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29 Agosto 2001
A cosa dovrebbe servire il G8 ?
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In questi giorni ho ricevuto una montagna di E mail con opinioni e giudizi "sparati" e conditi con tante parolacce ...
Non sono certo io quello che si scandalizza... tutt'altro, ma di fronte alla serietà e gravità di quello che è successo a Genova, mi sono trovato "spiazzato" e dopo l'ennesima E mail mi decido a scrivere un mio libero pensiero su quello che spero abbiano seriamente valutato i grandi della terra durante quelle giornate purtroppo memorabili per altre ragioni:

Il “Terzo Mondo”, inteso come identificazione di luoghi e popolazioni che vivono in condizioni subumane, è ormai un’accezione conosciuta da tutti e ben nota a quelli “collocabili” nel “quarto mondo” cioè tutti quelli che, conoscendo bene le situazioni del “Terzo Mondo”, le “usano” traendo profitti a tutto spiano mantenendo immutate le condizioni subumane di vita di molte popolazioni …
Globalizzazione, multinazionali, internet, borse telematiche … un nuovo modo di concepire il mondo.
Nonostante le indiscusse positività che dovrebbero coinvolgere e migliorare le condizioni di vita di tutti, nasce la paura che il “Terzo Mondo” inteso come situazione di particolare povertà tenderà ad allargarsi sempre di più, Europa compresa.
Le condizioni per sopravvivere nel mercato mondiale non ci consentono di “perdere colpi” anzi dobbiamo essere sempre più competitivi producendo qualità e quantità a livelli “certificati”; sarei un imbecille se mettessi in discussione il progresso, le tecnologie, gli strumenti, i mille nuovi modi di lavorare, oggi è possibile lavorare anche in casa: basta un computer, qualche grammo di cervello e la cosa è fatta …
Il “quadro” visto con parametri d’efficienza, evoluzione e profitti è certamente lusinghiero ma chi non aveva niente ieri, oggi può contare su una maggiore solidarietà e su maggiori possibilità di conquistarsi il minimo d’autosufficienza per sopravvivere?
Viene spontaneo il paragone con l’India che in questi ultimi anni ha cambiato facciata: con l’evento della globalizzazione ed a causa delle universali leggi di mercato, è nata e si è fatta largo la “classe media”: artigiani, commercianti, imprenditori si sono evoluti allargando oltre confine le attività, l’uso di moderne tecnologie della comunicazione e la specializzazione in questi settori, ha portato gli indiani a trasferirsi come consulenti, tecnici e, perché no, cervelli, nella potenza mondiale degli Stati Uniti.
Anche in questo caso il “quadro” è largamente positivo ma …
Nella realtà c’è qualcuno: milioni di persone che sono ancora più povere di prima …
Tutto il benessere conquistato dal salto di qualità dovuto all’inevitabile scelta di mettersi nel mercato mondiale con requisiti altamente specialistici e con le più diverse attività imprenditoriali, ha conseguentemente acutizzato la povertà per coloro che, a causa della condizione sociale, non hanno avuto nessuna possibilità di far parte del gruppo di fortunati che, essendo alfabetizzati, diplomati, laureati e provenienti da famiglie con possibilità, hanno potuto “prendere il treno” ed entrare nel “nuovo mondo”.
Certamente l’accostamento con l’occidente non regge poiché l’enorme differenza, in milioni di persone che non possono fare niente per le loro condizioni di vita: povertà, analfabetismo, emarginazione, sfruttamento e malattie, non consentono un paragone con le problematiche occidentali, ma il problema esiste anche da noi; non è novità sentir parlare delle nuove povertà, di come siano aumentate le famiglie povere in Italia, anche da noi diventa sempre più difficile “tirare la fine del mese” per chi non fa parte del nuovo mondo tecnologico ed economico.
In Italia nessuno muore di fame ma ci sono un sacco di famiglie che faticano veramente nel “tirare avanti”, i “barboni” classici sembrano in via d’estinzione ma uno spettacolo preoccupante, fatto di giovani uomini, molti dei quali istruiti, hanno sostituito quelle vecchie “barbe bianche” intabarrate ed in cerca di un rifugio per la notte.
Quanto scritto non vuole essere una critica o peggio una condanna a questo nuovo modo d’essere presenti nel mondo attivo, tutto questo è il risultato di studi, impegni e scelte economiche vincenti, lungimiranza e tutto quello che si vuole, basta aggiungere aggettivi, ma in mezzo a queste strategie, in mezzo alle potenzialità dei nostri cervelli e le tecnologie a disposizione, siamo sicuri di non avere omesso il diritto alla vita per tutti ?
Chi è “rimasto fuori” potrà contare su di una possibilità di sopravvivenza sociale e materiale ?
La trasformazione è inevitabile e giusta ma le figure professionali e le attività “obsolete” , quelli che non hanno davvero niente, in questa società globalizzata avranno la possibilità di sopravvivere con dignità, non solo in occidente ma allargando attenzioni e scelte rivolte a tutti i cittadini del mondo?
La globalizzazione riguarda solo gli assetti economici per garantire la vitalità nella produzione di “beni” o anche la solidarietà rientra nella globalizzazione?
Non conosco la vera sostanza e gli orientamenti del “contestato” G8 … anche io ho una gran paura che le “ragioni” economiche e dell’interesse di pochi influiscano su scelte e politiche generali che comunque andranno a garantire i livelli di pochi ed è proprio per questo che avrei visto ben connotata una grande manifestazione di richiamo ai grandi del G8 ma i fatti mi hanno dimostrato tutt’altra cosa …
Vorrei esprimere un’opinione personale su quello che è successo ma se ne sono dette ormai tante al punto di essere riusciti a mettere in secondo piano il G8 e non è finita, quindi preferisco “raffreddarmi nei sentimenti” davanti allo scempio di Genova.

Mario Manzolini


29 Agosto 2001
Lettera aperta a sindaco e assessore
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All’attenzione dell’Egr. Sig. Villa Giuseppe (assessore viabilità & ecologia) e per conoscenza all’Ill.mo Sig. Rognoni Lucio (sindaco)

Caro assessore e caro sindaco,
se sono arrivato a scrivere questa missiva, che invierò anche al sito internet “Binasco2000”, è per alcune segnalazioni che mi permetto di darVi e che spero sinceramente prendiate in considerazione, non solo per pura soddisfazione personale, ma soprattutto per dare nuovo impulso a quei piccoli o grandi particolari che condizionano la vita di tutti noi cittadini della nostra amata Binasco.
Da molto tempo osservo grandi cambiamenti nel volto del nostro borgo, nuove deviazioni stradali, mi riferisco alla chiusura di Via Matteotti, nuova segnaletica, penso al triplice stop di Via Santa Maria e nuove ed importanti opere pubbliche di grande utilità, la tanto attesa nuova scuola elementare, ma purtroppo la tanta attenzione dedicata a queste opere ha distolto lo sguardo della nostra amministrazione da alcune importanti situazioni che vado ad elencare:
1) Il ponte della stazione degli autobus sito in piazza Beato Gandolfo Sacchi necessita da troppo tempo di una radicale riparazione che eviti innanzitutto difficoltà nel percorrerlo, parlo soprattutto per chi è anziano o claudicante, le buche sono profonde diversi centimetri e di sera quando la visibilità cala diventa particolarmente facile procurarsi una slogatura alla caviglia. Segnalo inoltre il formarsi di grandi pozze durante le giornate di pioggia e la conseguente difficoltà a percorrere quel breve ma trafficato tratto stradale.
2) Recentemente mia sorella che vive da anni in Inghilterra è tornata a farmi visita e durante il suo soggiorno mi ha manifestato l’intenzione di voler visitare il nostro “Fontanile dei Frati” angolo verde del nostro paese, mi pare con tanto di riconoscimento provinciale. Arrivati in loco siamo rimasti profondamente delusi per lo stato di abbandono in cui versa la nostra zona ecologica protetta, pattumiera di ogni tipo in acqua, dalle bottiglie di birra a quelle di plastica, tronchi d’albero abbattuti, lattine, involucri per yogurt e bevande varie, sacchetti di plastica e quanto altro. Qualche tempo fa ricordavo una colonia di anatrelle ora scomparse, c’erano parecchie tartarughe d’acqua dolce di cui oggi sopravvivono solo pochi esemplari e diversi pesci, adesso si vede solo una agonizzante carpa in cerca di cibo in superficie ed alcuni pesciolini rossi. In compenso, nonostante l’applicazione di trappole per topi che versano anch’esse in totale abbandono, sguazzano i topi, ricordo che dall’altro lato della strada vi sono diversi condomini. Lo stato di abbandono si riversa anche sulla segnaletica che dichiara la zona protetta, sul cartello con una ordinanza del sindaco e sul cartello che indica i divieti di alimentare gli animali presenti ed introdurre cani. Proprio durante la nostra visita, un signore faceva pascolare tranquillamente i suoi tre cani da caccia nella zona interdetta facendoli pure sguazzare in acqua! La nostra zona ecologica protetta non dispone neppure di attrezzature per poterne godere, una sola panchina danneggiata e ricoperta di oscuri pittogrammi giovanili (sono giovane anch’io ma non vado a scrivere su panchine e muri, ma questa è un’altra storia!), che tristezza, che delusione. Abbiamo perso di nuovo il raffronto con le altre nazioni europee, non c’è paragone con lo stato di conservazione delle zone verdi in Inghilterra testimoniatemi da mia sorella e da me viste di persona con il degrado che ho constatato con i miei occhi di recente.
3) Mi rivolgo in ultimo a codesta amministrazione per segnalare una sgradevole consuetudine nei nostri concittadini emuli di Pantani: apprezzo lo spirito di chi vuole andare in bicicletta per il nostro paese ma mi risulta che il codice della strada valga per tutti i mezzi in movimento su strada, quindi non vedo perché i nostri concittadini in bici siano esenti dal rispettare il senso di marcia delle strade. Sarebbe utile un impegno del nostro corpo di Polizia Municipale per redarguire i ciclisti che, pedalando contromano e spesso appaiati, rendono ancora più difficoltoso il traffico urbano. Non voglio pensare cosa accadrebbe se anche gli automobilisti percorressero appaiati e contromano le strade cittadine, quindi sarebbe gradito che tutti rispettassero le regole visto che pare che la legge sia uguale per tutti.

Saluto cordialmente e non pretendo risposte scritte ma fatti concreti, di proclami ne abbiamo sentiti tanti, sarebbe ora di risolvere le problematiche che coinvolgono quotidianamente la cittadinanza.

Distintamente
Giovanni Ordanini


1 Agosto 2001
Buone vacanze a tutti i globalizzati
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Forse dobbiamo tornare con i piedi per terra.
Non possiamo dare noi una spiegazione sui fatti di Genova.
Una cosa è certa: che tutti noi facciamo parte della globalizzazione.
Basta vedere il consumismo a cui siamo portati senza che ce ne accorgiamo.
Tutti usiamo il telefonino che ci viene proposto nelle varie salse,
la carta di credito e altre diavolerie che ci vengono propinate per renderci la vita più comoda.
Ma non ci accorgiamo che con questi mezzi ci spiano, ci preparano i vari piatti
pronti senza che ci scomodiamo,perché con questi mezzi noi trasmettiamo
dati preziosi su cosa facciamo, quali sono le nostre abitudini, quali sono le
cose che più consumiamo.
Quindi ci preparano i pacchetti giusti per le nostre vacanze, per le nostre
spese superflue. Tutto pronto, veloce e con poca spesa.
Ma poi ci si rende conto che tutte queste cose sono superflue.
Aggiungo che noi siamo Italiani, abbiamo 2000 anni di storia e ci piace
vivere la vita gustando ogni suo attimo.
Nessuno riuscirà a chiudermi in casa.
Nessuno riuscirà a farmi usare la carta di credito via Internet( anche perchè non ce l'ho e neanche la voglio)
Quanto è bello girare in Binasco a fare la spesa e trovare qualche amico o conoscente che ti dice Buone Vacanze, Buon Natale, Buon Anno ecc.ecc.
Questo è per me l'antiglobalizzazione.
Vi ringrazio per aver letto queste righe.
Vi saluto e vi auguro Buone Vacanze.
Domani 1 Agosto parto per le vacanze.
Ciao a tutti.

Gino Gilera (Walter Pellegrin)

31 Luglio 2001
I fatti di Genova
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Un padre, famoso giornalista, racconta l'incubo del figlio, raccolto all'uscita del carcere di Pavia, dopo essere stato arrestato e pestato a sangue dai Carabinieri per aver cercato di filmare i cortei di Genova:

"Mio figlio, una maschera di sangue" di Gian Paolo Ormezzano (da www.ilnuovo.it)

"Voleva soltanto filmare le manifestazioni. E' stato arrestato e pestato a sangue. Contro di lui, soltanto un verbale-fotocopia. Dice di aver perso i suoi ideali, io li ho ritrovati. Un minuto dopo essere uscito dal carcere di Pavia, liberato da un magistrato genovese che non ha creduto all'atto di accusa stilato in fotocopia per tanti, resistenza e lesione a pubblico ufficiale durante la contestazione al G8, e che non ha neppure convalidato l'arresto, mio figlio ha disobbedito a me ed a sua madre. Gli avevo chiesto di farmi vedere tutte le ferite coperte dagli abiti, mi ha detto di no, dovevo "accontentarmi" dello scempio visibilissimo sul viso, otto punti al sopracciglio, un occhio circondato dal viola dell'ecchimosi e invaso dal sangue, il labbro rotto, e della visione della schiena, piagata dalle manganellate e dai colpi calati col calcio del fucile. Oh, si vedevano anche i segni delle manette che gli erano state strette troppo fortemente ai polsi, ma dire manette è un errore, il termine tecnico è un altro che lui sa e io no, sono specie di ceppi che segnano la carne. I pantaloni scendevano perchè la cintura non c'era più, era stata sfilata di brutto all'ingresso in cella, rompendo tutti i passanti, e si vedeva qualcosa delle mutande piene di sangue. Però lui non ci ha lasciato vedere tutto, non voleva farci del male con quello "spettacolo". Erano le 19 di lunedì. Settantacinque ore prima mio figlio, che ha 26 anni ed è creatura gentile, tenera, prudente sino ad essere paurosetta, massima esplosione di esuberanza fisica il tifo urlato e cantato per il suo e mio Toro, aveva compiuto il grave errore di partire con amici da una località di mare in provincia di Savona per andare a Genova e filmare - lui che studia anche giornalismo televisivo a Torino e mette insieme documentari assortiti - qualcosa del Genoa Social Forum, della contestazione contro il G8. Filmare e basta, cercando immagini di protesta corale e coreografica, filmare accanto a un gruppo di vecchie signore che vendevano magliette-ricordo. Una carica dura delle forze dell'ordine, è la zona dove è stato appena ucciso quel ragazzo, le signore alzano le mani, i suoi amici scappano, lui non può perchè cercando di allontanarsi si inciampa, cade, resta in ginocchio, a mani alzate. Gli piombano addosso, quelli delle forze dell'ordine, e gli spaccano la telecamera e la faccia, gli tatuano la schiena, gli martoriano tutto il corpo. Tanti vedono, nessuno può intervenire. Se lo disputano come ricettacolo di colpi poliziotti e carabinieri: ad un certo punto lui si trova con una mano nella manetta di un agente, l'altra nella manetta di un carabiniere. Implora una scelta, mica possono squartarlo. Se lo aggiudicano i carabinieri, che lo portano via, gli dicono che un loro commilitone è stato ucciso, in una caserma, questo sarà lo spunto per altri pestaggi, stavolta specialmente con calci. C'è anche il passaggio in un ospedale per una medicazione, fra medici sbalorditi, indignati. Poi - ormai è notte - via su un torpedone verso il carcere di Pavia, la cella di isolamento: la richiesta di poter orinare prima del viaggio viene respinta con un pugno sul viso ferito e invito al fachirismo o al farsela addosso, comunque unica violenza fisica da parte della polizia penitenziaria. Poi la prigione, senza ora d'aria, con poco cibo e l'acqua calda del rubinetto. Passa tutto il sabato, passa tutta la domenica. Tocca agli infermieri del carcere inorridire per le ferite da medicare. Al lunedì mattina la decisione del magistrato, sollecitato da un bravo avvocato che sa smontare le accuse inventate sul verbale in fotocopia, come quella di detenere uno scudo in plastica, vistoso e imbarazzante, ancorchè strumento di difesa, non di offesa, ma inesistente, inventato. Fra la decisione del magistrato e la scarcerazione passano sei ore per le cosiddette pratiche burocratiche. Sei ore di vita libera tolte ad un ragazzo pienamente scagionato. Sei ore di attesa per noi nel forno davanti al carcere. E' uscito senza la telecamera ed uno zainetto, spariti. Gli hanno ridato il telefonino, lo aveva in tasca, è stato distrutto dalle manganellate. Ho saputo venerdì nella notte, da una telefonata dei carabinieri, che era in arresto e "stava benissimo". Non mi hannno detto altro. Mi sono precipitato a Genova, comunque. Era l'alba di sabato, telefonando ai carabinieri ho saputo che ero stato stupido a mettermi in viaggio, chissà dove era mia figlio, Mi hanno detto comunque di un avvocato di ufficio, nome e cognome: ma al telefono c'era soltanto una voce meccanica. Ho trovato aiuti da giornalisti amici, ho trovato un bravo avvocato, la procura di Genova era aperta e collaborativa, ho saputo del trasferimento a Pavia. Ho goduto della posizione di giornalista per rintracciare qualche informazione, molta solidarietà. Ed anche per essere allenato a come avrei visto mio figlio: colleghi esperti mi hanno detto, sì, di prepararmi a vederlo conciato male. Ma nonostante tutto da venerdì notte alla fine della giornata di lunedì ho vissuto una situazione da "Missing", il film americano sulla tragedia del Cile ma anche sull'angoscia che ti prende quando sai poco o nulla di una persona cara portata via, nella mio angosciata particolare esperienza di immaginarti il figlio con le sue ferite, per anestetizzarti all'impatto (non servirà a nulla, sarà comunque una cosa tremenda). Un bravo magistrato ha interrogato, eseguito riscontri, ascoltato testimonianze, e non ha creduto alle accuse a mio figlio elencate in un verbale che pareva proprio prestampato, eguale per tanti, ha creduto al racconto dolente ed angosciato di un ragazzo nonostante tutto più stupito che indignato, più sereno che dolente. Nella giornata passata fuori dal carcere di Pavia ho parlato con tantissimi parenti e amici di altri di quei provvisori desaparecidos. Ho visto uscire dal carcere altri ragazzi coperti di ferite. Ho potuto anche pensare che a mio figlio è andata bene, non è stato colpito alla pancia, ha avuto un avvocato solerte, ha trovato i suoi genitori fuori dal carcere ad aspettarlo, nei limiti del possibile confortarlo. Una parlamentare che ha visitato il carcere ha parlato a noi in attesa di ragazzi feriti, distrutti, piangenti, brutalizzati direttamente dai colpi presi, indirettamente dalla situazione kafkiana dell'isolamento. Lui mi ha detto che le visite di parlamentari e consiglieri regionali sono state un balsamo comunque, per quel poter parlare serenamente di qualcosa con qualcuno, senza prendere colpi e ricevere insulti (una bella - cioè orribile - antologia, quella delle aggressioni verbali in pratica continue, l'ha messa per iscritto quando in carcere ha avuto una penna e qualche foglio, c'è davvero tutto per umiliare uno che patisce anche le parole). Ho provato a chiedermi, da democratico assoluto, disperato, se proprio non è possibile ad un cittadino filmare della sua Italia, oltre che i monumenti e i tramonti e le feste di famiglia, anche una manifestazione di protesta senza dover essere brutalizzato, ridotto ad un manichino sanguinolento, sfregiato sul viso per sempre, da forze dell'ordine violente con i deboli e impotenti di fronte ai veri violenti, visibilissimi, colpibilissimi, le tute nere, nella fattispecie di Genova. Cercherò di saperlo per vie legali, confido nella legge. Mio figlio mi ha detto - spero perchè ferito ed umiliato, non perchè definitivamente portato ad una scelta - che rinuncia agli ideali. Ma non ci credo. E comunque ha rifornito di ideali me.

Gabriele Pugliese


30 Luglio 2001
Musica in piazza
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Volevo rivolgere un ringraziamento all' amministrazione comunale che, nella persona del Sig. Giuseppe Re, ha organizzato serate musicali all' insegna della qualità. Personalmente non ho seguito tutte le esibizioni, ma quelle a cui ho potuto assistere sono state di grande spessore.
Peccato che, a mio parere, Binasco abbia risposto in modo non proprio adeguato ai meriti dei musicisti.
Mi auguro comunque che questo tipo di manifestazione abbia un solido futuro, perché la musica dal vivo fa sempre bene.

Edoardo Oliveri

29 Luglio 2001
G8
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A Genova non c'ero.
Ho seguito comunque sulla stampa in particolare sul quotidiano il Manifesto la preparazione e lo svolgimento delle manifestazioni anti G8. Vorrei dire tre cose:
primo
per tutti coloro che pensano ancora che UN MONDO DIVERSO E' POSSIBILE Genova è stata una boccata di ossigeno. Dico grazie a tutti coloro che sono andati a Genova a chiedere pacificamente più giustizia nel mondo, e dico grazie a tutti coloro che hanno reso possibile questo evento;
secondo
sulle violenze rimando alla lettera-testimonianza di Stefano Agnoletto.
terzo
ringrazio La Redazione di Binasco2000 che rende possibile un confronto sui fatti di Genova. Ora sarebbe interessante aprire un dibattito sui contenuti, sulle ragioni che hanno spinto tante persone a manifestare.

Tommaso Pozzi


28 Luglio 2001
Il nostro Gino risponde
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Vi ho beccato non siete tutti in ferie.
Risposta a Riccardo
Hai perfettamente ragione ho fatto un po' di casino e miscugli.
Tutte le volte che mi fanno vedere i fatti di Genova non so perchè
ma una grande rabbia pervade il mio animo.
Risposta al signor Iannuzzo
Provi a costruire una chiesa cattolica in un paese islamico
e poi vedrà che bel segno di civiltà le daranno.
Saluti
Gino Gilera (Walter Pellegrin)

28 Luglio 2001
Per il G8 di Gino Gilera
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Caro Walter,

ho spesso apprezzato la tua capacità di stigmatizzare gli avvenimenti con
ironia, questa volta però, il "minestrone" condito con abbondante
qualunquismo che ci hai scodellato, non mi è proprio piaciuto.
Su una cosa concordo: contro le ingiustizie, (purché siano veramente
ingiustizie!) tutti dovremmo avere il coraggio di protestare sempre, spesso
non lo facciamo.
Gli orientali dicono: "Ogni palmo di mano ha il suo rovescio".
I media, di qualsiasi tipo, purtroppo danno una visione della realtà
fatalmente parziale e spesso distorta che ci porta, a caldo, ad esaltare o
condannare avvenimenti o persone, succede anche a mè. Ti dò un consiglio (se
vuoi accettarlo), non fermarti alla superfice delle cose, cerca di avere una
visione del mondo il più possibile a trecentosessantagradi.

Cordialità

Gianfranco Salvemini


27 Luglio 2001
G8
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Una piccola precisazione al Sig Pellegrin.

Sinceramente non mi sembra affatto vero che del Giubileo si sia parlato solo
per due giorni, questo evento nella sua interezza è durato un anno intero e
per tutto il suo corso è stato dato risalto ai vari aspetti che lo hanno
caratterizzato. Ricordiamoci che la comunita cattolica, pur numerosa ed
importante non rappresenta certo l'umanita intera. Esistono vari credi e
relegioni e tutti hanno e devono avere uguale importanza, senza
discriminazioni di sorta. Quindi se nel nostro paese vengono costruite
moschee, templi Buddisti o di qualsiasi altra religione, credo questa sia
solo una dimostrazione di intelligenza e di giusta attenzione verso gli
altri rappresentanti del genere umano di cui noi tutti facciamo parte.
Per quanto riguarda la lotta per il nostro paese, le vorrei far notare che
se si lotta e si manifesta per i diritti dell'uomo (uno degli intenti della
manifestazione antiglobal di Genova) lo si fa implicitamente anche per i
diritti degli Italiani, che si sia d'accordo o meno con i temi trattati. E'
questione di non guardare solo al nostro piccolo orticello ma di allargare
un poco gli orizzonti.
Grazie

Gianfranco Iannuzzi


27 Luglio 2001
G8
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Mi dispiace caro "GINO", ma questa volta non sono d'accordo con te... Spesso con estrema lucidità la tua "penna" tagliente ci ha fatto riflettere, ma in questo caso mi sembra proprio che tu abbia fatto un gran miscuglio.
La violenza va sempre condannata, anche quando questa è perpetrata dalle forze dell'ordine che, alla luce dei fatti, si sono dimostrate forze del disordine. Molti dei ragazzi che tu citi riferendoti al Giubileo erano anche a Genova (Scout, Acli e tanti altri esponenti del mondo giovanile cattolico): chiedi a loro qualche testimonianza e sopratutto se l'accoglienza riservata era la stessa di Roma. Cosa c'entra mischiare il sacrosanto diritto di culto con i problemi dei terremotati in Umbria? Le televisioni sono state accusate di un vero flop mediatico in quanto tutte le grandi emittenti nazionali non hanno seguito l'evento in diretta: c'è riuscita solo una piccola emittente locale. Non credo dunque che abbiamo sfruttato gli eventi (il sangue sui volti di molti ragazzi non era succo di pomodoro usato a Cinecittà).
Sono parole tue: "sono bastati un migliaio di deficienti per distruggere tutto"
La domanda sorge spontanea: possibile che 8 servizi segreti delle più grandi potenze del mondo, esercito, polizia, carbinieri in uno spiegamento di forze mai visto prima, non abbiano saputo fermare quel migliaio... Evidentemente qualcuno non ha saputo (o voluto ???) gestire l'evento. Sia chiaro che nessuno punta l'indice contro i ragazzi in divisa, esasperati e disorientati da chi avrebbe dovuto coordinarli. Chiudo con una comunicazione tra poliziotti trasmessa ieri sera da Italia Uno (non certo tv antigovernativa): dalla centrale: "dirigetevi allo stadio Marassi", commento del poliziotto "Che caz. ne so io...sono di Firenze...". No comment.

Riccardo Benvegnù


27 Luglio 2001
Anche Emergency era a Genova
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A Genova avremmo voluto manifestare le nostre idee e la nostra
esperienza.
Idee di pace e di solidarietà verso i più deboli e i più poveri del
pianeta, verso altri esseri umani costretti a vivere in condizioni che
è difficile persino immaginare. Idee e valori che abbiamo maturato in
anni di lavoro per aiutare una parte di quel mondo di sofferenza, le
vittime delle guerre.
Avremmo voluto farlo in modo sereno e responsabile, e per quanto
possibile anche gioioso.
A Genova, invece, EMERGENCY ha dovuto sfilare in silenzio, con
striscioni e magliette listate a lutto. Perché si è persa una vita
umana, quella di Carlo Giuliani, e altre vite sono state offese,
violate, umiliate.
E ogni volta che si perde una vita umana, si è perso. Perché viene
meno il punto di riferimento del nostro agire e pensare, che ruota
tutto intorno alla vita degli uomini, a come alleviarne le sofferenze
e restituire dignità, felicità, quando e dove è possibile. Il nostro
costruire ospedali e centri di riabilitazione nelle zone di guerra non
ha altro significato che quello di uno sforzo di risarcire l'umanità
ferita, di non far sentire soli coloro che soffrono.
Ma quando un ragazzo viene ucciso è una sconfitta, di tutti, perché
una persona non potrà più tornare a casa. E allora perde senso parlare
della vita e della qualità della vita, dei problemi e dei sogni,
perché la vita è finita.

Molte altre persone, ogni giorno nel mondo, non tornano più a casa,
portati via dalla guerra, dalla fame, dalla povertà, da malattie
ingiuste perché facilmente prevenibili. Crediamo di interpretare le
loro voci, spesso le loro urla, nel dire che un mondo regolato solo
dal denaro non è giusto, non è bello, e forse non è neppure possibile.
Il pianeta degli uomini scompare se non ci sono più diritti umani,
diventa solo una giungla feroce e brutta.
Già, i diritti umani, anche questi in vendita, spesso in saldo.
Chi ha inneggiato alla "guerra umanitaria" per porre fine alla pulizia
etnica in Kosovo, oggi applaude che i Giochi Olimpici si svolgano in
un Paese, la Cina, responsabile della pulizia etnica in Tibet. Per
costoro, anche i diritti umani si misurano sempre e solo in dollari,
divieto d'accesso per chi non è potenziale fonte di danaro.
Continueremo a dire queste cose e soprattutto a praticarle, nel lavoro
di EMERGENCY in Italia e nei paesi in guerra. Vorremmo poterne parlare
con tanti esseri umani, senza doverlo fare con le braccia alzate di
fronte a manganelli e spranghe, a sassi e pistole puntate. E
soprattutto senza un segno di lutto sulle nostre magliette.

Emergency



27 Luglio 2001
G8
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Mi dispiace per tutto quello che è successo a Genova...
però almeno 100.000 persone si sono ritrovate per manifestare pacificamente, e non è stata certo colpa loro se qualcuno ne ha approfittato per distruggere tutto.
Il fatto di aver visto, anche dalle immagini del TG1 di stasera, manifestanti pacifici picchiati a sangue dalla polizia (anche donne)
e costretti a camminare con le mani alzate (magari tenendo in braccio bambini) mi porta a pensare che comunque un'inchiesta sia necessaria.
Non dimentichiamo che le forze dell'ordine avevano due impegni, proteggere Genova e la zona rossa, ma anche garantire il diritto a manifestare e garantire la sicurezza di quelle migliaia di persone.

Karim Riccardi


27 Luglio 2001
G8
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Risposta al signor Stefano Agnoletto o chi per lui.
Di sicuro non faccio girare questa sua lettera perchè alla fine ognuno può dire quello che vuole.
Se facevamo una manifestazione in ogni città d'Italia come è avvenuto dopo i
fatti di Genova non sarebbe successo il finimondo.
Invece siamo caduti nella trappola preparata ad arte dalle varie televisioni
che hanno dedicato ore e ore di diretta pensando solo all'indice di ascolto e fare il
colpo giornalistico.
Mi ripeto ancora una volta perchè non fanno la diretta sui sopravvissuti
dell'umbria che vivono ancora nei container.
Perchè non scendiamo in piazza a fare casino anche per i nostri concittadini?
Perchè non protestiamo contro il continuo sbarco di profughi?
Perchè lasciamo costruire le moschee sul nostro territorio invece di dare le case a chi vive o meglio sopravvive nei container.
Quante ingiustizie pervadono la mia mente ma mai ho visto qualcuno lottare
per il nostro paese.
Percheè non protestiamo per il servizio ospedaliero?
Certo essere li a Genova fa passare da eroi.
Se poi siamo stati intervistati o inquadrati dalle telecamere abbiamo raggiunto lo scopo.
Esattamente un anno fà 1 MILIONE di giovani sono andati a Roma per il
giubileo a pregare per la pace e per l'amore del prossimo sotto il solecuocente di agosto.
Ne hanno parlato solo per 2 giorni.
Ad un anno di distanza sono bastati 1 migliaio di deficienti per distruggere tutto.
Già dimenticavo fa scrivere e parlare di più chi fa del male al prossimo.

Questo è un mio sfogo personale.
Vi saluto e vogliamoci bene.
Gino Gilera (Walter Pellegrin)

26 Luglio 2001
G8, per evitare pericolose semplificazioni.....
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Ricevuto il 26/7 per e-mail da un amico, giro volentieri ai portici

Cordialità

Gianfranco Salvemini


MESSAGGIO DI STEFANO AGNOLETTO (Fratello di Vittorio del GSF)

Cari amici, allora io ero a Genova. Io ho visto. Non date retta ai giornali ed ai telegiornali. E' stata una cosa pazzesca, un massacro. E' difficile raccontare cio' che e' avventuto tra venerdi' e sabato. Per farlo mi aiuto con quello che ho visto io e quello che hanno visto altri carissimi amici presenti a Genova. Vi prego di avere la pazienza di leggere e' veramente la cronaca di un incubo che difficilmente sentirete sui grandi mass media.

1.Io arrivo Giovedi' a Genova dopo la festosa manifestazione dei migranti,50.000 persone. Ci sono i campi di raccolta, siamo tantissimi. Migliaia di persone assolutamente pacifiche, un clima meraviglioso (vi ricordate i campi scout?) si discuteva si cantava si stava bene insieme. Scout e militanti, volontari e professionisti e venerdi' mattina iniziamo le piazze tematiche in una citta' blindata:le varie associazioni si troveranno sparse nella citta' per fare un assedio festoso con danze, performance e slogan alla famosa linea rossa.
A questo punto sul lungo mare arriva il famoso blak blok, alcuni di loro vengono visti parlare con la polizia, altri direttamente escono dalle loro fila. Parlano soprattutto tedesco. Iniziano a sfasciare tutto. Polizia e carabinieri stanno fermi. I Black block cercano di infilarsi nel corteo dei lavoratori aderenti ai COBAS e altri sindacati, di cui picchiano uno dei leader, vengono respinti a fatica. Poi i black blok puntano sulla prima piazza tematica (centri sociali), piombano armati fino ai denti.La polizia li insegue, i manifestanti si trovano attaccati prima da black e poi dalla polizia che a quel punto inzia le cariche violentissime. I Black se ne vanno e piombano sulla piazza dove c'era la rete di Lilliput (commercio equo, gruppi cattolici di base, Mani Tese..ecc.). La gente facendo resistenza pacifica cerca di allontanarli. La polizia insegue: carica la piazza. La gente alza le mani grida pace! Volano lacrimogeni manganellate. Ci sono feriti. I Black se ne vanno e continuano a distruggere la città... 300-400 del Black Bloc vagano per Genova, chi li guida conosce perfetttamente la citta': il loro percorso di distruzione punta a raggiungere tutte le piazze tematiche dove ci sono le iniziative del movimento.. E' impressionante. Si muovono militarmente, si infiltrano, i capi gridano ordini, gli altri agiscono. E a ruota arrivano polizia e carabinieri Intanto nella piazza tematica dove c'e' l'ARCI e l'Associazione Attac ecc.: tutto va bene, nel primo pomeriggio si decide di andarsene dal confine con la linea rossa fino ad allora assediata con canti, scenette, ecc. La gente sfolla verso Piazza Dante, la polizia improvvisamente lancia lacrimogeni alle spalle,. Fuggi fuggi generale. Gli ospedali si riempiono di feriti. Molti pero' non vanno a farsi medicare in ospedale: la polizia ferma tutti quelli che ci arrivano.
E' sera. La gente e' sconvolta, molti inziano a essere presi dalla rabbia. Dei black improvvisamente non si ha piu' notizia. Alla cittadella dove c'e' il ritrovo del Genoa Social Forum saremo diecimila.E' arrivata la notizia della morte del ragazzo. C'e' paura, i racconti di pestaggi violentissimi si moltiplicano. Ragazzi e suore che piangono. C'e' un sacco di gente ferita. Un anziano che piange. C'e' Don Gallo della Comunita' di San Benedetto. C'e' la mamma leader delle Madri di Plaza de Mayo in Argentina, quelle che da anni cercano notizie dei loro figli desaparecidos: dice che e'sconvolta per quello che ha visto con i suoi occhi, gli ricordano troppo l'Argentina della dittatura: non pensava fosse possibile in Italia Intervengono mio fratello, Luca Casarini delle tute bianche e Bertinotti (l'unico politico che ha avuto il coraggio di correre ) calmano tutti: ragazzi non uscite in piccoli gruppi, non accettate la sfida della violenza. Si decide che la risposta sara' la grande manifestazione del giorno dopo, saremo in tantissimi, pacificamente contro tutte le provocazioni e le violenze di black block e forze dell'ordine. Il senatore Malabarba racconta che e' stato in questura. Ha trovato strani personaggi vestiti da manifestanti, parlano tedesco ed altre lingue straniere. Confabulano con la polizia e poi escono dalla questura.
Scoppia improvvisamente un incendio in una banca vicino alla cittadella. Gli elicotteri ci sono sopra: per piu' di 40 minuti non arriva ne' pompieri ne'niente. Di notte uno dei campi dove siamo a dormire, il Carlini, viene circondato dalla polizia. Entrate a perquisire, fate quello che volete. La gente piange: implorano di non essere ancora caricati. La polizia entra: nel campo non trova niente.

2. Sabato: la grande manifestazione, siamo veramente una moltitudine. Il corteo parte, ci sono mille colori. Gente di tutto il mondo. Tutte le etnie, curdi,....ecc. Canti, danze, mille bandiere. Piazzale Kennedy. Non ci sono scontri. Non c'e' niente. Sbucano i black Block La polizia improvvisamente, senza alcun motivo, spacca in due l'enorme manifestazione. . Si scatena la guerra. Cariche dovunque, manganellate. Sono impazziti. La polizia carica i metalmeccanici della FIOM, i giovani di Rifondazione. Iniziano inseguimenti per tutta Genova. Chi rimane solo è inseguito, picchiato. Decine di persone testimoniano di inseguimenti e pestaggi solo perche' riconosciuti come manifestanti. E' picchiato dalla polizia un giornalista del Sunday Times (sul numero di oggi racconta la sua avventura...) In un punto tranquillo della manifestazione, sul lungomare, improvvisamente da un tetto vengono sparati lacrimogeni che creano panico. Usano gas irritanti, producono dermatiti, non fanno respirare. I Black Bloc? compaiono e scompaiono, nessuno li ferma. Attaccano un ragazzo di Rifondazione. Gli spaccano la bandiera e lo picchiano. Attaccano a pietrate i portavoce del Genoa Social Forum. Spaccano vetrine ed incendiano. Sono armati fino ai denti: ma come ci sono arrivati nella Genova blindatissima? La testa della grande manifestazione è tranquilla, il Genoa SocialForum fa l'appello di defluire con calma, di non girare da soli per la citta'. Veniamo indirizzati verso Marassi dove ci sono i pulman di quelli arrivati la mattina. Siamo fermi li'. Non si puo' andare avanti: a piazzale Kennedy e' guerra. Siamo in tanti fermi, seduti per terra. Improvvisamente partono i lacrimogeni. Fuggi fuggi generale. Si cerca di tornare verso la cittadella del Genoa Social Forum: passano camionette della polizia da dove urlano: vi ammazzeremo tutti! La seconda parte del corteo non arriverà mai alla piazza dove era prevista la conclusione. Tutte le persone vengono caricate indistintamente sul lungo mare. Chi riesce scappa nei vicoli verso la collina, dove si scatena una vera e propria caccia all'uomo. Sabato notte, la manifestazione era ormai finita da alcune ore, la polizia irrompe nella Sede stampa del Genoa Social Forum. Picchiano tutti con una violenza impressionante. In particolare sono interessati alla documentazione (testimonianze, video, foto...ecc.) che raccontano quello avvenuto tra venerdi' e sabato: sono molti attenti a distruggere tutto. Vengono distrutti tutti i PC e tutto il materiale che trovano, viene arrestato l'avvocato che coordina il gruppo di avvocati presenti a Genova. Viene distrutto o portato via anche tutto il materiale che gli avvocati avevano raccolto per difendere le persone arrestate. Adesso non si sa piu' neanche quante sono e quali sono le accuse. Durante la perquisizione, fatta senza alcun mandato, a parlamentari, avvocati, giornalisti e medici e'impedito di entrare. Le famose armi comparse oggi in conferenza stampa ieri non si erano viste....rimangono i feriti e gli arrestati. Del black blok non si sa piu' niente.
Vi assicuro, due giorni da incubo: black block e forze dell'ordine hanno fatto un massacro e volevano farlo. Poliziotti e carabinieri erano stati montati in modo pazzesco, fin da venerdi' mattina urlavano e insultavano.. Gli hanno veramente lavato il cervello. E poi oggi a sentire televisioni e leggere giornali: Dio mio sembra proprio un regime: dove hanno scritto la verita' che tutti noi che eravamo li' abbiamo visto? Divento poi matto a pensare che alcuni potranno ancora pensare: "voi contestatori, dite le solite cazzate..." Non fatevi imbrogliare, abbiate il coraggio di mettere in discussione i vostri convincimenti sulle meravigliose forze dell'ordine italiane e sugli apparati democratici del nostro Stato. A Genova veramente e' avvenuto qualcosa di pazzesco. Hanno inaugurato il nuovo governo.... Un'altra piccola cosa: sul giovane ammazzato. La sapete la prima versione della questura prima che comparissero i video? ammazzato da un sasso lanciato da altri manifestanti....... Se pensate che molta della documentazione raccolta da testimoni e' stata distrutta dopo l'irruzione alla sede del Genoa Social Forum di questa notte....ci rimangono le "sicure" versioni delle forze dell'ordine...Meditate e per favore fate girare, stampate, parlate, c'e' bisogno di raccontare la verita'. A vostri amici, parenti, colleghi di lavoro. Vi prego non voltatevi dall'altra parte.

grazie

Stefano

P.S. Mio fratello e' distrutto, mi ha detto: è pazzesco, sembra di essere nell' America Latina negli anni 70.
Forse neanche lui aveva capito fino in fondo con chi aveva a che fare e che governo e responsabili delle forze dell'ordine potessero arrivare a tanto.



25 Luglio 2001
G8
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Il pensiero del sig. Jannuzzi mi trova perfettamente in sintonia, le
semplificazioni sono le cose più puerili e pericolose che si possano fare,
aggiungo solamente che alle degenerazioni di ogni tipo, da qualsiasi parte
provengano, occorre opporre comportamenti che recuperino il senso "etico"
della vita. Anche se ad alcuni può sembrare incredibile, protestare, se
fatto con senso etico, può essere un notevole fattore di crescita umana,
altrettanto quanto il lavoro delle foze dell'ordine fatto con serietà e
correttezza.

Cordialità

Gianfranco Salvemini


25 Luglio 2001
G8
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Come il sig Pelligrin sono rimasto sconvolto dalle immagini trasmesse da
Genova in occasione del vertice del G8. Ancora più drammatici sono stati i
racconti di quelle persone che hanno partecipato direttamente e civilmente,
in maniera del tutto pacifica all'evento. Certo è che non si possa
attribuire tutta la colpa dei tristi fatti a "quell'orda di deficenti calati
nel nostro paese". Fortunatamente si trattava di una piccola minoranza
rispetto ai molti partecipanti ma all'interno di questa minoranza si possono
sicuramente identificare italianissime persone che hanno agito con il solo
intento di devastare. Un grosso aiuto, queste persone, l'hanno avuto da chi
vestendo una divisa ha mal operato nel compito di mantenere l'ordine
pubblico. La colpa certo non è da identificarsi in un Carabiniere di leva
ventenne senza un minimo di addestramento e senza alcuna capacità di gestire
situazioni più grosse di lui ma forse nell'incoerenza di chi ha cercato di
rispondere alla brutalità di pochi manifestanti con la brutalità di molte
forze dell'ordine, armate con strumenti d'offesa e non in grado di difendere
il diritto a manifestare pacificamente dei più.
Molte sono le polemiche da entrambe le parti e sicuramente la verità starà
nel mezzo, certo è che semplificare gli eventi in modo del tutto
semplicistico e generalistico non fa del bene a chi si impegna attivamente,
nel proprio lavoro, nell'impegno sociale o in quello politico.

Gianfranco Iannuzzi


25 Luglio 2001
Rettifica
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Ha perfettamente ragione il Sig.Benvegnù, mi scuso per l'errore.

Giorgio Merli


24 Luglio 2001
Il "Castello" ha chiuso!
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Soltanto per ricordare al Sig. Merli che l'ultimo numero della rivista il "Castello" è uscito nel dicembre '99. Credo che nel suo intervento volesse citare un depliant informativo giunto nelle case dei Binaschini ed editato dal Comune di Binasco.
Riccardo Benvegnù - Ex direttore del "Castello".

24 Luglio 2001
E l'esperto di viabilità?
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Poco tempo fa l'amministrazione comunale Binaschina ha deliberato l'assegnazione di un mandato per la revisione della viabilita ad un professionista del settore, notizia apparsa anche sul Castello, impegnado una spesa di circa 11.000.000. Forse si sono accorti della mancanza di una programmazione razionale delle opere viabilistiche sino ad ora operate (aiuole che compaiono e scompaiono nel giro di due giorni, sensi unici e stop che cambiano continuamente....).
Considerando il poco tempo trascorso, non credo che i recenti interventi di rifacimento della pista ciclabile di Via Roma e dei vari ostacoli disseminati qua e la siano frutto dell'opera di questo professionista. Mi viene quindi spontaneo domandarmi se non sia il caso di attendere l'esito dello studio di revisione in mano a questa persona prima di cominciare ulteriori lavori. Sinceramente non conosco il costo dei vari lavori eseguiti (di certo non poche lire) ma mi sembra che siano di dubbia utilità in previsione di un quadro più ampio di inteventi che l'opera di questo professionista dovrà portare. Considerando inoltre che sul numero del Castello in cui veniva illustrato il bilancio comunale, tra le altre cose si poneva l'accento sul fatto che una buona percentuale dei balzelli a carico dei cittadini non tornava nelle casse comunali mi pare che si buttino inutilmente quei pochi soldi a disposizione e non si utilizzino quelli che ci vengono messi a disposizione come ad esempio per le barriere antirumore sull'autostrada: ci stanno prendendo in giro o semplicemente si tratta di persone in buona fede ma con scarse capacità gestionali?

Distinti saluti

Giorgio Merli


24 Luglio 2001
Rotonda pericolosa
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In risposta a Walter: questa mattina alla rotonda dell'Agip c'era un'automobile (di un modello simile ad un Fiorino) a testa in giu'.

Karim Riccardi


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