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28 Marzo 2002
Una bella petenada...
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Caro Walter, io scherzavo allegramente senza nessunissima intenzione di dare "petenade" non ci ho minimamente pensato, dopo tutto è bello leggerci così come siamo e come ci poniamo ...
A me piace questa rubrica perché ci consente di "parlare" a ruota libera come di consuetudine tra persone che si conoscono, prendendosi a volte in giro ed altre volte esprimere quello che ci sentiamo di dire ... alla prossima Walter

Caro Gianfranco,
"tiro fuori" dal tuo intervento la parte che riguarda il lavoro e lo sfruttamento ... non perché è di moda l'argomento o per le "campagne" ( a volte devianti e di parte) ma solo perché questo problema lo "vivo" quasi direttamente e ... "in prima visione con schermo in cinerama".

Certamente il MERCATO EQUO E SOLIDALE è una delle strade da sostenere ma, pur condividendo (è ovvio) , le grosse "campagne" attraverso i "mas media" fatte per boicottare questa o quella grossa industria e raccontare storie purtroppo vere, io rimango perplesso e preoccupato per come vivono concretamente questi bambini sfruttati vergognosamente ma che, in quella squallida realtà di matrice autoctona ma intelligentemente sfruttata dalle industrie occidentali, possono sopravvivere ed aiutare la famiglia a mangiare il piatto di riso quotidiano; ora io mi chiedo: " per ogni bambino che viene tolto da quello sfruttamento grazie a queste campagne civili che protendono a tutelare diritti sacrosanti, vengono create realtà alternative concrete per non mandare ulteriormente in miseria chi non ha già niente???????"
Guardate che non tutti i genitori di questi bambini potrebbero prendere il posto dei loro figlioli ... la famiglia rurale "tipo" dalla quale si attingono queste "forze lavoro" è tutta impegnata in attività agricole ed all'allevamento di qualche mucca o bufala ... i bambini e le bambine sono, da subito, coinvolti in base alle loro possibilità, nella quotidianità lavorativa dell'attività famigliare e, quando i figli sono tanti o il raccolto è andato male, allora cedono, non per amore ma per forza alle offerte dei "caporali" che offrono subito una somma tale da poter superare il periodo di crisi ed il bambino dovrà guadagnarsi con il lavoro, la somma anticipata, poi alla scadenza dell'anno si inventano mille scuse ed il bambino continua ad essere sfruttato perché deve recuperare i giorni di malattia, i ritardi, le rotture dei macchinari o i danni provocati ai manufatti, e così via.
Questa è una realtà quotidiana che coinvolge molte fabbriche indiane che nulla hanno a che vedere con la "vergogna occidentale dello sfruttamento" quindi, io sono in perfetto accordo con le campagne di boicottaggio ed a prestare la massima attenzione anche a quello che comperiamo ma, attenzione, preoccupiamoci di trovare PARALLELAMENTE alternative concrete perché "quel bambino tolto dallo sfruttamento, possa mangiare e crescere il meglio possibile.
L'organizzazione che io rappresento si occupa di questo problema ed in questi anni si sono realizzate parecchie realtà a Delhi, Calcutta, in Messico, Nicaragua e Nepal ... non è certo facile ma, comunque, prima di togliere la possibilità di un piatto di riso, anche se amaro ed ingiustamente guadagnato con lo sfruttamento, dobbiamo darci da fare sul serio affinché si possano continuare e sviluppare queste campagne di boicottaggio ma, creando parallelamente in tempo reale delle possibile alternative.

Queste attività di sensibilizzazione ed impegno, come dice Lucia, si cercano di realizzare dopo le 21, all'interno delle Associazioni e di molte famiglie sensibili che hanno colto l'importanza di essere protagonisti veri nel fare giustizia, una giustizia dovuta a quei popoli che l'occidente a "usato" per proprio uso e consumo.
Penso che per il Venerdì Santo si possa fare questa piccola riflessione.
Mario Manzolini

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