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3 Aprile 2009
violenza domenstica
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in attesa che qualche politico, magari il Ministro del Terrore di antonio albasnese, regali per natale una cesoia da potatura per castrare gli stranieri che si avventurano per strada (perchè come abbiamo letto qui, per i mariti e parenti violenti ci si può rivolgere alle istituzioni. del resto il concetto piccolo borghese per cui i panni sporchi si lavano in famiglia è duro a morire), vale la pena riportare qualche elemento di riflessione tratto dal sito http://www.controlaviolenza.it

A letto col nemico

- "La violenza domestica rimane la meno visibile nonostante si tratti di una delle forme più comuni di violenza contro le donne; secondo le stime in Europa ogni anno essa uccide o ferisce gravemente più donne di quanto facciano il cancro o gli incidenti stradali" (Consiglio d’Europa, Assemblea generale 3 aprile 2000).

Si tratta di una violenza che si sviluppa gradualmente, fatta di maltrattamenti fisici e/o psicologici che si protraggono nel tempo.

I litigi, spesso scatenati da motivi banali, diventano sempre più frequenti e vengono accompagnati da episodi di violenza (strattoni, schiaffi, pugni…) che nel tempo diventano sempre più gravi.

La violenza arriva inattesa, imprevedibile, spesso seguita da scuse e dalla promessa che non si ripeterà più. E così la donna si illude di riuscire a controllare il comportamento violento del proprio partner, tende a minimizzare la situazione nella falsa speranza che quella sia l’ultima volta. I litigi, però, continuano e così pure gli episodi di violenza. La spirale della violenza è innescata!

Spesso, poi, le donne-vittime si convincono di esserne in qualche modo la causa, di essere loro stesse il problema: …"non sono brava"..."sono stata io a farlo innervosire" , …si convincono di aver "meritato" la violenza che ricevono. Arrivano a vivere la situazione attraverso gli occhi del proprio maltrattatore. La stima di sé e delle proprie possibilità si frantuma giorno dopo giorno, naufragando nella "normalità" degli insulti, delle minacce, dei divieti, delle aggressioni.

La donna vittima della violenza si sente sola.I mariti violenti sono sempre gelosi, e non solo degli altri uomini , ma anche delle amiche e dei parenti. Così fanno di tutto per isolare la donna da tutti gli altri rapporti.

Ma "LUI" chi è?

Alcolizzato, drogato, disadattato? E’ tranquillizzante pensare che chi maltratta la propria compagna sia un drogato o un alcolista: "è colpa del bere", non dell’uomo. In realtà recenti ricerche hanno evidenziato che gli uomini violenti che hanno problemi di alcolismo o di tossicodipendenza sono la netta minoranza.

Oltre il 60% di coloro che maltrattano la propria moglie o convivente è rappresentato da insospettabili uomini che hanno una vita assolutamente normale, un lavoro, una professione, relazioni sociali senza ombre…

Uomini "per bene" che nel chiuso delle pareti domestiche si trasformano, con esplosioni di violenza incontrollata, per i quali picchiare o maltrattare la moglie è legittimo oltre che una faccenda strettamente privata …"tra moglie e marito non mettere dito"…, in quanto la donna deve assoluta obbedienza al marito e in famiglia il proprio "potere" di maschio è autorizzato e senza limiti. Un uomo che si pensa forte, ma…

La sua forza conta sul tuo silenzio!

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luigi colombo - l.colombo58@alice.it - 3-4-09


luigi colombo
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