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29 Marzo 2002
Lavoro...sfruttamento...boicottaggio
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Caro Mario, grazie per aver colto l’occasione per parlare del vergognoso
sfruttamento del terzo mondo.
Credo di aver espresso chiaramente che educare al rispetto delle cose
significa rispettare la fatica del lavoro e anche lo sfruttamento dei
poveri, che spesso concorre alla realizzazione dei prodotti dei paesi ricchi
a nostra insaputa.
È “vergognoso” che l’occidente non si ponga seriamente il problema di creare
alternative di sviluppo a quei popoli che senza quello sfruttamento restano
alla fame.
Fortunatamente, molto volontariato formato da persone eccezionali, cerca di
sopperire in qualche modo all’egoismo dei pesi ricchi, ma non basta.
Se vogliamo uscire dal mare imperante della comoda ipocrisia occidentale,
dobbiamo cominciare a riflettere sul perchè dello sfruttamento e del suo
diffondersi.
Due a mio avviso sono le ragioni: La prima è la sete di possesso e guadagno
che ci porta, sulla base di un sistema di comunicazione studiato ad arte a
volere sempre di più, (anche il perfettamente inutile) sentendoci allo
stesso tempo costantemente insoddisfatti e necessitanti di altre cose. La
seconda è la cosiddetta competitività (suicida) economica che pretende di
dare tutto ad un costo sempre più basso per catturare fette sempre più
grandi di mercato a discapito dei concorrenti.
Va da sè, che per avere costi sempre più bassi e guadagni sempre più alti,
da qualche parte bisogna “grattare” (anche nel senso di rubare) si chiudono
fabbriche nell’occidente sindacalizzato, lasciando per strada lavoratori che
hanno conquistato diritti decenti e dignità con anni di lotte, e si aprono
autentici lager in paesi del terzo mondo governati da dittature o sistemi
medioevali, sfruttando lavoratori senza diritti che si contentano per
compenso della classica ciotola di riso.
Chiaro che il consumatore, pur essendo parte attiva di questo sistema, è
alla fine piuttosto impotente. Molto ci sarebbe da dire invece rispetto
all’etica del sistema economico capitalista che qualcuno pretende di elevare
al rango di religione.
Pur nelle sue deliranti profezie sulla dittatura del proletariato, e la
negazione della spiritualità dell’uomo, qualche cosa di giusto il Carletto
Marx l’aveva pure intuito quando diceva che il “guadagno equivale a lavoro
non pagato” e che il capitalismo avrebbe creato “ricchi sempre più ricchi e
poveri sempre più poveri”. Oggi si sta verificando proprio questo, non solo
tre quarti del mondo vive nell’indigenza ma anche all’interno dei paesi
occidentali la povertà è in aumento. Chiaro che un sistema economico basato
su simili presupposti ha tali e tante contraddizioni che prima o poi
giungerà al collasso. Si rende perciò urgente un ripensamento del sistema
produzione/consumo e della politica mondiale al fine di concorrere ad
un’equa distribuzione delle ricchezza fra tutti gli abitanti della terra
altrimenti la catastrofe sarà inevitabile.

Buona Pasqua a tutti

Gianfranco Salvemini

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