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31 Ottobre 2002
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Francesco apri un dibattito in cui sento di dovermi inserire anche io, neo diciottene interessata -con l'entusiasmo, ma anche l'inesperienza di una ragazza vissuta nella bambagia di un Occidente ricco, di una Binasco felice, di una scuola per ragazzi fortunati e di una famiglia sicura- alla vita sociale, politica e culturale del suo Paese. Ci tengo a precisare questo perchè non vorrei incappare nella facile e semplice retorica in cui, a mio dispiacere, incappi tu, Francy, mio coetaneo amico. Perchè non basta citare Pasolini o Ionesco per elevarsi a giudice della superficialità giovanile. Tu citi Pier Paolo (Pasolini), autore che da anni coltivo con profonda umiltà e religiosa stima, con la stessa superficialità con cui i tuoi lontani coetanei citerebbero Eminem come trasgressore di chissà quale ordine sociale. Certo, fa "intellettuale di sinistra con la sensibilità e la purezza che questo mondo corrotto violenta" citare Pasolini. Ma lui ERA. Lui non diceva, non filosofava sulla bassezza e sulla povertà: lui ha vissuto il confronto-scontro e la contraddizione affettiva tra un padre borghese e un'anima popolare ed eccessiva, sensibile alla profondità e alla verità ("Ero eccessivo, come sempre, nelle mie passioni, ma anche lucido, purtoppo." Pier Paolo Pasolini, Vie Nuove, 4 ottobre 1962), ha sofferto l'ignoranza e la vanità di un'Italia divisa tra una borghesia moralista, cattolica, ottusa e un popolo disarmato, ma anche incazzato, emarginato, viscerale. Ma si trovava nel pieno di QUEL momento storico. Cosa significa citare Pasolini per parlare dei giovani di oggi "senza individualità"? Pier Paolo la notte passeggiava per le borgate, mentre scriveva "Teorema", per cercare di raccontare la follia, la perversione e il tratto così fragile della normalità, dello stare bene. E viveva la superficialità e l'innaturalezza della divisione tra anime in classi sociali. Ora mi senbra davvero superficiale - mi ripeto- citarlo in un modo così semplicistico e razionalizzato, con l'etichetta imborghesita con cui è stato lasciato alla storia, quella che stai usando tu per farci veder quanto sei superiore e lontano dai tuoi coetanei che pensano solo ai soldi. Francy lo sono anche io, ahimè, lontana da questi nuovi adolescenti. Ma non mi sento di aggredirli e giudicarli come fai tu, perchè il nostro momento storico è quello della prosperità e del commercio e del "dio danaro". Ora non possiamo dare la colpa solo ai nostri coetanei. Tu forse vai in una scuola dove ti fanno leggere Ionesco, mamma e papà ti danno i soldini per comprarti i libri di Pasolini, le tue non sono certo braccia strappate all'agricoltura e non lo saranno mai finchè avrai voglia di studiare, di vivere a casa, di avere il piatto pronto in tavola, un letto caldo e accogliente, così come non lo saranno le mie. Noi stiamo bene come i nostri coetanei superficiali, solo che mentre in una decina su cento abbiamo avuto gli incontri, le possibilità, gli appoggi e anche -perchè no- le capacità per conoscere la cultura (e non chiamarle nozioni perchè mi fai venire il sospetto che per te altro non siano), altri nostri coetanei non ne hanno avuto la fortuna. Non hanno avuto i mezzi -e per mezzi intendo anche la forza di volontà, la curiosità- per andare oltre le proposte medie di una società in linea di massima ferma, mediocre, passiva. Io trovo INGIUSTO e PRESUNTUOSO, quindi, sparare qualche nome d'autore risonante, qualche nozioncina di teatro a dimostrazione di chissà quale elevatezza culturale, spirtuale, critica. Francy, se fossi davvero elevato non cadresti nella retorica banalità di dire che ormai le ragazze aspirano solo a fare le veline!!!! Le tue sono belle parole, come tutti siamo capaci di dirne, ma tu chi sei? Cosa fai? Lotti, vivi e soffri davvero questa mediocrità? E come? Cerchi di diversificarti solamente -o meglio apparire diverso- o ti scontri con questi superficiali? Mi fa incazzare tremendamente sentir spalare sempre m.... sul mondo, sulla società e non vedere muovere un dito. Ci sono le possibilità, grazie a dio, perchè siamo in un paesino ricco e aperto e vivace, di fare o meglio ESSERE ALTRO. C'è la 285 che nasce con lo spirito di offrire un'alternativa, ma ci sono anche molti ragazzi dell'oratorio che ho avuto modo di conoscere meglio ed apprezzare al di là della diversa posizione politico-religiosa-culturale, ci sono tre compagnie teatrali, questo spazio per scrivere, associazioni su associazioni che fanno qualcosa per questo paesino, abbiamo avuto la possibilità di vivere un'esperienza così ricca e diversa come quella di Napoleone a Binasco, ma cosa continuiamo ancora a parlare, cosa ci facciamo qui a giudicare e fare retorica? C'è una vita che ci aspetta, e io personalmente sono stanca di parlare, perchè non mi fa sentire diversa. Mi sembra fin troppo facile. Io ho invece una gran voglia di fare, nel mio piccolo, di cambiare soprattutto me stessa e crescer, per essere un giorno in grado di guardare sempre più oltre le parole. ho voglia di essere. Ti aspetto.
P.S. odio il "lecchinaggio" e ho paura di esserne accusata per aver elogiato in questo modo Binasco e le sue componenti, ma era un modo per distogliere i miei coetanei dal piangersi solamente addosso.

Valentina Maggio

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