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| |  | | Felice di chiaccherare... Commenta Vedi tutti gli argomenti
Gentile Sig.ra Rognoni,
anch’io sono convinto che i portici (virtuali o reali) abbiano un’importante
funzione per la comunità, si può ridere, scherzare, disquisire su problemi
seri della comunità locale o globale e prenderne coscienza. In buona
sostanza è possibile “socializzare”.
Pretendere di gerarchizzare gli argomenti forse non è giusto, anche se
ridere e scherzare è facile e non fà male a nessuno e parlare di argomenti
che riguardano l’operato di chi amministra, o legati ad interessi locali,
può essere molto scomodo.
Come lei dice, nonostante il deserto dei tartari, per fortuna all’interno
delle associazioni ancora si chiacchiera (e non solo). È sicuramente una
delle poche cose positive rimaste, anche se qualcuno lo fa con secondi fini.
A proposito del rapporto genitori figli (che spero possa essere oggetto di
molti scambi di vedute) vorrei fare alcune considerazioni.
Spesso ai nostri figli regaliamo cose solo perché sono degli status symbol
omologanti, senza domandarci se è giusto e se possono contribuire alla loro
crescita psicologica ed allo sviluppo della capacità critica. Il continuo
imbottirli di “cose” tende a coprire carenze di attenzione e di tempo e non
contribuisce allo sviluppo della creatività, tutto è a portata di mano, il
genitore o il supermercato si trasformano in una sorta di cornucopia nella
quale basta attingere per soddisfare ogni desiderio. Non esiste più il
rapporto cose/utilità/merito/fatica per averle. Mi piace una cosa? (se mi
serve veramente non importa) - papà me la dà - la uso senza riguardi -
domani è già vecchia - dopodomani mamma supermarket me ne da un’altra.
Credo che prima ancora di entrare nel merito del "che cosa" regaliamo ai
nostri figli, (che pure è importante) è importante fargli capire che dietro
ogni oggetto c’è il lavoro e la fatica di tante persone che tutti i giorni
si fanno il mazzo, a volte c'è anche lo sfruttamento di risorse e popoli che
muoiono di fame. Per questo le cose che usiamo meritano un rispetto e una
cura enorme, altrimenti si insulta la “fatica” e la “fame”.
Credo altrettanto importante, far capire ai propri figli che se è giusto
sognare di diventare campioni (non solo sportivi), è indispensabile capire
che per diventarlo bisogna fare fatica e sacrifici, come fatica e sacrifici
bisogna fare nello studio e che studiare è un dovere perché ognuno quando
viene al mondo ha un debito verso l’umanità e studiare per se stessi e per
il proprio futuro contribuisce a saldare questo debito.
Non si studia per soddisfare mamma o papà o per avere telefonino e motorino.
Per quanto riguarda i luoghi deputati ad accogliere i giovani che invece li
respingono, mi permetto di dire che non si può demandare tutto alle persone
che li dirigono. Forse ognuno di noi dovrebbe contribuire in qualche modo.
Saluti a tutti
Gianfranco Salvemini | |  |  | | 
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