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| |  | | Caro "Cuginetto" Commenta Vedi tutti gli argomenti
Caro “cuginetto” Carlo Ordanini,
Innanzitutto grazie per il “cuginetto” anche se, purtroppo, come sapete
Giovanni e tu, per essere stato io il tuo padrino alla cresima, la mia età
anagrafica mi concede solo il lusso di essere un tuo “Cugino” molto prossimo
alla stagionatura.
Ho letto con interesse le tue riflessioni relative al dibattito sulle
“pedate nel culo” e credo giusto proporti altrettanti spunti di riflessione.
Innanzitutto, non mi pare che dagli scritti precedenti sia emerso un
confronto “politico”, perlomeno nei termini che sembrano emergere dal tuo
scritto, anche se, dovrebbe essere chiaro per tutti e non meravigliare più
nessuno, che gli argomenti trattati interessano tanto gli ambiti della
morale e della religione, quanto la politica nel senso della “polis”.
Giustamente, come tu dici, nessuno deve scandalizzarsi della propria
formazione, purché, aggiungo io, questa non ci faccia perdere il senso
critico rispetto all’evolversi o involversi delle cose della vita e la
disponibilità a cambiare opinioni e comportamenti.
Per quanto concerne il “colabrodo” (da me citato) è evidente che, per
diversi motivi, in primo luogo economici, a qualcuno, fino ad oggi, non ha
dato fastidio più di tanto; però, le responsabilità non sono della presunta
incapacità di noi “plebei” di trovare soluzioni a fronte della “presunzione”
di identificare problemi e colpe, ma ciò si deve “principalmente” ai governi
(da noi eletti) di destra, di sinistra, di centro, forse anche di sopra o di
sotto, in ombra o in luce, che hanno permesso, attraverso sanatorie, leggi
poco efficienti e politiche terzomondiste a dir poco fallimentari
(volutamente?) la situazione attuale, questo, checché non ti piaccia, ha
senso e come!
Sono contento che, dopo aver “clamorosamente constatato” che “le guerre non
sono mai giuste...ecc.” anche tu ti unisca al coro delle “frasi fatte” le
quali, dovresti saperlo, derivando nella maggior parte dei casi dalla
saggezza popolare, almeno in casi come questo, dovrebbero essere maestre di
vita. Proprio per ciò, porre la questione della giustezza del pensiero
pacifista nel giorno in cui il “terrorista di turno” (evito “l’arabo” perché
non è un fatto di etnia) dovesse buttarmi un siluro nel computer, è
quantomeno mal posto, perché, è abbastanza evidente, che in una situazione
del genere le reazioni emotive avrebbero il sopravvento sulla componente
razionale. Chi ha avuto la fortuna di non essere colpito in prima persona,
ha il dovere morale di manifestare solidarietà con i colpiti, di mantenere i
nervi saldi e di studiare contromisure efficaci. Visto come stanno andando
le cose in Afganistan e in negli States, qualche dubbio che la strada
intrapresa sia quella giusta mi rimane.
Non mi pare nemmeno corretto dire che la “tolleranza e il perdono generino
sempre consenso ed approvazione” anzi, quando sono macroscopicamente
ingiustificati non trovano affatto consenso, perlomeno a livello popolare
(anche negli scritti di Roberto e miei la cosa è ben evidenziata).
Giusto porre la questione della reciprocità (centro culturale/religioso
ecc.) però, come in precedenza qualcuno ha già citato nelle sue mail, non
dobbiamo dimenticarci che il nostro è un sistema democratico e in questo si,
siamo “diversi” (non mi piace superiori), da noi ognuno ha il “diritto” di
professare il proprio credo nei termini dell’art.8 della costituzione della
Repubblica Italiana, che cito testualmente per tutti coloro che fossero
stati colti da improvvisa amnesia:
“Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.
Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di
organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con
l’ordinamento giuridico italiano.
I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese
con le relative rappresentanze.”
Va da sè che, proprio nella misura in cui il nostro diritto costituzionale
tutela libertà di tutti, a mio avviso, come ho già detto nella precedente
mail, lo stato ha il dovere di mettere in atto contromisure nei confronti di
chi pretende di ledere questo diritto (da qualsiasi parte provenga),
evitando magari di finanziare con i soldi dei contribuenti edifici di culto
o edifici scolastici a quelle confessioni religiose che non ammettono il
diritto di reciprocità, o sbattendo velocemente in "galera" chi inneggiando
ai terroristi contrasta evidentemente con "l'ordinamento giuridico
Italiano".
Ti inviterei a non confondere il contraddittorio, la sana polemica o la
battuta ironica insite in un civile scambio di vedute su Internet, con la
mancanza di rispetto delle opinioni personali. Relativamente poi alla
mancanza di coraggio di “attaccare” (brutta espressione) un “body builder”
se ti riferisci al Gino Gilera (fratello del mio amico Fausto), che
preferisco definire un serio professionista dell’educazione fisica, tanto
che gli avevo affidato anche mio figlio; per quanto mi riguarda, dall’alto
dei miei 50 Kg peso lordo baffi e unghie comprese (sono magrolino a
sufficienza?), non ho mai mancato (vedi mail) di esprimergli il personale
apprezzamento o il mio dissenso senza problemi di sorta.
È vero, spesso anche chi ha avuto la fortuna di vivere direttamente certi
avvenimenti non ci ha capito un tubo o molto poco (vale anche per me). È
altrettanto vero che il sacrosanto diritto di esprimere opinioni, pur non
avendo vissuto certo cose, nessuno può negarlo, ci mancherebbe altro; però,
una cosa è l’opinione basata sullo studio serio e la corretta analisi
storica, altro sono le accuse di ipocrisia pseudoculturale, l’atteggiamento
sprezzante o il giudizio tanto al chilo alla “monsieur pressapoc” usati in
certe mail, che non mi sento assolutamente di accettare ne di condividere.
Gianfranco Salvemini
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