|
|
 
| |  | | Riconciliare o riconoscere Commenta Vedi tutti gli argomenti
Non ho fin qui partecipato all'avvio del dibattito sul PD solo perché molte delle cose che pensavo e penso della nuova formazione politica e del suo senso sono già nelle memorie di questo sito ( anche in anni un po' più lontani dall'ipotesi concreta del partito), ed ho già avuto autorevoli risposte e predizioni ( vedi "donna di servizio" di Gianfranco, ed altro), quindi per non tediare, stavo zitta, anche perchè non ho un silenzio "assordante".
Nel mio piccolo ho cercato comunque di incontrare e di colloquiare su questo tema, non solo in "casa mia", ma anche in casa mia, viste le relazioni non certo agevoli determinatesi in campagna elettorale e a seguito delle Amministrative.
Ho cercato perché, da eterna idealista/adolescente ( così Salvemini può non farmelo più notare) sono convinta che la democrazia e la politica richiedono la ricerca di ciò che unisce e di ciò che qualifica, più che di ciò che divide: come dice Levinas, "una ricerca dell'altro sincera, perchè l'altro diventi prossimo". Senza orgogli superflui ho comunque cercato confronto per quello che mi sembra un obiettivo importante per il futuro di questo Paese, e di questo paese/comunità. "Come si fanno a riconciliare culture che hanno basi completamente opposte, che hanno una visione del bene dell'uomo certamente differente e soluzioni quindi opposte per raggiungere tale obiettivo? " scrive Frigerio; ed io penso che i valori fondanti il nostro vivere civile, quelli costituzionali, sono proprio nati dalla capacità non di "riconciliare", ma di "riconoscere" e di riconoscersi fra forze che sono madri e padri dell'Italia di oggi, e che avevano condiviso l'obiettivo comune di costruire questo Paese e questa Repubblica: la funzione non solo di uguaglianza, ma di uguagliamento e di garanzia delle pari opportunità di tutti i cittadini, i valori di uno stato sociale sussidiale e garante di diritti non solo civili, ma sociali e di servizio, la centralità della persona, delle famiglie e delle comunità rispetto alla predominanza del mercato e dei mercati, il rispetto e la priorità assicurate ai più deboli, il valore della collettività rispetto all'individualismo, la socialità rispetto al consumerismo, lo sforzo collettivo di molti rispetto al leaderismo ed al presenzialismo di uno, l'accoglienza e la disponibilità verso "l'altro", la responsabilità attiva nei confronti delle diseguaglianze, la solidarietà rispetto a prevaricazioni, privilegi e localismi ....... sono proprio solo alcune delle terre che queste " culture" hanno camminato insieme per i sentieri del secolo scorso.
Avrei sempre voluto aggiungere un pensiero al bel "pezzo" di Francesco Gatti su Don Milani apparso sul sito, anche perchè quel suo "non c'è giustizia a fare parti uguali fra diseguali" ( lo so che l'ho già citato altre volte) sintetizza fortemente molti di quei valori, e dice quanto quelle due "culture" siano comunque, insieme, tanto tanto distanti dalle forze e dalle proposte dell'opposto schieramento. Mi è mancata la capacità di prosa, non la condivisione.
A Binasco è sempre così difficile fare lo sforzo di "mettere i piedi nel piatto": ma non sarebbe forse il caso che chi si riconosce nel progetto PD ( e sono certa che nella Margherita locale, oltre allo stimato Sindaco Lampertico, ce n'è più d'uno) cominciasse a vedersi e chiedersi senza troppi manierismi, e soprattutto per rispetto nei confronti dei cittadini ( elettori o non elettori), come si affronta la contraddizione locale fra riferimenti ideali e di organizzazione nazionale e scelte di schieramento amministrativo? affrontare un problema è già essere all'80% del cammino.
Non è affatto detto che questo sia deleterio o pericoloso, sia per il PD che per il governo del paese: sarebbe solo un chiaro e sincero sforzo comune verso un futuro possibile, ed una responsabilità che occorre assumersi.
Io Domenica ci sarò, a fianco di chi vorrà esserci; io ho scelto di sostenere una lista nazionale e regionale. Facciamo che Domenica, almeno Domenica, sia occasione vera di incontro, voce e presenza.
Facciamo che le fragilità del percorso nazionale, che alcuni hanno già evidenziato, prima fra tutte quella sensazione di "manovra d'apparato" che a volte irrita anche gli "iscritti storici e di sicura fede", non divenga alibi o si amplifichi nelle "peculiarità" locali. Questa è una responsabilità di tutti noi, che ci crediamo o che guardiamo incuriositi o comunque bendisposti a questo nuovo che verrà. Io aspetto tutti.
Cristina Gallione
| |  |  | | 
|
|