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| |  | | Senza respiro Commenta Vedi solo questo argomento
Solo per un attimo
bussando
al tuo cuore
chiamo a raccolta
tutte le parole
che riesco a trovare
sul ciglio della strada.
Tutte le parole
ciottoli levigati
sotto le nostre lingue.
Li lascio cadere
lungo il cammino
per ritrovare la strada
che mi riporta a casa.
Erika Burkart
Pietro Gandini
| |  |  | | | |  | | Proibito parlare Commenta Vedi solo questo argomento
Condivido il pensiero di Anna Plitkovskaja, che purtroppo non riguarda solo quanto succede nell'ex unione sovietica. Purtroppo riguarda anche paesi a grande tradizione democratica come l'Italia, dove per fortuna non ti uccidono ma comunque ti impediscono di comunicare e di lavorare.
I piccoli grandi casi Biagi sono stati esemplari.
Cordialità
Gianfranco Salvemini
P.S.: Non ho letto l'articolo di Daniela Fabbri sulla rappresentazione teatrale degli Zeri e degli Specchi di Venerdì scorso, ma ho visto lo spettacolo. L'ho trovato di livello eccellente come al solito. Tutti bravi. In particolare ho trovato eccezionale il monologo finale di Fausta, che ha rivelato qualità di espressione drammatica che non avevo ancora avuto modo di apprezzare a fondo e che mi auguro continui a coltivare in futuro.
Unica pecca il luogo (sala consigliare Comunale) che non è adatto per le rappresentazioni teatrali. Da seduti buona parte della platea non riesce a vedere lo svolgersi delle scene.
| |  |  | | | |  | | Condivido al 100% Commenta Vedi solo questo argomento
Condivido al 100%
Anna Plitkovskaja nel suo libro " Proibito parlare"
"In questo periodo nel nostro paese si riscontra un raro fenomeno di stupidità irresponsabile: centinaia di persone ne costringono altre ad accumulare odio,tanto da rendere il futuro di tutti totalmente incerto."
Saluti.
Walter Pellegrin | |  |  | | | |  | | Il cuore dell'uomo Commenta Vedi solo questo argomento
Disse Giovanni Paolo II ad Erice a diecimila scienziati:
“Come al tempo delle lance e delle spade,così anche oggi, nell’era dei missili, a uccidere, prima delle armi è il cuore dell’uomo”
Gli hanno sparato per ucciderlo
Scrive Anna Politkovskaja nel suo libro “Proibito parlare”:
“In questo periodo nel nostro paese si riscontra un raro fenomeno di stupidità irresponsabile: centinaia di persone ne costringono altre ad accumulare scorte di odio, tanto da rendere il futuro di tutti totalmente incerto”
Le hanno sparato e l’hanno uccisa.
Aldo Oliveri
| |  |  | | | |  | | Un bell'articolo Commenta Vedi solo questo argomento
Come simpatizzante dei gruppi teatrali "Gli specchi" & "Zerodeltotale", mi congratulo con Daniela Fabbri e la ringrazio per il bell'articolo apparso sulla Provincia Pavese e riguardante lo spettaccolo tenutosi venerdì scorso presso il Castello......Non è facile al giorno d'oggi poter leggere articoli giornalistici scritti "bene" con contenuti equilibrati, comprensibili e di spessore. Non dico questo perchè sono amico della Daniela, lei sà benissimo che non amo i giornalisti moderni.. anzi sono ipercritico nei loro confronti... ma quando un artico è scritto bene ..è scritto bene... grazie Daniela.
Pietro Gandini | |  |  | | | |  | | Dialogo o ascolto? Commenta Vedi solo questo argomento
Dialogo o ascolto?
O più semplicemente ...
uno sguardo dal ponte?
E' bello.. fantasioso
e facile, guardare dal ponte..
o stare alla finestra.............
Qui,
di finestre..e specchi surreali
ve ne sono a centinaia.........
Lo spettacolo, molte volte
non è piacevole
altre volte stizzoso..........
Il più delle volte, noioso.
Chi vuole arrabiarsi ......
o non addormetarsi......
Può, infilare liberamente su queste pagine,
un "Contributo" .. anche ispirato dai Pink Floyd....
Nella ragionevolezza di pensiero, non si è mai mostrato
alcun vincolo o censura....
Così almeno possiamo alleggerire le vecchie mura de' "I Portici" dai pesanti
momenti di abulia e solitudine....
anche perchè il Gianfranco, sebbene mostri ancora grande
vitalità, ha anche lui i suoi anni!
con affetto...
Pietro Gandini | |  |  | | | |  | | Fin che la barca non va...a fondo Commenta Vedi solo questo argomento
La situazione è quello che è: Preoccupante. Anch'io non voglio entrare nel merito delle responsabilità politiche che pure ci sono, sono gravi e imputabili in misura maggiore o minore anche ai politici, mi interessa di più analizzare le responsabilità dell'economia, ovvero il sistema delle produzioni/consumo, e il sistema delle comunicazioni partendo da Fromm.
Fromm nel suo "Avere o Essere" descrive in modo perfetto le differenze fra due archetipi: L'uomo della civiltà dell'AVERE e l'uomo della civiltà dell'ESSERE.
L'uomo della civiltà dell'avere, aspira costantemente ad accumulare beni materiali a prescindere dall'effettivo bisogno fisico o spirituale, pena il sentirsi irrealizzato e disadattato. Ciò che più lo interessa è il possesso per il possesso.
L'uomo della civiltà dell'essere non tende all'accumulo di beni materiali e al consumo fine a se stesso, egli è interessato a disporre di quei beni che contribuiscono alla sua sopravvivenza e all'evoluzione del suo ESSERE in quanto tale (corpo e anima). Il possesso per il possesso non lo interessa.
Uno dei grandi meriti della civiltà industriale che stiamo vivendo, è quello di aver messo a disposizione beni materiali in grande quantità a fasce sempre più grandi di popolazione. Nella storia non si era mai verificato niente di simile, tutte le conquiste e i progressi dell'umanità avvenuti nel secolo scorso si devono anche e soprattutto alla civiltà industriale.
Purtroppo però, per far funzionare il giocattolo, è vitale per il sistema produrre beni in quantità esponenziali da distribuire al minor costo possibile, al fine di raggiungere fasce di mercato sempre più ampie e incrementare costantemente i guadagni. Per ottenere questo risultato si fa ricorso all'ottimizzazione dei costi e alla competitività, che vuol dire spremere al massimo uomini e popoli in termini di fatica/lavoro e razzia delle materie prime. Altra condizione indispensabile alla sopravvivenza del giocattolo, consiste nel disporre di uomini/consumatori dediti alla filosofia dell'AVERE.
Per fare ciò un sistema di informazione studiato per suscitare costantemente nuovi desideri (pubblicità e persuasione occulta) e che faccia sentire una cacca chi non ha un LCD nel cesso (per dirla con
Walter) o dieci telefonini, o il tutto griffato ecc. e che tende a nascondere modelli di vita alternativi, può garantire e garantisce risultati eccellenti (lo disse anche Marshall Mc Luan).
In certe condizioni però il giocattolo mette in crisi se stesso. È quello che sta succedendo adesso. Popoli usati per almeno un secolo in termini di forza lavoro e sfruttamento delle materie prime da parte della civiltà occidentale, stanno a loro volta diventando protagonisti su scala mondiale con il loro "giocattolo" estremamente più competitivo del nostro in termini di efficienza e basso costo. Si chiudono quindi le possibilità di conquistare fasce di mercato sempre più ampie sulle quali scaricare le produzioni occidentali e la comunicazione/persuasione ha sempre più difficoltà a suscitare la propensione al consumo, di per sé già messa in crisi dalla scarsità di lavoro e di reddito.
Visto dal punto di vista dell'economia (così come la intendiamo oggi), è un bel casino. Un bel casino anche per chi come noi, cresciuto nella filosofia dell'avere, deve cominciare a rinunciare a qualche cosa. Io penso che sia giunto il momento di mettere seriamente in discussione questo sistema economico, partendo da una semplice riflessione sui due modelli di civiltà analizzati da Fromm e ricordati anche da Papa Ratzi durante il suo discorso a Loreto ai
giovani:
"Abbandonare l'avere e perseguire l'essere".
Proviamo a domandarci: Ci serve veramente tutto quanto ci viene proposto in termini di beni di consumo? Quanto ci viene proposto serve veramente alla nostra crescita fisica, intellettuale e spirituale, o serve solamente per soddisfare la nostra brama di possesso per il possesso? È giusto anelare alla "proprietà" di un bene oppure è meglio cercare di "disporre" di un bene per quel che deve servire e non per quello che può significare? (prestigio, simbolo di stato e stupidaggini simili).
Forse, ponendoci interrogativi di questo tipo, ci accorgeremo che molto, forse troppo di ciò che ci viene proposto è superfluo e se ne può fare a meno, e forse cominceremo a manifestare altre esigenze con le quali anche l'economia e il sistema di produzione dovranno fare i conti.
Non dobbiamo dimenticarci che in ultima analisi gli attori dell'economia e del mercato siamo noi. Se veramente lo vogliamo, con le nostre scelte le cose possono cambiare.
Detto con la zappa e senza essere un esperto.
Gianfranco Salvemini
| |  |  | | | |  | | Questa sera Commenta Vedi solo questo argomento
ore 21.30, Castello Visconteo, Sala Consigliare...
uno specchio...angolo "opposto" all'unica e semplice realtà conosciuta..
riflette o cerca di riflettere ciò che è all'interno di vite simili alle nostre....
o altre, che invece sono diverse....
Pietro Gandini | |  |  | | | |  | | Fin che la barca va Commenta Vedi solo questo argomento
Esterno altre considerazioni.
Dopo quelle sui ragazzi mi preoccupa la situazione economica attuale.
Si sente in giro che le cose non vanno bene,girano pochi soldi.
Come mai?
La situazione sventagliata anche dai Tg è veramente preoccupante.
Ogni sera sentiamo che aumenta tutto e francamente cresce anche il nervosismo.
Probabilmente la colpa è del governo precedente e di quello attuale.
Quello precedente ci ha spronato a investire aprendo mutui.
Comprare di tutto anche il superfluo.
A tal punto che se non hai un LCD nel cesso non sei nessuno.
Se vai in giro e non sei firmato non sei nessuno.
Spronati ai facili acquisti con pagamenti rateali che partono dopo 6/7 mesi.Ma prima o poi li devi pagare.
30 paia di scarpe,Occhiali di ogni tipo,Orologi alla moda.
Diciamo la verità,ci siamo lasciati andare al consumismo sfrenato.
In casa SKY 50 euro al mese
Internet 20/30 euro al mese
telefonino 30/50 euro al mese
Totale 100/130 euro nel cesso.
Ci hanno messo nella rete ed ora da poveri pesci veniamo catturati.
La colpa non è di un governo o l'altro.
La grande colpa è nostra che trasmettiamo dati quotidianamente lasciando in giro le nostre tracce, vedi carte di credito,bancomat e così via.
Voi cosa ne pensate?
C'è un esperto che può darmi una spiegazione di come venirne fuori?
Possibilmente lasciando fuori la politica.
Saluti.
Walter Pellegrin
| |  |  | | | |  | | L'ingresso a teatro è gratuito Commenta Vedi solo questo argomento
L'ingresso a Teatro è gratuito... Venerdì 23 c.m. ore 21.30
e, in Sala Consigliare, gli Attori, nella loro prova, ispirandosi a frammenti di Harlod P. entreranno nell'azione teatrale attraverso un dialogo surreale di una telefonata assolutamente realistica, concedendosi alla necessità di recitare storie sull'umana esperienza......
Pietro Gandini | |  |  | | | |  | | Gli attori provano Commenta Vedi solo questo argomento
gli attori provano... al venerdì sera in sala consigliare
"..potrei farti vedere il mio album di fotografie.
Potresti trovarvi una faccia che ricordi la tua,
che ti ricordi quello che eri.
O facce di altri, nell'ombra, o profili di guance,
o mascelle, o nuche, o occhi neri sotto i capelli..."
Harold P.
Pietro Gandini | |  |  | | | |  | | Cosa stanno combinando i ragazzi? Commenta Vedi solo questo argomento
Stanno esagerando.
Sono giorni che mi faccio delle domande a cui non trovo risposte.
Dopo i fatti di Garlasco,Perugia,violenze fuori dallo stadio,ragazzi che riprendono con il cellulare la morte di una coetanea a Bologna.
Trasmissioni TV dove si fanno tirare addosso di tutto pur di apparire nel piccolo schermo.
Siamo veramente alla frutta.(andata a male)
Non c'è limite al peggio.
Non esiste più la vergogna,il senso di disagio che si prova dopo aver sbagliato.
Dove sono da ricercare le nostre colpe?
Cosa possiamo fare per porre rimedio?
Qualche risposta l'avrei,ma potrebbe sembrare drastica.
Vedi in giro ragazzi vuoti,trasposrtati dalla quotidianità,pronti a fare qualsiasi scemata.
Ho scritto queste frasi in uno dei tanti momenti a cui penso a queste cose.Non so se è una poesia o cosa.
Cresciuti senza sponde
Nella terra che non vi appartiene
Pagate gli errori
Di chi,volendo giocare da grande
grande non era
Terra di tutti
senza confini
Dove ogni azione
non è frutto dell'anima
Solo un destino nella terra
che ascolta il respiro dell'uomo
cercando lontano
cio che è dentro di se.
Saluti.
Walter Pellegrin | |  |  | | | |  | | Molti di più... Commenta Vedi solo questo argomento
In cerca di poesia e bellezza
Sempre in tema di riflessioni sul futuro del nuovo PD, propongo un altro stralcio dal libro "In cerca di una rosa bianca" di Paolo Giuntella
........L'uomo no può vivere una vita vera se non partecipando in qualche misura alla vita sovrumana dello spirito, o a quello che in lui è d'eterno. Ha disperatamente bisogno di poeti e poesie, in quanto tengono sollevati dalla triste occupazione e dalle norme dell'amministrazione e guida dell'anima razionale e testimoniano la libertà dello spirito - scrive il padre fondatore Jacques Maritain (La responsabilità dell'artista, Brescia 1973) -; la poesia è necessaria nella misura in cui è inutile e disimpegnata perché porta all'uomo una visione della realtà-oltre-la-realtà, un'esperienza del significato segreto delle cose, una oscura intuizione dell'universo della bellezza, senza cui l'uomo non potrebbe vivere nemmeno moralmente. Perché, come dice san Tommaso, nessuno può vivere a lungo senza diletto. Ecco perché, colui che è privato del diletto dello spirito va a quelli carnali. E santa Teresa soleva dire che anche per le contemplative, se non vi fosse stata la poesia, la vita non sarebbe stata tollerabile. Lasciate quindi l'artista alla sua arte: serve l'umanità meglio dell'ingegnere e del commerciante.
E l'altro padre fondatore, Emmanuel Mounier scrive "L'eccessiva importanza che il lavoro ha nella nostra esistenza, ci fa spesso dimenticare che anche la vita di poesia è un aspetto fondamentale della vita personale e dovrebbe far parte del nostro pane quotidiano. Trascendente e sublime nel senso proprio del termine, essa non può ridursi né alla ghiottoneria della sensibilità né all'altezza della vita; ma, quando è incorporata, non si riduce d'altra parte alla pura contemplazione dell'idea o della potenza creatrice dello spirito; essa è, su tutta l'estensione dell'esistenza, l'espressione sensibile dell'intima gratuità dell'esistenza; si compiace di sconcertare le visioni consuete, di colpire con un raggio di luce divina, di introdurre in regioni sublimi la commovente presenza di una percezione familiare. Come la scienza delle onde, essa ci avvicina a ciò che i nostri sensi e i nostri pensieri non possono cogliere direttamente, si sforza di accostare a noi l'infernale e il sovrumano" (Il personalismo, Roma 1964).
Se l'uomo non può vivere senza poesia, non può liberarsi ne liberare, perciò educare e convertirsi, pregare ed amare.
Anzi la contemplazione, la fruizione e la costruzione del bello sono entro le finalità per cui ci si batte per cambiare equilibri politici, per trasformare un modello di sviluppo fondato sulle lacrime e il sangue che a fatto versare il capitalismo, in un nuovo modello fondato sull'egualitarismo; giacché la lotta per la liberazione dell'uomo non è solo lotta per instaurare istituzioni e strutture di giustizia e di libertà formali. È lotta per liberare dallo sfruttamento e dall'oppressione che negano la libertà del gioco, della contemplazione, del gratuito, della musica e della poetica, della fraternità e della convivialità.
In questo senso, senza che per questo siano state "create", perché il loro fine era il raggiungimento della conoscenza attraverso il bello e il fantastico, le poesie di Ho Chi Minh, la prosa di Miguelangel Asturias o di Marquez, di Boll o di Green, di Tagore o di Silone, offrono un preciso documento, una precisa testimonianza ed indicazione politica. Ma proprio perché il lettore ne ricava la lezione dal "bello" e non dal "politico", cioè non dalla funzionalità real-socialista.
Il secondo punto è la valenza teologica della poesia. Giustamente Pietro Rossando ha scritto di recente: "Non si dà comunicazione senza bellezza, e la bellezza è intrigata con la teologia o meglio con l'oggetto della teologia. Dicendo comunicazione, non mi riferisco a quella astratta, scientifica, del "sapere" direbbe Kirkegard, ma alla comunicazione di tipo socratico, che non plagia l'altro ma lo libera e lo espande nel suo essere personale. Per questo Socrate paragonava il suo dialogare al lavoro della levatrice che aiuta a far nascere. Codesta comunicazione maieutica, per dirla ancora con le parole di Socrate nel Convito, può avvenire soltanto sulla base di quella "passione smisurata e violenta per la bellezza", di quel "desiderio di possesso eterno del bene" che è l'Amore, l'eros, latente germe nel cuore di ogni essere umano. Perché avvenga vera comunicazione è necessario che si desti l'eros e si attui un concepimento interiore. Ma chi desta l'eros nel profondo del cuore? Risponde Socrate: "Bellezza solo può liberare l'uomo da questa immensa doglia"; "Venendo infatti a contatto di bellezza e ad essa avicinandosi l'uomo dà alla luce e genera quei germi che facevano l'anima grave". È un linguaggio immaginoso e realistico, ma quanto vero per indicare la meccanica del comunicare profondo, liberante e letificante. Ne consegue che l'arte, di qualunque genere sia, poetica, architettonica, plastica, pittorica, filmica, poiché diretta a produrre bellezza diventa in virtù di essa il mezzo più vigoroso e universale di ogni comunicazione interpersonale. Mi sembra chiaro che non si dà vera comunicazione tra le persone senza la mediazione della bellezza".......
(Pubblicato nel 1981)
Viviamo in un mondo di bellezze apparenti, che ha sempre meno a che vedere con la bellezza dello spirito e la poesia descritte da Giuntella, un mondo dove la pessima estetica a preso il sopravvento sulla bellezza vera. Basta guardarsi intorno:
Urbanistica ed edilizia volgare dovuta alla speculazione ed all'incompetenza di addetti ai lavori senza cultura ne amore per il bello (basterebbe la chiesa di Casarile come esempio, ma anche Binasco non sfugge alla regola). Una moda che propone modelli esclusivamente consumistici, violenti e socialmente devastanti (si modelle sempre più anoressiche). Arti pittoriche e plastiche via via sostituite da pseudo artigianato da mercante in fiera. Cinema e televisione con scarsi contenuti via via sostituiti da Playstation e videogiochi violenti e alienanti. Comunicazioni interpersonali limitate al codice degli SMS. ecc.ecc.
Io penso che un nuovo soggetto politico che voglia dirsi tale, non può prescindere da un'attenta analisi dello stato di fatto, ed elaborare proposte finalizzate a fermare l'imbarbarimento progressivo e dilagante.
Rivendicare il diritto/dovere a poesia e bellezza è ineluttabile.
Saluti
Gianfranco Salvemini
| |  |  | | | |  | | Nella mia arte scontrosa o mestiere Commenta Vedi solo questo argomento
Praticata nel silenzio notturno
Quando soltanto la luna infuria
E gli amanti giacciono nel letto
Con tutti i loro affanni tra le braccia,
Io mi affatico a una luce che canta
Non per pane o ambizione
O per pavoneggiarmi e vender fascino
Sui palcoscenici d'avorio,
Ma per il comune salario
Del loro più intimo cuore.
Non per il superbo che s'apparta
Dalla luna che infuria io scrivo
Su queste pagine di spuma
Nè per i morti che torreggiano
Con i loro usignoli e i loro salmi,
Ma per gli amanti, per le loro braccia
Attorno alla angosce dei secoli,
Che non pagano lodi nè salario
E non si curano del mio mestiere o arte.
Dylan Thomas
Pietro Gandini | |  |  | | | |  | | In cerca di una rosa bianca Commenta Vedi solo questo argomento
Andavo alle scuole medie quando uccisero Moro, ero al liceo a vivere gli ultimi brandelli di forte presenza politica dei giovani, anche se purtroppo ricordo più manifestazioni contro le uccisioni barbare dei terroristi (da Tobagi a Alessandrini) che momenti di gioia partecipativa, in quel 1980 di cui parla il bellissimo brano proposto da Gianfranco. Però mi piacerebbe saperne di più, mi piacerebbe confrontarmi con chi ha vissuto quella stagione da un’altra postazione rispetto alla mia (di sinistra, non cattolica). Ci sono spunti di verità e riflessione profondi e attualissimi, che forse sarebbe utile ritirare fuori dai cassetti proprio in questo momento, proprio perché stiamo cercando di costruire qualcosa di nuovo e abbiamo bisogno di dargli radici forti. Mi piacerebbe, mi piacerebbe lasciare da parte per una volta le piccole beghe di cortile e provare davvero ad interrogarmi/ci su quello che da quella stagione di buono è scaturito. E di quello che potrebbe (dovrebbe, spero) scaturire anche da questa. Lo dobbiamo a noi stessi, ma soprattutto lo dobbiamo a quelli che sono i liceali di oggi, che di queste cose e di questi valori non sanno nulla
Daniela Fabbri
| |  |  | | | |  | | Il PD a Binasco Commenta Vedi solo questo argomento
Confermo l'iniziativa del Comitato promotore di Binasco per il Partito Democratico che si terrà presso il Centro Civico il giorno 28 Novembre alle ore 21.00
Nasce una nuova speranza, una nuova cultura della politica, una risposta concreta ai bisogni di questo nostro Paese. Nascono i protagonisti del domani.
Pino Vella | |  |  | | | |  | | PD...non più soli Commenta Vedi solo questo argomento
A Riccardo grazie, sono ben contenta, ed anche disponibile a partecipare all'organizzazione, da qualunque buona volontà venga. A Gianfranco grazie, anche per lo spessore e la profondità dell'apporto: non sono un "giovane Cattolico Popolare di Binasco", soprattutto non sono giovane e non sono Cattolica, ma ho trovato comunque interessante e stimolante. La battuta finale era semplicemente "statistica", riguardando all'indietro, e si riferiva alla potenzialità espressa da Gianfranco e Riccardo nel riaccendere temi di confronto a tutto campo, anche nei confronti dei più "restii". Dunque, un vero e sincero complimento. A volte se ne fanno, ed i più sinceri sono quelli gratuiti. Quindi nessun retropensiero, solo un riconoscimento.
Cristina Gallione | |  |  | | | |  | | Molti di più....in cerca di una rosa Bianca Commenta Vedi solo questo argomento
A proposito di, ritrovarsi, scambiare opinioni ecc. per il nuovo PD. Riporto, quale contributo alla riflessione (che auspico sia fatta in modo particolare dai giovani Cattolici Popolari di Binasco), Uno stralcio dal libro "In cerca di una rosa bianca" di Paolo Giuntella, edito dalla Locusta di Vicenza.
Paolo Giuntella, romano, cristiano e democratico (all'epoca trentacinquenne), era redattore della pagina culturale di un quotidiano. Il suo libro mostra un lato frettolosamente archiviato del sessantotto, in favore di una lettura fatta per lo più di negatività e luoghi comuni. Ne emerge chiara una stagione che fu anche ricca di fermenti, profondità di pensiero e speranze spesso frantumate dalla cosiddetta real-politik, con le conseguenze sociali e morali che ancora oggi viviamo.
In cerca di una rosa bianca
Si è chiuso irrimediabilmente il "maledetto decennio". Con la morte di Fromm, l'ultimo, il più semplice, il più diffuso dei nostri padri, l'epoca sembra chiudersi definitivamente. Dopo Marcuse e Dutschke e Ted Kennedey, il fantasma di Bob anch'egli un nome che evoca, sia pure con tanto meno vigore, la stagione irripetibile di Bob Dylan e di JoaN BAEZ, la nostra primavera, s'impantana definitivamente in Illinois. In Germania il comunista alternativo Rudolf Bahro è capolista del "partito verde", benedetto dal Wolf Biermann l'amico cantautore di Rudi. E Garaudy capeggerà le liste "verdi" in Francia. I nostri sogni, ma anche le nostre contraddizioni, finiscono in palude, irrimediabilmente. L'amore per un fenicottero sostituisce le assemblee del maggio. E gli ultimi "zaccagniniani" fanno le valigie. A due anni dalla morte di Moro, ad un mese dalla morte di Bachelet. E uccidono come Thomas Beckett Oscar Romero arcivescovo di San Salvador, mite ribelle senza odio, pretaccio di Dio fedelissimo in Cristo. L'avevo intervistato l'anno scorso. Un'altra porta chiusa.
C'è radicale sapore biblico in questo svuotamento. Denudati di fronte al Signore. Una quaresima di totalità. Mi ha chiesto tutto. Ci sono momenti nella storia di una persona, ma anche nella storia di una comunità, di un popolo in cui Dio chiede tutto, impietosamente. E chiede tutto quando ti sembra d'avere già poco. Anzi il poco te lo strappa.
Noi si cercava una "Rosa bianca". Nella crudeltà di cemento e acciaio, ripiegati gli striscioni del '68 con grinta e con rabbia, abbarbicati, pur con infedeltà e ribellioni, al'Eucarestia, a quel pezzo di carne del Cristo, a quel vino non adulterato, abbiamo cercato di lottare ancora. Ritrovando la fede dei padri, ritrovando la passione di essere "dentro", accettando la complessità del reale, la dura quotidianità in cui vivere la tensione utopica, il servizio, la sete di giustizia e di immaginazione al potere, entro le istituzioni per costruire nuove istituzioni, nella storia ma assetati di nuova storia e nuovi cieli.
Per questo una generazione frantumata dal provvisorio, dalla nuova alienazione della società industriale, dall'universo dei consumi occidentale, dalla pretesa del "tutto è politica" alla rinascita del proprio soggettivo come priorità, questa generazione ha superato l'enfasi del marxismo utopico, il fascino della rivoluzione leninista ed ha riscoperto la strada dei padri. Dossetti, Donati, Ferrari, Mazzolari, Milani, il cristianesimo latino-americano, la democrazia parlamentare e la militanza politica, il cattolicesimo democratico. Ma abbiamo anche e con fatica cercato la nostra "Rosa bianca". Tensione a rivivere la "rivoluzione di Mounier" e la "reformatio" di Dossetti, i "tempi nuovi" di Moro e la stagione di Isaia di La Pira, nell'oggi. Ma anche vivere la nostra "rivoluzione", la nostra novità. La nostra "Rosa bianca" è questa utopia dei vivere la festa e la trasformazione del reale, nell'imperfetta comunità degli atti degli apostoli superando le paure piccolo-borghesi ed il grigiore ecclesiale del nostro piccolo modo antico, in un nuovo stile di vita. In una nuova "amicizia" che strappasse all'individualismo le nostre esistenze, che trasformasse in comunità le nostre risorse, che superasse la proprietà privata, il moderatismo, prima nella vita personale e poi nella lotta politica. La nostra "Rosa bianca" è ritrovare nella nuova austerità, nella nuova povertà, un nuovo modello di sviluppo, ma anche un supplemento di senso, ma anche una nuova "felicità". Conosciuta però sulla conoscenza della Croce, ma nella forza della resurrezione.
Per questo abbiamo cercato di dire di no al riflusso, di resistere, accettando il confronto con i luoghi reali in cui ogni giorno la democrazia si costruisce, i luoghi pienamente laici, perché pienamente umani, in cui si tesse non solo la convivenza ma anche la difficile comunione degli uomini. Lotta dura e difficile contro le mura erte della real-politik, contro i conformismi modernizzati contro i luoghi comuni dei nostri fratelli e compagni. La "Rosa bianca" del Concilio e delle grandi stagioni teologiche, la "Rosa bianca" della rinascita zaccagniniana, la "Rosa bianca" nascosta in ciascuno di noi, dai contorni non definiti all'esterno, ma ben nitida e netta nel nostro cuore, è stata raccogliendo petalo su petalo. Sperando che il lavoro, la vita, l'integrazione pur necessaria non ci divida.
Crisi del welfare state, crisi del sottosistema keynesiano, ritorno al neoliberismo, socialdemocrazia ultima spiaggia, imbarbarimento culturale, dispersione, spersonalizzazione, crisi della militanza e crisi della forma-partito. Il dinosauro che allarga le sue braccia e inghiotte tutto, caduta del senso e morte della speranza. Sì, tutto vero. Anche la nuova restaurazione, la nuova conservazione ecclesiale. Ma il cielo continua ad essere rosso se noi riusciamo a raccogliere le nostre forze, a rinvigorire i nostri caratteri, a sfidare l'impossibile, a sentire che domani sarà bello, che nella nostra anima batte un cuore nuovo. È il mistero pasquale che rende impossibile ai cristiani ripiegamento e disperazione anche quando il cuore è colmo di pianto e vorresti fermarti con la schiena squassata dalla stanchezza e l'anima in pezzi, devastato, alla porta dell'ultima osteria, a lasciarti bagnare dalla pioggia.
Dopo gli anni dell'emozione stanno per nascere gli anni della ragione. Dopo gli anni dell'emozione dobbiamo lasciare i viali del "campus" adolescenziale ove le potestà ci lasciano liberi di ridurci, istrioni e giullari,a coltivare nostalgie inguaribili, illusioni e rimpianti, interminabili autocoscienze collettive e solitarie. L'emozione è stata sconfitta dai grandi manipolatori, dai nuovi e volgari re, da spade di cemento e d'acciaio. Per questo la nostra "Rosa bianca" deve piantarsi nei campi della razionalità sapienziale. Che è si resistenza,tenerezza, fraternità, austerità, nuova paternità, nuova fertilità, ma che è necessariamente il transito dall'emozione alla ragione sapienziale.
È dovere morale tornare alla ragione, alla competenza, al duro studio notturno, al confronto tra amici sui libri letti, sui problemi di cui si conoscono le coordinate. È dovere morale tornare nelle periferie, nelle sacrestie, nelle case di amici a fare pedagogia popolare, cultura popolare alternativa, a convertire i cuori ma anche le menti.
(Venerdì santo, 1980).
Se potrò all'incontro non mancherò.
Saluti
Gianfranco Salvemini
P.S. per Cristina
.....Forse la ricetta per riaccendere il dibattito, almeno sul sito, c'è: basta che ci rispondano o Salvemini, o Benvegnù; ..... a cui tutti fanno, da sempre, una gran fatica a NON rispondere. Sei un neo-binaschino? verifica questa regola aurea nel passato recente dei portici. E se i "citati" mostrano ulteriore benevolenza.........
Questa non l'ho proprio capita. Magari un giorno me la spieghi. | |  |  | | | |  | | Amur del Temp Commenta Vedi solo questo argomento
Cume se fa a parlà de la belessa?
la furma che sa dìs al fià del coeur?
La vardi e, nel murì, la mia parola
la dìs dumà del pòch restà nel moeur.
Franco Loi...
Pietro Gandini | |  |  | | | |  | | Molti di più Commenta Vedi solo questo argomento
All'appello rispondo.
Confermo che è in fase di organizzazione un incontro aperto a tutti coloro che vorranno dare il proprio contributo al nascente PD binaschino. Sicuramente entro fine mese (data e luogo da confermare).
.....spero di non aver interrotto un idillio a due....
Con simpatia.
Riccardo Benvegnù
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