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11 Settembre 2007
Loreto
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Cinquecentomila giovani hanno ascoltato il Papa a Loreto. Ratzi ha dato loro due consegne fondamentali:
• Non perseguite l'avere, ma l'essere.
• Proteggete e curate l'ambiente.
Querste frasi, anni fa, avrebbero bollato chi le pronunciava come estremista nemico del progresso. Oggi, semplicemente il Papa ricorda a tutti verità evangeliche spesso messe in secondo piano:
• L'ambiente NON è dell'uomo, gli è solo stato affidato (vedi Genesi). L'umanità deve averne cura e un giorno dovrà renderne conto al grande Capo.
• Tra avere o essere, il vangelo raccomanda di pensare primariamente ai tesori dell'anima (essere).
Debbo dire che ho trovato entusiasmante il richiamo Papale. Purtroppo però (come sempre), i media te la buttano li senza dare spazio alle riflessioni, mentre invece
le raccomandazioni di Ratzi suscitano parecchi interrogativi che meritano di essere approfonditi. Ne lancio qualcuno.
• Protezione dell'ambiente e accumulo di beni materiali (avere) fanno a cazzotti.
Come sappiamo, la legge dell'entropia o terzo principio della termodinamica (se ricordo male bacchettatemi) ci insegna che in natura nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma. Ovvero: Un albero può essere trasformato in blocchi di legno - il legno può essere bruciato e trasformato in energia termica - l'energia termica può far muovere macchinari. Alla fine del processo resta il risultato delle trasformazioni (le ceneri). Purtroppo non è possibile il percorso inverso, cioè dalle ceneri tornare all'albero (l'ho detto un po' con la zappa ma sostanzialmente è così).
Dalla cacciata dal Paradiso terrestre in poi, l'uomo, per due fondamentali necessità: la sopravvivenza alle avversità naturali e la diminuzione della fatica, ha interagito con l'ambiente usandolo come risorsa inesauribile, prelevando a man bassa e quattro ganasce (filosofia dell'avere). Con l'avvento della civiltà industriale, il depauperamento ha raggiunto livelli insostenibili. Tutto ciò che facciamo è "troppo". L'ambiente non regge più al continuo processo di trasformazione e le anomalie climatiche dovute all'effetto serra sono un segnale di non ritorno col quale bisogna inderogabilmente fare i conti. Tutti sembrano essere d'accordo.
Se così è, non si può sfuggire ad altre riflessioni implicite nelle raccomandazioni di Ratzi. Ovvero: come si possono coniugare tutela dell'ambiente ed esigenze della civiltà industriale, della quale, libero mercato e ipercompetitività sono le parole d'ordine? Detto in altro modo, valori esponenziali di produzione (il famigerato PIL) con conseguente crescita esponenziale dei rifiuti (la trasformazione) sono conciliabili con la rigida biologia dell'ambiente e le leggi della termodinamica?
Se la crescita continuerà ad essere esponenziale NO.
Anche le migliori politiche di gestione delle risorse e riciclaggio delle materie prime/seconde non potranno reggere.
Il problema diventa politico. Quale è il livello massimo del cosiddetto "sviluppo sostenibile" sopportabile dal pianeta? Chi o che cosa potrà stabilirlo? Quali ragioni l'occidente, maestro di spreco, massimo esponente della filosofia della crescita illimitata, potrà porre ai paesi emergenti per limitarne lo sviluppo? Chi lo andrà a raccontare a due miliardi di Cinesi e ad un miliardo di Indiani che ancora fanno qualche conto con la fame, che per salvare il futuro del mondo non potranno avere un automobile a testa, quando noi, per quasi un secolo, abbiamo fatto anche il bagno nel latte di gallina?
Dubito che la politica possa farcela. Più probabile lo scatenarsi di continue guerre per la conquista delle risorse.
• Abbandonare la strada dell'avere in luogo dell'essere può salvare il pianeta.
Il quadro non è roseo, ma il richiamo di Ratzi contiene una strada per uscirne: Se ogni volta che sentiremo la necessità fare un acquisto ci chiederemo se serve veramente alla crescita del proprio essere o soddisfa solamente un bisogno velleitario, forse cominceremo a prendere coscienza che le cose essenziali sono molto meno di quante ci vogliono far credere. Ho già un'automobile, i media e il mercato vogliono dimostrarmi che non posso vivere se non ne ho almeno altre quattro. È veramente così? Lo scopo della vita è di avere tutti tre ville al mare e quattro in montagna? Possiamo pensare di mangiare per dieci pur avendo uno stomaco solo?
Ho due orecchie e dieci telefonini, già il mercato ne propone uno nuovo. Butto i vecchi (rifiuto, entropia) e contribuisco alla rovina del pianeta o mando a farsi friggere telefonini produttori e pubblicitari?
Di esempi se ne potrebbero fare molti, ma tutti portano ad una conclusione: l'unico modo per salvaguardare l'ambiente consiste nel darsi una grossa regolata. Come? Innanzitutto attraverso una maggiore giustizia nella ridistribuzione mondiale delle risorse, poi sostituendo la filosofia della crescita illimitata con l'adozione della filosofia dello sviluppo sostenibile. Ma ciò sarà possibile solo attraverso una presa di coscienza individuale, perché dubito che politica economica e industria siano seriamente intenzionate a mettersi in discussione, anche se dovrebbero farlo, perché morto l'ambiente saranno finite anche loro.
Ai giovani cattolici il Papa ha lanciato una bella sfida. Speriamo sappiano giocarsela bene, perché in materia di avere o essere e di salvaguardia ambientale, la nostra generazione ha proprio perso.


saluti

Gianfranco Salvemini



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