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25 Marzo 2013
PII di Via Marconi
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Buongiorno a tutti.
Ho letto soltanto recentemente i post sul rinnovo della convenzione relativa al PII di Via Marconi e Vi dico la mia opinione sull’argomento, sperando di potere offrire elementi utili al dibattito.
Durante la scorsa seduta di consiglio comunale del 14.3.2013 è stata discussa e approvata con i voti favorevoli di tutta la maggioranza, due astenuti (Rognoni e Maggio) e uno contrario (Vecchi), l’estensione della convenzione urbanistica stipulata dall’Amministrazione Comunale in data 6.2.2009 con la società La Roccia S.r.l. avente ad oggetto il Piano Integrato di Intervento denominato “PII BINASCO”, riguardante tre comparti territoriali, localizzati in Via Marconi, Via Strina, Via San Siro.
La convenzione, stipulata in data 6.2.2009, prevedeva - e prevede - una durata di sei anni (2009-2015) e, ora, in seguito alla delibera assunta durante l’ultima seduta di consiglio comunale, è stata temporalmente estesa per ulteriori anni quattro (scadrà dunque nel 2019).
Detta estensione temporale è stata decisa dalla maggioranza in accoglimento dell’istanza formulata dall’operatore, La Roccia S.r.l., la quale ha addotto, a motivo della richiesta, le proprie difficoltà nell’adempiere nei termini alla convenzione, difficoltà queste derivanti dalla difficile congiuntura economica e dal conseguente forte rallentamento del mercato edilizio.
Ora, come sanno gli utenti di questo blog e come è noto a tutti quei cittadini che seguono le vicende politiche locali, il così detto Piano di Via Marconi (PII BINASCO) è stato oggetto di polemiche fin dalla sua approvazione.
Il piano è stato infatti contestato sotto il profilo dei volumi (ritenuti esagerati e insostenibili per il paese in relazione all’impatto demografico), sotto il profilo del consumo del suolo, nonché sotto il profilo del metodo delle opere a scomputo degli oneri di urbanizzazione, considerato una sorta di indebito favore fatto al privato a discapito del pubblico interesse.
Io credo che il PII di Via Marconi fosse un buon piano, che il metodo dello scomputo sia un metodo utile per i Comuni (come potrò spiegare in un altro post per non dilungarmi in questo) e che l’estensione temporale sia stata una scelta di buon senso: il fallimento del piano integrato di intervento non avrebbe giovato a nessuno, né al pubblico né al privato.
Non mi interessa discutere se questo atto di estensione temporale deciso dagli attuali amministratori implichi, da parte di questi ultimi, una condivisione e un’accettazione in toto di quel PII (prima avversato e oggi confermato in tutte le sue parti), oppure no.
A mio modestissimo avviso segnala senz’altro un’accettazione - tanto dei volumi quanto del metodo dello scomputo - ma non è questo il punto fondamentale della discussione.
Il punto fondamentale è un altro: l’estensione temporale - richiesta e concessa in ragione di una dichiarata impossibilità dell’operatore di adempiere agli obblighi assunti entro il termine inizialmente previsto - a mio parere avrebbe dovuto prevedere, proprio a fronte della proroga, una contropartita ulteriore per il Comune, e quindi un miglioramento della convenzione proprio nell’interesse del Comune.
E se davvero non vi era la possibilità di ottenere una contropartita dall’operatore (che non sappiamo se sia stata o non sia stata chiesta dall’Amministrazione), quantomeno si sarebbe dovuto stabilire nella proroga un cronoprogramma per la realizzazione delle opere a scomputo, con termini perentori aventi una scadenza anticipata rispetto al termine unico del 2019.
Infatti, in forza della convenzione del febbraio 2009, l’operatore economico si era obbligato (ed è tuttora obbligato) a versare al Comune importanti somme di denaro a titolo di c.d. maggiore vantaggio pubblico e, in sostituzione (a scomputo) degli oneri di urbanizzazione, si era obbligato a realizzare direttamente entro il 2015, oltre alle opere di urbanizzazione primaria, una serie di importanti opere pubbliche (tra le molte: la nuova strada di collegamento tra via Marconi e Via Roma, il proseguimento della strada di Via S. Siro con un “ponte rogge”, un’area a verde in Via S. Siro e - importantissimo! - le opere di urbanizzazione relative ai fabbricati di edilizia convenzionata e agevolata ex Legge 167/1962 da realizzarsi in Via Marconi, etc.).
Le opere appena citate, come noto, non sono state ancora realizzate se non in piccolissima parte.
Ebbene, in consiglio comunale, mi sono permesso di fare presente che questa estensione concessa all’operatore avrebbe dovuto prevedere, se non una contropartita ulteriore per il Comune (visto che il privato non riesce ad adempiere entro il 2015 come era stato inizialmente pattuito), almeno dei termini perentori anticipati per la realizzazione delle opere di interesse pubblico, e non l’unico e lontano termine del 2019, come è stato deciso dall’attuale maggioranza.
Qualsiasi operatore tende infatti e realizzare le opere il più tardi possibile onde sostenerne i costi il più tardi possibile.
Tuttavia non soltanto vi è oggi l’interesse della collettività ad avere quanto prima quelle opere pubbliche, ma una realizzazione spostata in là nel tempo delle opere di urbanizzazione relative ai fabbricati ex Legge 167/1962 si riverbera in maniera negativa proprio su questa importante operazione ex Legge 167 (purtroppo ancora bloccata), che ha ad oggetto un’edilizia non speculativa e rilevante socialmente.
A fronte di questi miei rilievi l’Assessore all’Urbanistica ha dichiarato che il privato si è impegnato a eseguire queste opere pubbliche ben prima del termine del 2019, e ciò in forza di un patto tra gentiluomini purtroppo soltanto verbale e non formalizzato nell’atto che il Consiglio Comunale andava ad approvare.
La formalizzazione è stata chiesta dall’Assessore all’Urbanistica, ma il privato non ha voluto sottoscrivere questi impegni? Oppure l’Assessore non ha neppure chiesto al privato di formalizzare per iscritto gli impegni e si è accontentato e fidato della semplice parola di quest’ultimo?
Non è dato sapere.
Il voto di “Binasco al centro” è stato in ogni caso di convinta astensione: abbiamo considerato giusta e di buon senso l’estensione della convenzione, ma senz’altro sbagliata l’assenza di termini perentori anticipati per la realizzazione delle opere dovute, non essendo certamente sufficiente un vago impegno dell’operatore economico, solo verbale e quindi di nessuna valenza giuridica.
Chiudo perché mi sono dilungato davvero troppo e me ne scuso.
Con una piccola chiosa.
Chissà cosa sarebbe successo se i vecchi amministratori avessero approvato "a secco" l’estensione come l’ha approvata la maggioranza attuale……..forse qualcuno avrebbe detto che, trattandosi di un’importante scelta urbanistica, si sarebbe dovuto fare una pubblica discussione con la cittadinanza o almeno un incontro con le forze di opposizione….... qualcun altro avrebbe stigmatizzato il mancato intervento di spiegazione da parte dell’Assessore su questo blog ……… o avrebbe parlato - con un gusto vagamente gotico - di fantomatiche cene a porte chiuse nel castello (????!!)….. in cui, nell’ombra, si saldano opache relazioni tra amministratori incapaci e avidi affaristi, contro gli interessi degli ignari cittadini…….
Chissà….
Grazie per l’attenzione e cordiali saluti a tutti.

Pietro Rognoni – Binasco al centro

Pietro Rognoni – Binasco al centro
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