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5 Gennaio 2006
Non ci sto
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Da quanto ho capito, Domenica 1 Gennaio, la nuova regola delle campane sta per entrare in vigore.
Mi spiace molto.Ma quello che più mi spiace è che mai nussuno ci chieda prima cosa ne pensiamo.
Sempre impotenti davanti al fatto compiuto.
Mi sembra di vivere in un paese di dittatura.
Uno dice che così non va bene, e giù la legge.
Meno male che almeno non mi fanno bere l'olio (per il momento.)
Se proprio così fosse preferisco l'olio Omega3 che fa bene alla salute.
Comunque condivido i vostri pensieri.
Stiamo all'erta e pronti alla prossima imposizione.

Saluti.Buon Anno.
Walter Pellegrin

2 Gennaio 2006
Non ci sto
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Non ci sto

Io sono nato nel vecchio e storico Borgo Palazzo a Bergamo: al terzo piano di una altrettanto vecchia casa le cui finestre si affacciavano di fronte all'alto campanile ... in linea d'aria circa 100 metri e i rintocchi dell'orologio, il suono delle campane a distesa o quello con i martelletti giungeva senza divieti in tutte le case del circondario ... l'Ave Maria, il mezzodì, l'agonia che, come qui, ci metteva sull'avviso che una persona ci aveva lasciati e tutti ci si chiedeva chi? ...
Forse è vero che per chi abita vicino al campanile può essere un vero fastidio ma è anche vero che ci si abitua come mi ero abituato nella infanzia e gioventù anzi ... quando "legavano le campane" (termine usato per il silenzio del venerdì santo fino al "Gloria" del sabato notte) ci sembrava strano e mancava qualche cosa... e ancora ricordo che la mia mamma, se non rientravo a casa entro il rintocco delle dieci di sera ... erano guai grossi .. e così via.
Ma la cosa che mi infastidisce è il paragone e la collocazione del suono delle campane nel termine INQUINAMENTO ACUSTICO ... Gianfranco ha ragione di questa stregua si debbono silenziare i decolli degli aerei... d'ora in poi si decolla a motore spento, basta con le sirene del pronto intervento sanitario, di ordine e pubblica sicurezza, dei vigili del fuoco, basta con i comizi politici fatti all'aperto con musiche ed altoprlanti e chi più ne ha, più ne metta !!!
Se di inquinamento acustico e visivo dobbiamo parlare allora vediamo di moderare il bombardamento acustico e visivo di sua maestà la pubblicità che, oltre tutto, ha fatto della donna, un'esca per promuovere di tutto.
guarda Gianfranco che non è di questi giorni la storia delle "campane fastidiose" è da qualche anno che ci sono situazioni analoghe con tanto di cause civili perdute ...
io credo che non ci siano alternative: BUONE FESTE e non Buon Natale - BASTA PRESEPI ma alberi ..., alberi infiniti - Croci bianche o rosse, Crocifissi e, forse, tra non molto aboliranno la talare perché promuove le vocazioni ed identifica un Credo religioso e vedrete che anche nelle competizioni sportive gli atleti non dovranno fare il segno della croce anche se lo desiderassero e così via.
anche io dico non ci sto ma tanto a cosa serve ... sotto sotto chissà quanti dicono o pensano che in nome della correttezza e del rispetto ci si deve adeguare.

Mario Manzolini


1 Gennaio 2006
Non ci sto
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Alla fine della Messa di capodanno, Don Gianni chiede un minuto per un
annuncio importante. Per far fronte a ripetute lamentele, un decreto
Vescovile detta nuove norme per la gestione del suono delle campane e
dei rintocchi dell'orologio campanario. Orari diversi scandiranno suoni
e rintocchi, l' Ave Maria mattutina spostata dalle ore sei e trenta
alle ore sette, bavaglio ai rintocchi dell'orologio dalle ventidue alle
sette del mattino e forse altro.
Negli ultimi decenni credo di averne viste e sentite di tutti i colori,
ma l'abbassamento di rango del SUONO delle campane al livello di
"INQUINAMENTO ACUSTICO" non me la sarei mai aspettato. Dopo
l'eliminazione del simbolo della croce rossa, ecco la demolizione di un
altro tassello della cultura e delle tradizioni cristiane e
occidentali. Esagero? Forse, però credo di non essere molto lontano
dal vero. Le dittature più raffinate, travestite da democrazie,
lavorano così: con la scusa di soddisfare bisogni, porre rimedio a
disagi, perseguire la promozione umana e salvaguardare la mitologica
libertà di tutti, attuano una costante, metodica e puntuale erosione
dell'esistente, per sostituirlo con bolle (leggi anche balle) piene di
nulla.
Ridicolo! In una società che ha fatto del frastuono una manifestazione
costante delle attività giornaliere, c'è gente che deve prendersela con
le campane! Poco importa se un vicino di casa ci scassa i maroni ad
ore antelucane con l'aspirapolvere, oppure se all'alba il solerte
bricoleur ci da di trapano come nu ossesso, oppure ancora se in piena
notte dall'auto parcheggiata nel vicolo un lettore di CD da 1000
megawatt sveglia l'isolato con i latrati della pop star. È tutto
regolare. Però guai se il campanile si permette di svegliarci in
anticipo. Questo in una democrazia tollerante ed evoluta è veramente
troppo. Prontamente i Vescovi emanano relativo decreto pacificatorio.
Forse ci stiamo dimenticando che le campane svolgono da sempre anche
una funzione sociale, in passato scandivano i tempi della giornata
lavorativa, segnavano feste, eventi, allarmi, adunate. Senza il suono
delle campane forse lo sviluppo delle nostre comunità non sarebbe stato
lo stesso. Ancora oggi il loro suono festaiolo o triste, anche se
brevemente, mi fa pensare al significato dell'esistenza.
Ma "il pensare", per le cosiddette democrazie evolute, è attività
sovversiva e pericolosa da contrastare con ogni mezzo, come dicevo
prima, con metodo. Un poco alla volta, un pezzettino qua, un pezzettino
la, arriverà il giorno che anche gli edifici ecclesiastici saranno
considerati "inquinamento visivo" o degrado urbano da togliere di
mezzo. Non in modo brutale però, ma poco alla volta, magari per
decreto, un mattone oggi uno domani, fino alla loro sostituzione con
grandi centri commerciali pieni di lustrini, dai quali, attraverso mega
amplificatori, saranno diffusi ventiquattro ore al giorno gracchianti
inviti al consumo con credito a tasso zero, accompagnati dal soave
frastuono del rokkettaro di turno.
E vivremo tutti acusticamente, visivamente, spensieratamente e
democraticamente, felici e contenti.

Io non ci sto.

Cordialità

Gianfranco Salvemini

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