, che nell'antico linguaggio è denominato "Br-i-a" cioè "briglia"...Qui a differenza del Vul-ton..potevano accedere solo i nuotatori ed i tuffatori provetti, in quanto la sfida con "l'acqua selvaggia" richiedeva maggior esperrienza natatoria..... Può essere l'occasione di riavere due luoghi nautici?!

Con simpatia..storica


Pietro Gandini

17 Settembre 2007
Piscina a Binasco
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Ritengo che la realizzazione di una piscina non possa prescindere, oggi, dall'intervento privato. La formula che va per la maggiore è quella del project finance: in poche parole il privato costruisce l'opera pubblica e rientra dal proprio investimento con gli utili di gestione. Pensare di utilizzare dei BOC per finanziare una piscina è, a mio avviso, abbastanza azzardato. Gestire un impianto natatorio non è cosa semplice, occorre essere dei professionisti qualificati. Lunga è la lista degli impianti che producono perdite anzichè utili. Una "corsia" costa dai 10 ai 15 eur per ora di apertura. Difficile pensare che una gestione pubblica possa essere competente e virtuosa.
Il problema non è reperire i finanziamenti (bancari ordinari, istituto per il credito sportivo, agevolazioni e bandi vari....), ma garantirne la restituzione (a maggior ragione per i BOC) con una gestione che deve essere qualificata e con un impianto che sin dalla progettazione deve rispondere a precise esigenze di bilancio.
Ovviamente un impianto pubblico può anche permettersi di agire in perdita per esigenze di welfare, ma questa è un'altra questione e, soprattutto, non permette di rimborsare i debiti.

Riccardo Benvegnù

17 Settembre 2007
Piscina a Binasco
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Ho letto del rammarico della signora Gisella Cremonesi per la mancanza della piscina. Mancanza che si potrebbe estendere a parecchio altro in questo paese, per i bambini ma non solo. Sarebbe molto facile aprire polemiche su questi argomenti, ma vorrei limitarmi ad un contributo costruttivo.
In comuni come il nostro, le casse sono cronicamente a secco, perciò, per fare opere pubbliche tocca attingere agli oneri di urbanizzazione. Ovvero, svendere territorio per edificare al fine di incassare. Oppure, come spesso si fa a Binasco, far realizzare opere pubbliche a scomputo oneri, cosa che nella maggior parte dei casi favorisce il costruttore.
Purtroppo Binasco ha ormai quasi completamente fagocitato i suoi 3,8 Kmq, e il giochino non sarà replicabile per molto. La legge però mette a dsposizione un'altra possibilità: l'azionariato popolare, i cosiddetti Bot Comunali. Lo strumento va usato con le pinze (i soldi vanno poi restituiti) e sarebbe folle utilizzarlo per opere senza un ritorno economico, ma in casi come questo sembrerebbe tagliato ad hoc. Infatti, una piscina crea sicuramente introiti che possono contribuire notevolmente alla restituzione del debito. Si tratta di una scelta a mio avviso intelligente, che permette di non incidere sugli oneri di urbanizzazione, lasciandoli disponibili interamente per opere di primaria importanza.
A meno che, non si voglia aspettare che il solito "soggetto privato" (magari amico di quelli che comandano), investa. Magari nel rispetto di un futuro "Progetto Comunale di Qualificazione delle Attrezzature per lo Sport ed il Tempo libero" con incentivi sotto forma di deroga ai limiti delle volumetrie edilizie" e col quale successivamente stipulare convenzioni.
Ma questa è un altra storia.


Cordialità

Gianfranco Salvemini







17 Settembre 2007
La Casta
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Un amico m'ha prestato il libro di Sergio Rizzo e Gianantonio Stella, ho avuto lo stomaco di leggerlo fino all'ultima pagina. Ho provato tutto lo schifo e la vergogna di essere Italiano.
Ne regalo un assaggio ai naviganti che non l'avessero ancora letto, citando quanto scritto in sovracopertina:


.... Aerei di stato che volano 37 ore al giorno, pronti al decollo per portare Sua Eccellenza anche a una festa a Parigi. Palazzi parlamentari presi in affitto a peso d'oro da scuderie di cavalli. Finanziamenti pubblici quadruplicati rispetto a quando furono aboliti dal referendum. "Rimborsi" elettorali 180 volte più alti delle spese sostenute. Organici di presidenza nelle regioni più "virtuose" moltiplicati per tredici volte in venti anni. Spese di rappresentanza dei governatori fino a dodici volte più alte di quelle del presidente della Repubblica tedesco. Province che continuano ad aumentare nonostante da decenni siano considerate inutili. Indennità impazzite al punto che il sindaco di un paese aostano di 91 abitanti può guadagnare quanto un collega di una città di 249mila. Candidati "trombati" consolati con 5 buste paga. Presidenti di circoscrizione con l'autoblu.
La denuncia di come una certa politica, o meglio la sua caricatura obesa e ingorda, sia diventata un'oligarchia ed abbia allagato l'intera società italiana. Storie stupefacenti, numeri da bancarotta, aneddoti spassosi nel reportage di due grandi giornalisti. Un dossier impressionante, ricchissimo di notizie inedite e ustionanti. Che dovrebbe spingere la classe dirigente a dire: basta....


Il marcio riguarda tutta la classe politica, da destra a sinistra, compresi i moralizzatori a parole, subito allineati appena preso possesso della cadrega. Il rigore giornalistico dell'inchiesta, basata su bilanci pubblici e sentenze delle corti di giustizia, mette al riparo gli autori da facili accuse di qualunquismo e dimostra che il "tutti ladri allo stesso modo" dei detti popolari è molto vicino al vero. Grazie a Dio quel "tutti" ha diverse eccezioni, fatte di politici che fanno ancora onestamente il loro lavoro, ma la dimensione del fenomeno è veramente insopportabile.
E poi ci vengono a raccontare che dobbiamo fare sacrifici per sanare il debito pubblico. Il primo che mi viene a dire che gli elettori con l'arma del voto possono cambiare le cose lo sbrano!!!
Ad evitare qualsiasi rischio residuo, la Casta ha pensato bene di abolire anche il voto di preferenza nelle elezioni nazionali, mentre nelle Comunali, dove permane, viene spesso snobbato. Si veda nelle recenti di Binasco la vicenda dell'Arch. Mario Vecchi. È stata esemplare!
E pensare che qualcuno ha ancora il coraggio di sostenere che chi non vota non può campare diritti. Altro che astensione, è già tanto se non siamo alle rivolte Manzoniane.


Beppe Grillo for President!!!!


Alla nostra classe politica e ai loro estimatori "V day ".




--

Gianfranco Salvemini





17 Settembre 2007
Piscina a Binasco
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Figurati cara Gisella, che sino al 6 settembre 2003 il nostro ridente Comune non aveva nemmeno una palestra agibile per il basket e la pallavolo..... 2003 !!!! non 1963!!!!!!!!

Riccardo Benvegnù

17 Settembre 2007
Piscina a Binasco
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Sono una mamma di Binasco che vorrebbe tanto mandare i suoi figli in piscina in settimana dopo la scuola, non lontano da dove abitiamo (Lacchiarella?) o meglio in Binasco e con qualche agevolazione da parte del Comune, ma...ma... perchè non esiste una piscina a Binasco? perchè esiste una sola convenzione con Motta Visconti che non è vicina? sappiamo bene (purtroppo) che il Comune continua a lamentarsi di non avere soldi! ma per chi non è disposto a stringere la cinghia e a fare i suoi investimenti? per i suoi bambini, per i suoi ragazzi, per i suoi futuri adulti! non è disposta a costruire un futuro per loro, eppure basterebbe cosi' poco...un pullman piccolino, magari lo stesso usato per la scuolabus oppure quello usato come navetta per gli anziani ....forse i bambini contano poco in questo paese , perfortuna accade solo qui!

Gisella Cremonesi


14 Settembre 2007
I Palasion...
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Gugliemo Marconi..invento il telegrafo..prima da 5 Km...poi da 20 ..poi oltre mare....questo Marconi non lo fermerà nessuno..ve lo dico io....
Infatti arrivò a Binasco e, sulla strada vecchia per Pasturago..investì i soldi ricavati dai diritti d'autore sul telegrafo..costruendo 4 o 5 "palasion"..concedendo la gestione, per motivi d'età, alla società pubblica "aler"......
Il tempo è passato e i "palasion" sono state affiancati da nuove costruzioni.
Ma, se si deve consigliare un acquisto, direi che le prime strutture, benchè costruite con intento architettonico da vecchia "era industriale", per la serietà professionale e di mano d'opera con cui sono state innalzate, anche se considerate obsolete, sono più solide e sicure nel tempo di quelle costruite con le più moderne indicazioni architettoniche elevate con il cosi detto metodo dello "sputo"........


Pietro Gandini

14 Settembre 2007
Case popolari?
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Io non sottovaluterei che per tutta la vita dovrà, dettando l'indirizzo, precisare "Marcone con la E, Marconi con la I".....

Simpaticamente...benvenuto nella nostra community

Riccardo Benvegnù

14 Settembre 2007
Case popolari?
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Egregio sig. Marcone, con picere La informo sperando di poterLa aiutare, che il complesso delle palazzine sito al numero 29 di via Marconi, qui a Binasco, é costituito da ex alloggi popolari, riscattati alcuni anni orsono dagli inquilini, parte dei quali trascorsi gli anni contrattuali che ne impedivano la rivendita, in quanto acquistati a prezzi estremamente vantaggiosi, stanno ora cercando di rivenderli.
Un mio conoscente nel lontano inverno del 2004, pensò di trasferirsi in questo ridente e ameno paese, si rivolse ad una nota Agenzia Immobiliare di Binasco, ubicata in via Matteotti, la quale gli fece visionare diverse unità immobiliari, tra cui una inserita nel complesso immobiliare di via MARCONI al 29, naturalmente tacendo sulla proprietà originaria del complesso stesso.
Alla fine trovò la soluzione ideale attraverso un'altra Agenzia.
Qualche tempo dopo, mi raccontò di aver scoperto che gli era sto proposto, tra le varie abitazioni un alloggio ex popolare, uno di quelli in via Marconi, al civico 29.

Auguri per un giusto acquisto.

Carlo Ripa



14 Settembre 2007
Case popolari?
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Sig. Alessandro Marcone, se Lei si riferisce alle case in via Marconi (Quartiere Aler) Le confermo che sono case ERP (Edilizia Residenziale Pubblica ex IACP). Molto probabilmente case aquistate e/o riscattate dall'ALER. Attenzione, però, nel verificare direttamente, magari rivolgendosi all'ALER, la posizione contrattuale dell'alloggio in questione.
Saluti

Pino Vella

13 Settembre 2007
Case popolari?
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Mi chiamo Alessandro Marcone abito da un anno e mezzo a Binasco, sto pensando di acquistare un appartamento che si trova in via Marconi, ovviamente a Binasco, la domanda che vorrei fare a qualcuno che ne sa più di quanto io sono riuscito ad informarmi è: le case di via Marconi sono popolari??
Posso comprare con tranquillità?? Forse sono state case popolari ed ora sono private??
Grazie mille e spero che possiate aiutarmi.

Alessandro Marcone


11 Settembre 2007
Loreto
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Cinquecentomila giovani hanno ascoltato il Papa a Loreto. Ratzi ha dato loro due consegne fondamentali:
• Non perseguite l'avere, ma l'essere.
• Proteggete e curate l'ambiente.
Querste frasi, anni fa, avrebbero bollato chi le pronunciava come estremista nemico del progresso. Oggi, semplicemente il Papa ricorda a tutti verità evangeliche spesso messe in secondo piano:
• L'ambiente NON è dell'uomo, gli è solo stato affidato (vedi Genesi). L'umanità deve averne cura e un giorno dovrà renderne conto al grande Capo.
• Tra avere o essere, il vangelo raccomanda di pensare primariamente ai tesori dell'anima (essere).
Debbo dire che ho trovato entusiasmante il richiamo Papale. Purtroppo però (come sempre), i media te la buttano li senza dare spazio alle riflessioni, mentre invece
le raccomandazioni di Ratzi suscitano parecchi interrogativi che meritano di essere approfonditi. Ne lancio qualcuno.
• Protezione dell'ambiente e accumulo di beni materiali (avere) fanno a cazzotti.
Come sappiamo, la legge dell'entropia o terzo principio della termodinamica (se ricordo male bacchettatemi) ci insegna che in natura nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma. Ovvero: Un albero può essere trasformato in blocchi di legno - il legno può essere bruciato e trasformato in energia termica - l'energia termica può far muovere macchinari. Alla fine del processo resta il risultato delle trasformazioni (le ceneri). Purtroppo non è possibile il percorso inverso, cioè dalle ceneri tornare all'albero (l'ho detto un po' con la zappa ma sostanzialmente è così).
Dalla cacciata dal Paradiso terrestre in poi, l'uomo, per due fondamentali necessità: la sopravvivenza alle avversità naturali e la diminuzione della fatica, ha interagito con l'ambiente usandolo come risorsa inesauribile, prelevando a man bassa e quattro ganasce (filosofia dell'avere). Con l'avvento della civiltà industriale, il depauperamento ha raggiunto livelli insostenibili. Tutto ciò che facciamo è "troppo". L'ambiente non regge più al continuo processo di trasformazione e le anomalie climatiche dovute all'effetto serra sono un segnale di non ritorno col quale bisogna inderogabilmente fare i conti. Tutti sembrano essere d'accordo.
Se così è, non si può sfuggire ad altre riflessioni implicite nelle raccomandazioni di Ratzi. Ovvero: come si possono coniugare tutela dell'ambiente ed esigenze della civiltà industriale, della quale, libero mercato e ipercompetitività sono le parole d'ordine? Detto in altro modo, valori esponenziali di produzione (il famigerato PIL) con conseguente crescita esponenziale dei rifiuti (la trasformazione) sono conciliabili con la rigida biologia dell'ambiente e le leggi della termodinamica?
Se la crescita continuerà ad essere esponenziale NO.
Anche le migliori politiche di gestione delle risorse e riciclaggio delle materie prime/seconde non potranno reggere.
Il problema diventa politico. Quale è il livello massimo del cosiddetto "sviluppo sostenibile" sopportabile dal pianeta? Chi o che cosa potrà stabilirlo? Quali ragioni l'occidente, maestro di spreco, massimo esponente della filosofia della crescita illimitata, potrà porre ai paesi emergenti per limitarne lo sviluppo? Chi lo andrà a raccontare a due miliardi di Cinesi e ad un miliardo di Indiani che ancora fanno qualche conto con la fame, che per salvare il futuro del mondo non potranno avere un automobile a testa, quando noi, per quasi un secolo, abbiamo fatto anche il bagno nel latte di gallina?
Dubito che la politica possa farcela. Più probabile lo scatenarsi di continue guerre per la conquista delle risorse.
• Abbandonare la strada dell'avere in luogo dell'essere può salvare il pianeta.
Il quadro non è roseo, ma il richiamo di Ratzi contiene una strada per uscirne: Se ogni volta che sentiremo la necessità fare un acquisto ci chiederemo se serve veramente alla crescita del proprio essere o soddisfa solamente un bisogno velleitario, forse cominceremo a prendere coscienza che le cose essenziali sono molto meno di quante ci vogliono far credere. Ho già un'automobile, i media e il mercato vogliono dimostrarmi che non posso vivere se non ne ho almeno altre quattro. È veramente così? Lo scopo della vita è di avere tutti tre ville al mare e quattro in montagna? Possiamo pensare di mangiare per dieci pur avendo uno stomaco solo?
Ho due orecchie e dieci telefonini, già il mercato ne propone uno nuovo. Butto i vecchi (rifiuto, entropia) e contribuisco alla rovina del pianeta o mando a farsi friggere telefonini produttori e pubblicitari?
Di esempi se ne potrebbero fare molti, ma tutti portano ad una conclusione: l'unico modo per salvaguardare l'ambiente consiste nel darsi una grossa regolata. Come? Innanzitutto attraverso una maggiore giustizia nella ridistribuzione mondiale delle risorse, poi sostituendo la filosofia della crescita illimitata con l'adozione della filosofia dello sviluppo sostenibile. Ma ciò sarà possibile solo attraverso una presa di coscienza individuale, perché dubito che politica economica e industria siano seriamente intenzionate a mettersi in discussione, anche se dovrebbero farlo, perché morto l'ambiente saranno finite anche loro.
Ai giovani cattolici il Papa ha lanciato una bella sfida. Speriamo sappiano giocarsela bene, perché in materia di avere o essere e di salvaguardia ambientale, la nostra generazione ha proprio perso.


saluti

Gianfranco Salvemini



11 Settembre 2007
Questo solo bramire
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David Maria Turoldo

Altri, sì, altri
scavalchino la siepe, altri

godano il dolce naufragio
nell’infinito mare

a me questo solo
bramire di cerva

tra
le petraie.


Pietro Gandini

10 Settembre 2007
Sanjahna
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Grazie Mario per le info.
A me fanno molto piacere queste notizie.
E' comunque una bambina malata ma sapere che la si potrà curare è già consolante.
Nonostante tutto, ogni tanto gira qualcosa per il verso giusto in questo mondo.

saluti
Roberto Gerli


10 Settembre 2007
Il tempo e l'oblio
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Angelo Maria Ripellino


Su questo magico violino verde
vorrei ancora sonare, se le mani
non brancolassero.
Quanti propositi vani,
che sicumera farnètica e buffa
e che sussulti di passero.
Indosserò tuttavia il vecchio frac,
che sa di muffa,
chiamerò la mia claque,
perché coi suoi applausi nasconda
le stecche e le stonature.
O vita confusionale,
o barcollante baraonda
di piatti e alloppiati fantasmi,
di angeli falsi, o imposture
da Puvis de Chavannes.
Ma voi, claquers, ditemi immantinente
se resterà almeno un filo
dei miei concerti o se, tranne
la spuma dei vostri entusiasmi,
di fatto non c’era niente.
Sonerò ancora lo splendido violino verde,
finché le mani ce la faranno.
Sento però che la mia destrezza si perde
e crescono il disinganno e l’affanno.
Ma voi, claquers, assicuratemi
che di me durerà almeno un rigo,
che delle mie sconsolate sonate
qualcosa resterà vivo.


Pietro Gandini




10 Settembre 2007
Sanjahna
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Sanjahna la bimba cardiopatica debilitata e gravemente a rischio, come precedentemente annunciato, si è rimessa molto bene e il 18 settembre sarà ricoverata per sistemare la patologia cardiaca con due possibili soluzioni, la prima è il tentativo di aprire la valvola con un intervento non invasivo, proveranno con una apposita sonda, altrimenti opereranno chirurgicamente per la sostituzione della valvola (I medici non me ne vogliano per la grossolanità dei termini e delle spiegazioni) ma quello che conta è la bimba può davvero guardare avanti.
Grazie per tutti quelli che hanno aiutato e si sono interessati e ci "risentiremo" dopo l'esito dell'operazione.

Questa bella notizia l'ho avuta questa mattina durante la conversazione telefonica con Sorella Lella in Nepal

Mario Manzolini

27 Agosto 2007
Grazie
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Umberto era mio cugino di secondo grado. Non riesco a dire altro.
Grazie Pietro per la bella poesia che gli hai dedicato.


Gianfranco Salvemini





27 Agosto 2007
Ad un amico
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Tu che conosci l'antica pazienza
di sciogliere ogni nodo della corda
e allevi un pioppo zingaro venuto
a crescere nel coccio dei garofani,
lascia ch'io senta in te, come la sorda
nenia del mare dentro la conchiglia,
la voce della casa che il perduto
tempo, ha ridotto in cenere.........

....... Raccogli ancora e sempre il pigolame
nido abbattuto dal vento di marzo
e ripara le falle della ciglia.
Nessuno è senza casa se l'attende
a sera la tua voce di conchiglia.

ad un amico...discreto e tacituno
che parlava e sorrideva al mondo
attraverso la dolcezza del suo sguardo
e la semplicità di pochi gesti.

CIAO! UMBERTO


Pietro Gandini

27 Agosto 2007
Epilogo
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Vita, - una ferita nell'inesistenza.

29 luglio 1968

"Ghiannis Ritsos"


...a proposito le Cicogne sono migrate....verso Est;
almeno io le ho viste partire verso il sorgere del sole.

Forse anche loro carovanano verso la nuova frontiera
..del benessere?


Pietro Gandini

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