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Gentile sig. Aldo Oliveri
comprendo il suo disappunto, ma trovo banale liquidare con “luogo comune” cio che ironicamente ho espresso. Per quel tipo di democristiano cui lei si riferisce io ho sempre avuto il massimo della stima, lei non può non sapere che i valori e i principi citati erano la base su cui si fondava l’agire della famiglia Ordanini, mia famiglia di origine, che molta parte ha avuto nella storia locale del secolo scorso, così come su principi di onestà e correttezza si è sempre basato l’agire di mio padre “vero” socialista che lei ha conosciuto.
Troppo facile far finta di non capire che il P.C.I. la D.C. il P.S.I e la politica riciclata cui mi riferivo sono stati il frutto di un meccanismo che ad un certo punto della storia (dopo gli anni cinquanta) qualcuno, tradendo proprio quei valori, ha rotto producendo tutto il malcostume che, ha portato alla situazione in cui siamo. La mia paura è che ai “colpi di genio del cavaliere” qualcuno voglia convincerci che erano meglio i "bei tempi andati” di quei P.C.I./D.C./P.S.I. ecc. dediti alla politichetta dell’interessuccio di parte, alla raccomandazione di partito, al bene per il prossimo “pro domo tasca mea” che hanno caratterizzato sovente l’agire nazionale.
Anche se sono pessimista, il mio augurio è che in futuro la politica possa “veramente” ritrovare i valori cui lei fa riferimento, valori nei quali io ho sempre creduto. Allora le cosmesi e i cambiamenti di nome avranno veramente un senso. In caso contrario l’Italia sarà di nuovo vittima di un sistema totalitario e sarà la catastrofe.
Concludo citando alcuni passi di una canzone di Gaber che dovrebbe far riflettere.
Nel suo “Qualcuno era comunista” dice:
......Qualcuno credeva di essere comunista, e forse era qualcos’altro.
Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo.
Perché sentiva la necessità di una morale diversa.
Perché forse era solo una forza, un volo, un sogno, era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita.
Si, qualcuno era comunista perché, con accanto questo slancio, ognuno era come....più di se stesso. Era come.....due persone in una. Da una parte la personale fatica quotidiana e dall’altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo per cambiare veramente la vita.
No. Niente rimpianti, Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare.....come dei gabbiani ipotetici.
E ora? Anche ora ci si sente come in due. Da una parte l’uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana e dall’altra il gabbiano senza più neanche l’intenzione del volo perché ormai il sogno si è rattrappito.
Due miserie in un corpo solo.
Il democristiano da lei citato e il comunista di Gaber li inviterei volentieri a cena. Tutti gli altri no.
Cordialità
Gianfranco Salvemini
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