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| |  | | la volante rossa Commenta Vedi tutti gli argomenti
considerato che gli apparati della magistratura erano comporti pelopiù da magistrati che si erano formati e avevano operato sotto il regime fascista, non serve molta immaginazione per capire qualipotessero essere gli esiti dei processi di quella che qualcuno definisce la "giustizia vera" contro la volante rossa.
vale la pena di riportare le parole del sen. pellegrino a questo proposito:
"Questo documento è tratto dal volume: La guerra civile, Milano BUR 2005 (pagg. 5/7).
Esso contiene un’intervista del giornalista Giovanni Fasanella al senatore Giovanni Pellegrino, che è stato Presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle stragi e sul terrorismo durante il suo mandato parlamentare, durato dal 1990 al 2001.
Durante la Resistenza, le volanti erano piccole squadre di partigiani, molto mobili appunto, che scendevano dalle montagne per compiere azioni rapide e sabotaggi. Subito dopo la guerra, nell'estate del 1945, alcuni partigiani che avevano combattuto in Valsesía fondarono un'organizzazione, la Volante rossa-Martiri partigiani, con lo scopo di mantenere vivi gli ideali "rivoluzionari" della Resistenza. Erano una sessantina, quasi tutti iscritti al Pci.
Per giudicare la Volante Rossa bisogna capire qual era il clima negli anni immediatamente dopo il 25 aprile. I fascisti, amnistiati, tornavano a casa, nei loro paesi e nelle loro città, dov'era ancora vivo il ricordo delle loro prepotenze e dei loro soprusi. Si trattava spesso di elementi dell'esercito repubblichino, torturatori che avevano infierito sui prigionieri, responsabili di deportazioni e di eccidi nei confronti di civili, anche donne e bambini. Non solo tornavano a circolare liberamente, ma molti di loro venivano addirittura reintegrati negli apparati dello Stato in sostituzione dei quadri che erano stati nominati dal Cln (Comitato di liberazione nazionale). Questa è la verità. Gli antifascisti venivano espulsi dall'arma dei carabinieri, dalla polizia, dall'esercito, dalla magistratura e dalle prefetture, dagli uffici e dalle aziende. E al loro posto venivano piazzati uomini che avevano fatto carriera durante il ventennio e che durante la Repubblica sociale avevano commesso crimini. Gli uomini che avevano combattuto dalla parte sbagliata e avevano perso, venivano di fatto premiati. Chi invece aveva lottato per la libertà, rischiando la propria vita, veniva punito con il licenziamento e l'emarginazione. Agli occhi di molti partigiani era un'ingiustizia inaccettabile.
Se l'Italia fosse stato un Paese "normale", gli ex partigiani avrebbero riempito i ranghi dell'esercito, dei carabinieri, della polizia, della magistratura, della burocrazia statale. Avrebbero formato l'ossatura della neonata democrazia, il supporto democratico della classe dirigente della Repubblica. Ma il nostro, un Paese normale non lo era. Perché, liberato dagli anglo-americani, nella spartizione del mondo in aree di influenza, durante la conferenza di Yalta, era stato assegnato al blocco occidentale. Aveva però al suo interno uno dei più forti partiti comunisti d'Europa. Un partito che si era forgiato militarmente durante la Resistenza, di cui era stata la componente di gran lunga più forte e combattiva.
I partiti democratici anticomunisti non avevano quadri sufficienti per far fronte nell'immediato alle necessità. Perciò dovettero integrare ricorrendo ai funzionari fascisti e repubblichini. Che, oltre ad essere degli irriducibili anticomunisti, erano anche più esperti e preparati.»
luigi colombo
luigi colombo | |  |  | | 
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