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Cultura, poche certezze
......ormai nel 2002 tutti o la maggior parte hanno avuto (o avranno) gli incontri, gli appoggi e le possibilità per sfiorare o conoscere la cultura....
.......Alla maggior parte dei giovani –ai quali mi riferivo nel precedente articolo - non interessa niente di “culturale”.....
La risposta di Francesco a Valentina e la sollecitazione a “discutere” mi porta a fare qualche considerazione:
Innanzitutto credo che dobbiamo chiarirci quale valenza vogliamo dare al termine cultura. Dal mio vecchio Garzanti rilevo:
Cultura - l’insieme delle nozioni organicamente apprese, che qualcuno possiede. - l’insieme della tradizione e del sapere scientifico, letterario e artistico di un popolo o dell’umanità intera.
Nonostante le definizioni siano chiare, da sempre il termine si presta ad interpretazioni parziali. Per molti della generazione del sessantotto (la mia, quella di alcuni scritti di Pasolini) era “cultura” solamente ciò che odorava di sinistra. D’altro canto, per la maggioranza della società borghese/cattolico/bacchettona “culturale” era solamente tutto ciò profumava di sacrestia. In genere, si tende a considerare “culturale” ciò che fa riferimento al sapere letterario e artistico, forse meno, ciò che ha a che vedere col sapere scientifico, dimenticando che “l’insieme delle nozioni organicamente apprese” comprende saperi derivanti dalle grandi tradizioni popolari spesso trascurate dalla cosiddetta “cultura scolastica superiore”. Mi riferisco ai saperi patrimonio delle culture artigiane e contadine o comunque legate alle attività manuali dalle quali sono scaturite nei secoli opere di alto valore sociale.
Diversi giovani, ancora oggi, vi si dedicano perché la vita (anche se può sembrare retorico, la verità resta la verità) non gli ha permesso altro, ma in questo modo diventano a loro volta depositari di un sapere che probabilmente andrebbe perduto per sempre, il sapere del “fare con le proprie mani” oltre che col proprio ingegno e la propria creatività.
Se è vero che oggi molti rischiano di cadere vittime della “cultura” dell’apparenza e del possesso facile, (qualcuno questi modelli li scodella in abbondanza e sono modelli ai quali non è facile sottrarsi) è altrettanto vero che anche chi non ha avuto “gli incontri giusti” o la volontà di avvicinarsi a quella che in modo parziale viene considerata cultura, può essere portatore di “altre culture” ugualmente indispensabili e degne di essere praticate.
Non si può negare che molti sono scarsamente interessati a ciò che normalmente viene considerato culturale, tuttavia, come detto in precedenza, nel loro fare quotidiano più o meno consciamente producono cultura trasformando la realtà.
Forse un buon modo per sfuggire alla società dell’apparenza può consistere nell’interessarsi a “tutti” i fenomeni culturali, anche i più umili scambiandosi il proprio sapere per arricchirsi vicendevolmente.
Un dotto francescano del quattrocento, padre Guglielmo del convento di S.Maria in Campo, scrisse: “Nella vita esiste un solo patrimonio che si può donare ad altri senza perderlo mai, questo patrimonio è il sapere”.
Saluti a tutti
Gianfranco Salvemini | |  |  | | 
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