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| |  | | Un ricordo e un invito Commenta Vedi tutti gli argomenti
Il nostro Parroco Don Gianni ci ha inviato una completa informazione riguardante il restauro interno della nostra Chiesa che deve essere per noi binaschini un impegno come lo è stato per quanti ci hanno preceduto.
Negli anni ricordati dal nostro Parroco, dal 1942 al 1945 avevo dai cinque agli otto anni, Binasco era un paese con meno di duemila abitanti dediti per lo più all’agricoltura. Vi era la guerra e gli abitanti vivevano in povertà. Una scodella di riso e qualche ortaggio coltivato in piccoli appezzamenti di terra. L’acqua non era potabile e nel 1946 scoppio una epidemia di tifo che fece alcune vittime.
In questo quadro di povertà ricordo i lavori che sono stati fatti per abbellire e rendere più accogliente e degna di nostro Signore la nostra Parrocchia.
Ricordo che il pavimento era in mattonelle rosse ormai consunte e venne fatto in marmo (quello attuale) e ho negli occhi quella polvere mista ad acqua che, trattata con l’apposita macchina per spianare e lucidare il pavimento, diventava color marroncino.
Ricordo la costruzione del pulpito che era sul lato sinistro della Chiesa e che è stato tolto qualche anno fa per adeguamento, alle norme liturgiche, quando a Binasco era Parroco lo Don Luigi Lucini.
Ricordo che noi bambini abbiamo portato, divisi per classi, una canna dell’organo come segno di offerta ed il suo suono diventò maestoso.
Ricordo che nella Chiesa vi erano sempre lavori in corso e poi apparvero tutte le decorazioni e immagini fatte dal pittore Luigi Migliavacca.
Oggi mi domando: dove hanno trovato i fondi per fare tutti questi lavori che sicuramente sono costati un patrimonio?
Al fine di dare memoria di tutte le offerte, anche settimanali, (le paghe dei dipendenti venivano liquidate settimanalmente) era stato creato un libretto sul quale venivano registrate.
La generosità di allora dei binaschini sia di monito e stimolo a noi binaschini di oggi per far sentire al nostro Parroco la vicinanza di noi parrocchiani e sollevarlo dagli impegni che non devono essere suoi ma nostri.
Aldo Oliveri
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