|
|
 
| |  | | Spazi.... chiusi Commenta Vedi tutti gli argomenti
Cari ragazzi di spazi aperti,
Data la mia età anagrafica, non vi conosco personalmente, anche se conosco molti dei vostri cognomi; ho avuto però l'occasione di conoscere ed apprezzare Valentina Maggio, durante la preparazione dell'opera teatrale "Una malattia Chiamata uomo", allestita in memoria del 25° anniversario della scomparsa dell'autore Giuseppe Scapucci. Valentina è Una giovane dalle grandi potenzialità espressive, maturate proprio all'interno di Spazi Aperti. Fui contento di verificare in concreto l'opportunità che la 285 aveva dato ai giovani di aggregarsi, di imparare qualcosa di nuovo e mettere in luce le proprie potenzialità. Capirete quindi la sorpresa nell'apprendere la notizia della chiusura dello spazio che tutti voi avete contribuito a trasformare e a far vivere; spazio, che avete gentilmente condiviso con noi "vecchietti" nel 2008, permettendoci di preparare la settimana della poesia. Non voglio entrare nel merito del cicaleccio metropolitano che "vocifera" sui motivi veri o presunti della chiusura, ma non posso fare a meno di rilevare che la scelta "pedagogica" è la più inetta che si potesse attuare. Ovvero: colpirne 100 per far capire a uno.
Ieri sera ero in piazza a Binasco, una piazza deserta e un po' buia. Un solo bar aperto con quattro avventori, che tra una birra ed un caffè si sciorinavano i rimasugli dell'epocale trionfo interista. Alle 23, nonostante la frizzante aria maggese, non un giovane per le strade. Più di settemila binaschini, come al solito, se ne stavano blindati nelle case con le loro sicurezze piccolo borghesi. Rincasando pensavo alla chiusura d'autorità dello spazio giovani di Binasco, agli anni della mia gioventù e all'impossibilità di avere uno spazio in paese. Fummo costretti a cercare ospitalità al Don di Pasturago che ci ospitò nei locali del suo piccolo Oratorio. Rimettemmo in sesto la saletta del cinema, costruimmo un palchetto e verniciammo le poltrone, e con la maestria di Peppino Scapucci facemmo teatro, proiettammo film a 16 mm, ascoltammo musica, organizzammo dibattiti sulla condizione giovanile. Fù un periodo fecondo e stupendo, merito di un sacerdote dalla mente aperta e dalle larghe vedute che, nonostante gli spauracchi agitati in curia dagli immancabili "visi pallidi binaschini", decise che gli spazi del suo oratorio dovessero rimanere aperti ai giovani senza preclusioni e senza preconcetti. Pensavo a tutto questo, mentre prendevo atto che trentacinque anni dopo, a Binasco, gli spazi, dopo sporadici tentativi di apertura, tornano a chiudersi inesorabilmente.
Con solidarietà
Gianfranco Salvemini
P.S.: mi dicono che gli spazi apriranno dopo l'affidamento d'incarico a nuova cooperativa.
C'è qualcuno disposto a scommettere sul profilo della cooperativa ideale? Gianfranco Salvemini | |  |  | | 
|
|