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17 Febbraio 2009
Chavez e sinistra
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Buongiorno, qualcuno tra gli esperti di sinistra ci può illuminare circa il risultato referendario voluto dal democraticissimo Chavez in Venezuela ?
Presidenzialismo a vita ?

saluti
Luigi Sacchi



16 Febbraio 2009
Testimonianza
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Volevo pubblicamente ringraziare il Sig.Mario Manzolini per le belle
parole pronunciate ieri mattina durante la S.Messa.
Nell'era del..."Grande Fratello"...sentire una testimonianza come la
sua....e'stato emozionante.
Grazie ancora

Andrea Frigerio

16 Febbraio 2009
Senso civico binaschino
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Domenica 15 febbraio ore 16 - Bella giornata - Quattro passi
rilassanti - Giardini di piazza XXV Aprile.
Un lampione abbattuto. "Guarda che stronzi!" "Chissà che gusto ci
trovano" - Un'altro lampione abbattuto - un'altro - un'altro
ancora....Tutti i lampioni del parco abbattuti!!!!
Sicuramente è un'episodio doloso, viste le modalità non può esserci
altra giustificazione e sicuramente non può essere stata una singola
persona. Difficile pensare all'opera di adulti, perlomeno adulti sani
di mente. Più probabile la solita "imbecillissima" bullata di vandali
adolescenti.
Nessuno si indigna, nessuno reclama per lo squallido spettacolo, tutto
sembra rientrare nella norma di questa "civilissima" Binasco. Eppure
spesso ho sentito i miei concittadini imprecare di fronte ai fatti
delittuosi nazionali e molti si sono detti pronti per le ronde
volontarie. Vuoi vedere che se non è dimostrabile che i farabutti sono
extracomunitari siamo tutti colpiti da cataratta cronica?
È più che probabile che gli autori siano giovani compaesani e mi
sconforta pensare che saranno i futuri "cittadini" di questa insensata
nazione.
Non abbiamo saputo insegnare cosa sia il rispetto. Non è stato
spiegato a sufficienza a quei disgraziati, che la distruzione di quei
lampioni non rappresenta solo la totale mancanza di senso civico ed
etico, ma rappresenta anche "un'insulto inverecondo" all'intelligenza
e al lavoro dei loro genitori, che si alzano ogni mattina alle cinque,
si sciroppano viaggi su treni bestiame, si tirano un culo a macchina
per uno stipendio neanche sicuro e magari per fare lampioni utili alla
collettività.
È certo che dobbiamo ricominciare tutto da capo, ma è altrettanto
certo che dobbiamo riscoprire il valore terapeutico di qualche sano
"pedatone nel culo" assestato al momento giusto.
Alla mia generazione non sono mancati. Le chiappe non hanno gradito ma
il cervello in molti casi ha tratto giovamento.

Saluti

Gianfranco Salvemini=

16 Febbraio 2009
Knockin'on heaven's door
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Un vento nero
ha oscurato, improvviso,
la laguna, rotta, crestata
di livide schiume.
Qui sottocasa l'onda batte forte
come un cuore impazzito.
Ma laggiù, vedi,
dov'essa fa orizzonte,
non è che pace e luce
è una linea retta di luce
che taglia l'infinito.

Diego Valeri

KNOCKIN' ON HEAVEN'S DOOR

Pietro Gandini

13 Febbraio 2009
Coscienza
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Chiarito che l'episodio del pronto soccorso citato da Colombo sia da iscriversi tra gli innumerevoli di ordinaria burocrazia, malasanità e malcostume tipicamente italiano e non di volontà eutanasica, credo di poter aggiungere che l'episodio mette in luce la grave mancanza di "coscienza" mostrata parte dal medico, in quanto non vi erano effettivamente quelle condizioni che potevano richiedere di fare dolorose e spiacevoli scelte di priotrità, con le conseguenze che tutti possono immaginare. Infatti, alla minaccia d'intervento delle forze dell'ordine, sono spuntati miracolosamente uomini, mezzi, risorse ed efficienza.
Coscienza individuale e collettiva. Valori che ogni giorno di più scricchiolano, nonostante civiltà e democrazia.


Saluti

--

Gianfranco Salvemini






13 Febbraio 2009
La vita è ...vita?
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"...faccio notare a Colombo che il caso citato non è autanasia, credo che debba intendersi che in caso di emergenza, nell'impossibilità di provvedere ad entrambi, il medico sceglierebbe di dare la precedenza al soggetto che ha ancora una vita da vivere. L'anziano, in fondo, il suo futuro l'ha già avuto..."

infatti, il significato è esattamente questo; io l'ho omesso solo perchè mi pareva palese. non ho detto che quel medico intendeva praticare eutanasia nei confronti del mio congiunto. resta comunque aberrante questa logica di intervento prioritario.
al di là del mio caso personale invito ad immedesimarsi in un contesto simile da protagonisti o da familiari; è facile trovare giustificazioni sulla pelle degli altri, chissà perchè quando poi gli avvenimenti ci toccano direttamente siamo meno inclini a comprendere le giustificazioni altrui.

provate ad immaginarvi in un pronto soccorso in condizioni parimenti problematiche a quelle di una persona più giovane di voi e sentirvi dire che è meglio cercare di salvare la vita all'altro perchè tanto voi la vostra l'avete già vissuta.
non è carino.
probabilmente qualcuno accetterebbe ciò con cristiana rassegnazione, a qualcun altro invece girerebbero i cabasisi come i turbofan di un B777.
questo aberrante metro di misura potrebbe essere esteso ad altri ambiti della vita: si dia lavoro ai giovani perchè gli altri hanno già guadagnato abbastanza (poi abbiamo 50enni disoccupati troppo giovani per la pensione e troppo vecchi per essere assunti); si dia da mangiare ad un affamato giovane perchè quello anziano ha avuto modo di mangiare di più nel corso della sua vita (ma la fame è fame per tutti); ecc. ecc.

forse il problema non sta nel curare prima il giovane rispetto al vecchio; forse l'assurdità sta nel dover trascorrere ore e ore nei pronto soccorso e questo avviene praticamente ovunque, con personale del tutto insufficiente al punto che unmedico deve decidere se salvare una vita piuttosto che l'altra. e questo avviene da sempre con qualsiasi governo e ministro della sanità (o della salute) di destra o di sinistra.

luigi colombo - l.colombo58@alice.it - 13.2.09

p.s. nella fattispecie, dopo aver chiesto al medico se avrebbe usato la stessa logica di "salvezza" se l'ottuagenario invece di mio padre fosse stato il suo, ho risolto chiamando il 112 davanti al medico stesso per denunciarlo seduta stante.
è curioso come certe parole (carabinieri... stampa...) facciano trovare immediatamente quel personale che altrimenti non si sa dove sia imboscato negli ospedali, consentendo di assistere contemporaneamente giovani e anziani ricoverati.
è invece deprimente constatare come nel nostro bel paese si risolvano sempre più spesso i casi di malasanità solo quando arrivano in televisione (vedi "mi manda rai3"... "striscia la notizia"...ecc.).

13 Febbraio 2009
Plauso...
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....e standing ovation a Gianfranco Salvemini :-)
Nient'altro da aggiungere. Condivido in toto.

saluti
Roberto Gerli



12 Febbraio 2009
La vita è ...vita?
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Nel film "Uccellacci e uccellini", un corvo parlante (simbolo dell'intellettuale di sinistra togliattiano) accompagna Totò e Ninetto mentre vagano per le periferie e le campagne. Il Corvo continua a parlare in tono intellettualistico e altisonante. In un contesto fortemente visionario, i protagonisti passano attraverso varie vicissitudini. Alla fine del film, Totò e Ninetto, stanchi delle chiacchiere del Corvo, lo uccidono e se lo mangiano.
Ad un certo punto del film, il corvo ciarliero pronuncia una frase interessante:
"Mio padre è il dubbio, mia madre la coscienza".
Questa frase, dovrebbe farci riflettere sulla pericolosità delle "granitiche" convinzioni. il Corvo, nonostante l'identità dei genitori, proseguendo imperterrito nella sua arte predicatoria completamente slegata dalla realtà, non solo provoca un mare di guai a Totò e Ninetto, ma ne resta egli stesso vittima.
Stalin, fermamente convinto dell'inesistenza di Dio, surgelava i credenti nei gulag. Hitler, fermamente convinto che Dio fosse dalla sua parte, si gasò milioni ebrei. La Santa inquisizione spagnola, probabilmente convinta di essere Dio, arrostì e torturò un numero incredibile di poveri cristi.
Il caso di Eluana è stato da manuale, si è trattato di uno scontro tra "granitiche" opposte convinzioni, che non ha lasciato spazio alle coscienze per riflettere su mille dubbi irrisolti e forse irrisolvibili.
Per quanto mi riguarda ho tratto due lezioni:
• Diffidare sempre di chi ritiene di avere la verità preconfezionata in tasca e di chi, in nome di una "libertà personale" (i limiti dei quali sono tutti da definire), pretende di arrogarsi il diritto di decidere per gli altri.
• L'inutilità predicatoria dell'intellettuale e del religioso relativamente ai valori etici, morali e spirituali, laddove una società cresciuta a colpi di grande fratello, edonismo, e consumismo anestetizzante, si ritrova assolutamente incapace di riflettere e di lasciare spazio ai dubbi.
A proposito dell'accusa di "assassinio" fatta al padre di Eluana e di "morte per sentenza" fatta ai magistrati (impietose comunque la si pensi) trovo non sia male riflettere sull'episodio dell'adultera citato nei Vangeli.
Di fronte alla folla inferocita e pronta alla lapidazione, Gesù invitò chi fosse senza peccato a scagliare la prima pietra. Nessuno si ritenne degno di farlo e tutti se ne andarono. Gesù perdonò la donna dicendogli: Vai e non peccare più.
Uno studioso di teologia un giorno mi spiegò che il vangelo fu scritto originariamente in Aramaico e successivamente tradotto. In Aramaico amare e peccare hanno la stessa radice lessicale, quindi la frase potrebbe anche essere letta come: Vai e ama di più!
Un esortazione che in casi controversi come questo, lascia una speranza e assume un significato ancora più grande.


Saluti



Gianfranco Salvemini


P.S.: a proposito di:
.....una volta, portando un anziano genitore in pronto soccorso, mi sono sentito dire dal medico di turno: " fra un anziano e un ragazzo entrambi gravi io dò la precedenza al ragazzo".....


Senza intenzioni polemiche, faccio notare a Colombo che il caso citato non è autanasia, credo che debba intendersi che in caso di emergenza, nell'impossibilità di provvedere ad entrambi, il medico sceglierebbe di dare la precedenza al soggetto che ha ancora una vita da vivere. L'anziano, in fondo, il suo futuro l'ha già avuto. L'Autanasia è altro, è il diritto di decidere autonomamente come e quando morire. Che poi già la si pratichi di nascosto, non ho problemi a crederlo.


--

Gianfranco Salvemini





12 Febbraio 2009
La vita è ...vita?
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domande legittime e rflessioni interessanti.
forse una risposta, senza voler troppo semplificare un tema tanto delicato, è insita in un'altra domanda: se mai mi trovassi nella condizione di "stato vegetativo" per quanto tempo "io" (ovvero ognuno di noi) sarei disposto a "vivere" a quel modo?

e secondo "me" è vita quella? anni immobile in un letto è vita?
possiamo fare tutte le disquisizioni filosofiche e religiose che voglimo, ma alla fine si torna al punto di partenza come nel gioco dell'oca. è vita quella?
"io" accetterei di "vivere" a quel modo? e per quanto tempo?

ecco allora la necessità di una seria normativa in materia. ecco la necessità di legittimare la possibilità di decidere della propria vita quando si è nel pieno delle proprie facoltà.
quella che si discute ora, con necessità di rinnovare l'eventuale testamento biologico ogni 3 anni, mi pare troppo limitativa dell'autodeterminazione di ognuno. che senso ha dover rinnovare una tal decisione? logico sarebbe poter cambiare dsposizione e testamento solo se e quando si cambia idea in proposito.

pericolo di una eutanasia di stato? conoscendo alcune équipe di cure palliative posso affermare che non di rado si applica già ai malati gravi e terminali.
una volta, portando un anziano genitore in pronto soccorso, mi sono sentto dire dal medico di turno: " fra un anziano e un ragazzo entrambi gravi io dò la precedenza al ragazzo". e ho ragione di credere che non sia l'unico a pensarla così.

il "pericolo" che legalizzando l'eutanasia possa essere abusata, forse si evita con una normativa chiara e inequivocabile.
lasciamo ad ognuno a libertà di decidere della propria vita, del proprio corpo: i credenti potranno affidarsi ai loro tutori o modelli religiosi, gli atei alle loro personalissime ma rispettabili opinioni.

luigi colombo - l.colombo58@alice.it - 12.2.09


11 Febbraio 2009
La vita è ...vita?
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Spero anch'io che un rispettoso silenzio sulla vicenda Eluana prenda il posto dello squallido circo cui siamo stati sottoposti in questi giorni. La dolorosa vicenda ha lasciato mille interrogativi e nessuna certezza. Ho vissuto il difficile percorso di amici con un figlio cerebroleso che da ventisette anni lo curano con una dedizione e un'amore incredibile; ho potuto constatare che a dispetto delle apparenze, col loro figlio esistono rapporti affettivi, di scambio ed emozionali che dimostrano quanto sia arduo stabilire il confine tra la vita e la NON vita. Pretendere di stabilirlo per decreto poi...... Anche gli scienziati più avveduti non hanno nessuna certezza. Fino a che punto un cerebroleso grave o una persona in stato vegetativo non è in grado di recepire stimoli esterni? Di non sentire dolore? Di non provare sentimenti? Ci dicono che la morte della corteccia cerebrale impedirebbe tutto ciò. Forse può essere sufficiente per una visione prettamente biologica dell'essere umano, ma nell'essere umano convive la dimensione della spiritualità. Per un credente è l'anima che si incarna e l'anima è immortale. Più o meno vale per tutte le religioni. Una visione di questo tipo ci dice che anche in uno stato vegetativo lo spirito é sempre vigile pur nell'impossibilità di comunicare con la realtà che lo circonda, molti racconti di gente uscita dal coma o che hanno avuto esperienze di premorte lo confermano.
Questo però non semplifica, ma al contrario complica ulteriormente le cose.
Da più parti si invoca una legge sul testamento biologico, che dovrebbe dare la possibilità ad ognuno di decidere in piena coscienza la propria fine. Ma, l'esperienza ci insegna, che non esiste cosa più aleatoria ed incerta del futuro, specie in campo psicologico. La vita è un continuo divenire, la persona subisce continue trasformazioni, non necessariamente le decisioni restano granitiche nel tempo.
Come sarà possibile stabilire se "lo spirito" di un essere cerebroleso grave o ritrovatosi improvvisamente in stato vegetativo, vorrà rimanere in quello stato o vorrà porre termine alla propria vita? Come stabilire se in questo straordinario stato di coscienza si vorranno confermare le decisioni prese in passato? Sulla base di quale diritto o quale pietà si potrà decidere di togliere la spina oppure di accanirsi fino alla disperazione per mantenere la vita? E poi, fino a che punto è giusto prolungare stati senza speranza solo perché medicina e tecnologia lo consentono? E poi ancora: Sulla base di quale principio etico, un parente, un medico o uno stato potranno decidere quale strada percorrere? Può essere esaustivo e mettere la coscienza in pace un testamento biologico? Io credo di no anche se penso sia l'unica strada democraticamente percorribile.
Inoltre, come diceva Mario, esistono anche concreti pericoli "eutanasisti" da non sottovalutare:
Come evitare che lo "staccare la spina" per legge non diventi comoda scorciatoia alla difficoltà del vivere? Come evitare che società sempre più materialiste e sempre meno etiche possano arrogarsi il diritto di "decidere" magari per ragioni prettamente economiche, di casta, o di etnia, chi vale la pena di curare e chi no?
Una vita di questo genere sarebbe ancora VITA?

Saluti

Gianfranco Salvemini



11 Febbraio 2009
Qui viviamo
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le dimissioni di enrico mentana dalla carica di direttore editoriale di mediaset nonchè conduttore di matrix, sono l'ennesima conferma del clima che soffia sul nostro paese.
voleva realizzare uno speciale in prima serata sulla morte di eluana englaro, come ha fatto bruno vespa su rai uno, ma gli è stata negata la possibilità perchè quella sera era in programma "il grande fratello".
ognuno può pensare ciò che vuole in merito alla linea editoriale di mediaset e di come segua perfettamente le indicazioni del suo proprietario, silvio berlusconi.

ma forse lo spunto più desolante è che "il grande fratello" l'altra sera ha battutto ogni record di ascolto mantenendo uno indice che oscillava dal 36 al 42% e verso mezzanotte ha superato il 50%.
questo significa che di tutti coloro che guardavano la tv in quel momento metà era interessata ai deliri della "casa" e ll'altra metà era distribuita sul resto delle reti.

tutti hanno scelto liberamente su che canale sintonizzarsi, le alternatve c'erano.

non c'è che dire, berlusconi sa fare bene il suo lavoro.
quanti possono dire altrettanto?

luigi colombo - l.colombo58@alice.it - 11.


11 Febbraio 2009
La vita è vita...per tutti
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berlusconi:" il padre di eluana vuole interrompere l'alimentazione alla figlia per disfarsi di questo fastidioso fardello"
alfano, ministro di giustizia:"eluana è morta per sentenza".

e dovremmo mantenere un rispettoso silenzio? nei confronti della famiglia englaro certamente, ma su quello che la vicenda rappresenta per tutti noi (che siamo tutti potenzialmente eluana) credo sia necessario di far sentire forte la voce.
almeno più forte di quelle del manipolo di invasati che sotto le finestre dell'ospedale di udine urlavano assassino al padre di eluana.

ha scritto asor rosa in quest giorni che "... viviamo in un paese komeinista, dove i religiosi (leggi il vaticano) dà ordini al governo che per puro tornaconto politico-elettorale esegue. gli integralisti cattolici, foraggiati dalla santa sede, stanno portando un duro attacco alle libertà di ognuno di noi. il cardinal bertone pretende di decidere sulla nostra vita: decidesse sulla sua di vita e lasciasse a ognuno di noi la libertà di decidere della nostra".
come non condividere?

la sola "colpa" di beppino englaro (se, paradossalmente, di colpa si può parlare in questa vicenda) è di aver voluto agire sempre e solo nella legalità e con la massima trasparenza.
ogni giorno, in quasi tutti gli ospedali italiani vengono staccate metaforiche spine, risparmiando inutili sofferenze a molte persone. poteva essere la stessa cosa anche per eluana ma la rettitudine morale del padre ha preferito agire nella correttezza legale. e mal gliene incolse.

il massimo del dramma sarebbe stato se veramente fosse stata rattivata l'alimentazione forzata dopo esser stata sospesa per alcuni giorni. non si sarebbe più parlato di accanimento terapeutico ma di vera e propria tortura.

che lezione se ne trae da questa vicenda? forse si conferma la teoria tipicamente italiana che è sempre bene diffidare delle strade legali, essendo più rapide e silenti quelle "non ufficiali"...

vaticano e berlusconi strenui difensori della vita: ma come non pensare ai medici e ginecologi cattolici che negli ospedali pubblici si dicono obiettori di coscenza, negano le pillole "del giorno dopo" alle donne e si rifiutano di praticare aborti, salvo fare tutto ciò nei loro studi privati a fior di migliaia di euro incassati sotto lo sguardo dei crocefissi appesi sopra le loro scrivanie? la vita è vita... business is business.

altra riflessione: se invece che in italia la vicenda di eluana si fosse svolta in spagna, dove zapatero si è finalmente staccato dai diktat e ricatti morali del clero, o in francia (paese pure governato dal centrodestra ma dove la matrice laica dello stato è indiscutibile) l'iter e le polemiche sarebbero state le stesse che da noi?

la vita è vita, per tutti. strano quindi che questo governo si dica difensore della "vita" umana per una persona in coma irreversibile da 17 anni ma lasci morire senza casa per strada (7 solo a milano in pochi mesi), o neghi l'assisitenza sanitaria agli immigrati, o ancora ponga ticket sanitari talmente alti da limitarne l'accesso agli indigenti.
o forse la vita non è vita per tutti?

luigi colombo - l.colombo58@alice.it - 11.2.09


11 Febbraio 2009
I film del Giovedì
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Continua la serie, domani sera al cinema dell'oratorio "IL matrimonio di Lorna" di Jean Pierre e Luc Dardenne.


La trama:


Lorna è una giovane immigrata albanese a Liegi. Per ottenere la cittadinanza si è messa nelle mani del malavitoso Fabio. Costui le ha procurato un matrimonio con Claudy (un tossicodipendente) e Lorna ha ottenuto ciò che desiderava. Ora vorrebbe poter aprire un bar con il suo fidanzato Sokol che fa il pendolare da una frontiera all'altra. Per ottenere la somma necessaria deve però portare a compimento il piano di Fabio. Deve cioè poter ottenere un rapido divorzio per poter così sposarsi nuovamente. Questa volta con un mafioso russo che ha, a sua volta, bisogno della cittadinanza belga. Le procedure rischiano però di essere troppo lente e allora Fabio mette in atto la soluzione che già aveva in mente: elimina Claudy con un'overdose. Lorna mantiene il silenzio ma c'è qualcosa di nuovo nella sua vita.
Qualcosa è cambiato anche nel cinema dei Dardenne. Noti agli appassionati (e vincitori di ben due Palme d'oro con) per il rigore di un cinema da sempre attento a scavare nelle cause del dolore delle persone più vulnerabili, i due fratelli vantano caratteristiche stilistiche ben definite. La camera a mano, la scelta del super 16 mm, l'assenza di qualsiasi commento musicale hanno sempre costituito gli elementi identificativi del loro cinema unitariamente a uno stile teso a non aggiungere al film un'inquadratura in più del necessario.
In questa occasione la forma (camera molto meno mobile e scelta del formato 35 mm) sembra avere avuto il suo influsso anche sul contenuto. Lo sguardo che i due fratelli belgi proiettano sul grave problema dell'immigrazione, legalizzata attraverso percorsi illegali, si lascia andare con maggiore disponibilità a un'indagine sui sentimenti venata da un accenno di patetismo. Lorna ha un volto dolcissimo ma è entrata in un'arena in cui dominano i lupi. Se vuole realizzare i propri sogni non può e non deve affezionarsi in alcun modo a Claudy con il quale è costretta a convivere per rispondere ad eventuali controlli delle autorità belghe. Ma Lorna non è un lupo. È una giovane donna che finisce col provare una pietà che sconfina nell'amore per quel relitto umano che le chiede costantemente aiuto per uscire dal tunnel in cui si è infilato. La scoperta di questo sentimento precede di poco l'eliminazione fisica del ragazzo. Il quale muore ma continua a viverle 'dentro' al punto da farla sentire in attesa di una nuova vita.
Come sempre i Dardenne offrono nel finale ai loro protagonisti una luce (per quanto fioca) di speranza. È quanto accade anche a Lorna, protagonista dell'inizio di un nuovo corso del loro cinema.


Saluti

--

Gianfranco Salvemini






10 Febbraio 2009
La vita è vita
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credo sia doveroso mantenere un rispettoso silenzio, magari con qualche preghiera e, davvero senza giudicare ma vorrei capire a livello giuridico e medico e il medico dovrebbe essere deputato alla tutela della vita non ad altro, quali sono le giustificazioni che hanno portato a lasciar morire di fame una persona: se da un punto di vista medico l'alimentazione nelle diverse metodologie non può essere considerata o confusa con il termine "terapia" allora i giudici hanno autorizzato una eutanasia? la prima, ufficiale e sentenziata ? Io mi sento molto vicino alla famiglia che in diciassete anni ha sofferto impotente e che ha desiderato e ottenuto la sentenza per dare fine ad una vita parziale e forse anche sofferente e, purtroppo, come tante altre persone in condizioni simili o peggiori perché attaccate inesorabilmente a "macchine" senza mescolare le carte o ipocrisie emotive o sentimentali io temo che tutto questo potrebbe essere "l'embrione" di un "concepimento" di una forma eutanasica addolcita ma soprattutto legale; quello che vedo: aborto, eutanasia e dopo ? attenzione che fino ad oggi siamo arrivati ad uccidere un sacco di bimbi non nati e adesso forse siamo all'inizio di un "raccordo anulare" che potrebbe portarci, trovando scappatoie, all'eutanasia?
scusandomi per il momento scelto ma sono giorni che penso a tutto questo.

Mario Manzolini




10 Febbraio 2009
Eluana è volata via
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(...) Eluana è volata via. Tutti si attendevano una lunga agonia, e uno spettacolo interminabile, ma la giovane sventurata ha lasciato a bocca aperta milioni di sciacalli. Voglio pensare che abbia desiderato fuggir via dalle gabbie della saliva lasciva con cui tutti, nessuno escluso, hanno costruito la sua ultima prigione. (...)

tratto da un articolo di Gabriele Adinolfi Testo integrale al sito http://www.noreporter.org/dettaglioArticolo.
asp?id=12723

Marco Cattalini


9 Febbraio 2009
Eluana...
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Anch'io solo di una cosa sono sicuro, i "deficienti al potere" non hanno perso l'occasione per una squallida speculazione finalizzata alla distruzione della costituzione e per affermare "unicamente" il loro potere.
Più rispetto per le disgrazie e per i drammi di coscienza sarebbero opportuni, invece ogni giorno si scatenano gli appetiti degli avvoltoi mediatici e politici.
Domenica 8 Febbraio TG nazionali, affacciato all'ambone, l'avvoltoio Berlusconi dichiara:
"La nostra è una costituzione sovietica, sappiamo tutti come è nata e chi furono gli autori. È ora di farla evolvere".
Tristemente penso ad Einaudi, Dossetti, Croce e La Pira, uomini dall'alto spessore intellettuale e morale, penso ai nostri padri che hanno conosciuto i campi di concentramento e a tutti coloro che hanno sofferto per darci un'Italia democratica sulla quale lo sputazzo quotidiano sta diventando sport nazionale. Ogni giorno di più mi vergogno di vivere nella patria dell'ignoranza, dell'arroganza e della supponenza.
Che Dio aiuti Eluana.

Saluti

Gianfranco Salvemini



9 Febbraio 2009
Eluana...
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Sono giorni che la mia coscienza tribula su questo caso.
Rispetto il volere del padre.
Rispetto il valore della vita, se quella è vita.

Di una cosa sono sicuro, che i deficenti di partito non hanno esitato a sventolare in piazza la bandiera di appartenenza. Complimenti !

Di un altra ho la certezza.
Silenzioso rispetto.

Saluti.
Walter Pellegrin

5 Febbraio 2009
Il tempo
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Il tempo per imparare a vivere è già passato
Piangano nella notte i nostri cuori all'unisono
Quanta infelicità per la più piccola canzone
Quanti rimpianti per scontare un fremito
Quanti singhiozzi per un accordo di chitarra
.......Non esistono amori felici

Louis Aragon


Pietro Gandini

4 Febbraio 2009
Auguri Gino
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A chi non l'avesse fatto a suo tempo, consiglio di leggere i ricordi di Luigi Porri pubblicati su questo sito
http://www.binasco2000.com/nonni
Un po' di storia e qualche curiosità sul nostro più o meno recente passato dal cui racconto traspare la grande sensibilità e umanità del narratore.

Auguri Gino

Saluti
Roberto Gerli


3 Febbraio 2009
Auguri Gino
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Auguri Gino.

Mi unisco alle parole di Pietro Gandini.

Walter Pellegrin

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