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Dal corriere di oggi, Giorgio Tosatti parla di Malesani
..Questa ansia di protagonismo è alla base del suo comportamento nel
dopo-derby. Soffriva da tempo: tutti parlavano del Chievo e nessuno di lui.
Un rodimento espresso anche in dichiarazioni abbastanza malevole nei
confronti della sua vecchia società. Non c'era gioia ma rivincita,
quasi rabbia.
Bastano le violentissime e gratuite accuse mosse ai suoi colleghi («son
tutti finti, di plastica») per dire quanta poca felicità ci fosse nella sua
esibizione. Semmai rancore e invidia. Perché offenderli se si comportano da
persone adulte, capaci di controllare le proprie emozioni, dando un doveroso
esempio a calciatori e tifosi? Un dirigente deve rispettare il proprio
ruolo; se è sguaiato, se dà fuori da matto come potrà pretendere che i
dipendenti si comportino bene? Questo dovrebbero capirlo persino i più
candidi dei qualunquisti. Con che faccia multare un giocatore fattosi
espellere per uno scatto di nervi?
Malesani è libero di comportarsi come crede, ma rivendicando questo diritto
nega ai suoi colleghi quello di agire in modo diverso. Lui è puro, gli altri
ipocriti. Io ho ragione, il mondo torto, mica male. Fosse stata almeno
spontanea quella recita così smodata, ma ne aveva chiesto
l'autorizzazione a Del Neri, la covava da giorni. Una provocazione,
una passerella preparata. Per sottolineare la bravura di Malesani, capace di
battere addirittura il Chievo, sia pure con un'autorete, una giusta
espulsione e qualche errore favorevole di Trentalange.
Raro vedere nel calcio mondiale sceneggiate simili persino nelle massime
manifestazioni: lo sport (va ricordato a chi lo commercia ma non lo conosce)
è controllo del proprio corpo e delle proprie emozioni, è rispetto per gli
sconfitti.
Sinceramente mi trovo abbastanza in accordo, almeno per quanto riguarda il
dare l'esempio.
Gianfranco Iannuzzi | |  |  | | 
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