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| |  | | "68" Commenta Vedi tutti gli argomenti
Caro Gianfranco,
Prevedevo/temevo una replica alla mia affermazione sul 68.
In realtà, come tu stesso dici, quel periodo è "semplicisticamente passato alla storia come "68".
Il mio "subire" era riferito alla situazione in cui mi sono trovato quando, da adolescente negli anni '70 alla scuola superiore, l'ho sempre sentito nominare, citare, ed elogiare senza mai capire cosa effettivamente era stato, aveva portato, ecc.
Magari ero "un po' indietro di cottura" ma la confusione mi è rimasta (magari sono rimasto ancora "al dente").
Anche il '68, come altri eventi passati, è in fase di rilettura (per moda o per necessità).
Per il momento, però, questa operazione non ha fatto altro che aumentare le non chiare idee che ho su quel periodo.
Forse è per questo che, bonariamente e quasi involontariamente, "stuzzico" chi ne può sapere di più.
Non me ne volere e magari traiamone spunto per un "sano dibattito".
ciao
Roberto Gerli | |  |  | | | |  | | "68" Commenta Vedi tutti gli argomenti
Caro Roberto,
sono ovviamente d’accordo con quanto esprimi nel tuo scritto sulle torri
gemelle, molto significativa anche l’immagine finale. Un passaggio
però....“Io, che il "68" non l'ho vissuto (ma ne ho "subito" le conseguenze
pochi anni dopo)”... ho trovato altrettanto inquietante quanto la
gratitudine che “dobbiamo” agli USA citata da Giovanni Ordanini. Questa è un
ulteriore conferma che si è fatto di tutto per “cestinare” ed “occultare” in
modo troppo semplicistico un periodo storico del quale, se è vero che vi
furono contraddizioni (e non erano poche né di poco conto), è altrettanto
vero che vi furono conquiste sociali e culturali sia in ambito laico che
cattolico quali, una maggior consapevolezza dei diritti umani o la nascita
della coscienza ambientale, solo per citarne alcune.
Purtroppo è molto triste constatare che le generazioni successive, in nome
di una falsa libertà, hanno man mano sostituito quelle tensioni ideali e
quella voglia di cambiamento (lo ricordi lo slogan “La fantasia al potere”?)
con la risorta e più comoda cultura del “chi se ne frega”, che ha
contribuito non poco a precipitare il mondo nel secondo conflitto mondiale.
Se non vorremo ulteriormente “perdere”, dovremo effettuare una rilettura
“obiettivamente” critica di quell’eccezionale periodo, con lo scopo di
metterne in luce i lati positivi e negativi e trarne un adeguato bilancio,
altrimenti ai giovani non lasceremo altro che uno stupidissimo, banalissimo
numero.....68.....totalmente vuoto e allo stesso tempo pieno dei luoghi
comuni che vi sono stati inseriti da allora ad oggi.
Ciao
Gianfranco Salvemini | |  |  | | 
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