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| |  | | In ricordo di Peppino Commenta Vedi tutti gli argomenti
Giuseppe Scapucci. A vent’anni di distanza Binasco sembra aver dimenticato
l’uomo dalla grande umanità e l’artista eccezionale che fu, a mio avviso,
uno dei più grandi ed eclettici del secondo novecento - poeta, romanziere,
scrittore di racconti per ragazzi, autore di testi teatrali e soggetti
cinematografici - di umili origini e bassa scolarizzazione, ma dotato di
grande amore per il prossimo e per la vita, seppe da autodidatta coltivare
la sua grande passione per l’arte e raggiungere ragguardevoli risultati.
Coloro che ebbero la fortuna di conoscerlo sanno che egli invitava tutti a
provare, a coltivare un sogno, a faticare e non mollare mai.
Una sua poesia ancora oggi mi aiuta a superare le piccole/grandi difficoltà
del vivere, la dedico ai frequentatori dei portici nella speranza che
Binasco possa riscoprire Peppino e sappia mantenerne degnamente e
“concretamente” la memoria.
FARCELA
Prima che cedano le gambe al mio tavolino
io devo farcela - ho impegnato il sangue
di mio nonno contadino e lo sguardo fisso
di mio padre morto - ho il loro pegno chiuso
in uno scrigno di umiliazioni
Quel giorno mia madre si aprirà in pianto
come nelle ricorrenze - le donerò il fiore
del mio stare in piedi davanti alle disgrazie
della nostra gente - sul tavolo metterà
la tovaglia bianca ricamata in stalla
Per questo mio angolo di mondo io devo farcela
prima che tutti se ne vadano lasciandomi solo
coi miei singhiozzi
Saluti a tutti
Gianfranco Salvemini
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