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27 Luglio 2001
Anche Emergency era a Genova
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A Genova avremmo voluto manifestare le nostre idee e la nostra
esperienza.
Idee di pace e di solidarietà verso i più deboli e i più poveri del
pianeta, verso altri esseri umani costretti a vivere in condizioni che
è difficile persino immaginare. Idee e valori che abbiamo maturato in
anni di lavoro per aiutare una parte di quel mondo di sofferenza, le
vittime delle guerre.
Avremmo voluto farlo in modo sereno e responsabile, e per quanto
possibile anche gioioso.
A Genova, invece, EMERGENCY ha dovuto sfilare in silenzio, con
striscioni e magliette listate a lutto. Perché si è persa una vita
umana, quella di Carlo Giuliani, e altre vite sono state offese,
violate, umiliate.
E ogni volta che si perde una vita umana, si è perso. Perché viene
meno il punto di riferimento del nostro agire e pensare, che ruota
tutto intorno alla vita degli uomini, a come alleviarne le sofferenze
e restituire dignità, felicità, quando e dove è possibile. Il nostro
costruire ospedali e centri di riabilitazione nelle zone di guerra non
ha altro significato che quello di uno sforzo di risarcire l'umanità
ferita, di non far sentire soli coloro che soffrono.
Ma quando un ragazzo viene ucciso è una sconfitta, di tutti, perché
una persona non potrà più tornare a casa. E allora perde senso parlare
della vita e della qualità della vita, dei problemi e dei sogni,
perché la vita è finita.

Molte altre persone, ogni giorno nel mondo, non tornano più a casa,
portati via dalla guerra, dalla fame, dalla povertà, da malattie
ingiuste perché facilmente prevenibili. Crediamo di interpretare le
loro voci, spesso le loro urla, nel dire che un mondo regolato solo
dal denaro non è giusto, non è bello, e forse non è neppure possibile.
Il pianeta degli uomini scompare se non ci sono più diritti umani,
diventa solo una giungla feroce e brutta.
Già, i diritti umani, anche questi in vendita, spesso in saldo.
Chi ha inneggiato alla "guerra umanitaria" per porre fine alla pulizia
etnica in Kosovo, oggi applaude che i Giochi Olimpici si svolgano in
un Paese, la Cina, responsabile della pulizia etnica in Tibet. Per
costoro, anche i diritti umani si misurano sempre e solo in dollari,
divieto d'accesso per chi non è potenziale fonte di danaro.
Continueremo a dire queste cose e soprattutto a praticarle, nel lavoro
di EMERGENCY in Italia e nei paesi in guerra. Vorremmo poterne parlare
con tanti esseri umani, senza doverlo fare con le braccia alzate di
fronte a manganelli e spranghe, a sassi e pistole puntate. E
soprattutto senza un segno di lutto sulle nostre magliette.

Emergency



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