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11 Ottobre 2008
Lo scemo del villaggio
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Correva il 26 Marzo dell'anno Domini 2008, quando, presa coscienza
della mia inadeguatezza culturale di fronte ad alcuni guru del web
nostrano, decisi di ritirarmi per una catarsi meditativa di 400
giorni. Ovviamente, per aumentarne la resa, rientrai nel mio sacco al
buio più totale, dotato unicamente di un pacco di candele per
illuminare i rari periodi di pausa. Nonostante l'isolamento, di tanto
in tanto un'eco di grida lontane mi ricordava che i web master di B2K
erano arzilli più che mai: pseudo razzisti, pseudo libertari, pseudo
attivisti politici, pseudo animalisti, pseudo animisti, pseudo poeti
con obbligo di passerella, fors'anche gente per bene, profittatori e
uomini qualunque; si scazzottavano a più non posso a colpi di siti
internet depositari di verità indiscutibili. Non potendo concentrami
al massimo nelle meditazioni a causa del disturbo, mi misi a frugare
negli angoli più remoti del mio sacco. Fù così, che proprio ieri
l'altro scprii un vecchio foglio ingiallito datato 20 Luglio dell'anno
Domini 1999, titolato:

"Lo scemo del Villaggio" sottotitolo: "luogo di ricerca culturale".

Scoprii così, che un gruppo di Binaschini, devoti ad Ippolito
Calcabrino detto il De Ghignis, aveva redatto un manifesto per la
fondazione di un gruppo culturale. Il gruppo evidentemente non è mai
nato perché a Binasco non ve n'è traccia, tuttavia, anche in
considerazione dei recenti moti Binaschino/internettiani, trascorsi
giusti giusti 200 giorni del mio percorso meditativo, addì 11 Ottobre
dell'anno Domini 2008, trovo doveroso uscire momentaneamente dal sacco
per diffondere il vecchio scritto, a tratti quasi profetico.

LO SCEMO DEL VILLAGGIO

È noto che non c'è villaggio senza il suo scemo: costui, oggi, non è
né apprezzato, né emarginato - del resto la costituzione repubblicana
ha finora protetto il suo diritto alla scemenza - ma guardato con
qualche preoccupazione, perché, a volte, non ottempera al buon senso e
alle convenzioni sociali.

Assomiglia all'omo silvatico che la tradizione medievale tramanda si
aggirasse per i nostri boschi; è forse l'erede di quell'uomo saggio,
misurato e semplice, vestito di pelli: come lui ama ridere quando è
cattivo tempo, perché sa che verrà il buono e, viceversa, si rattrista
quando è sereno, perché sa che verrà il maltempo; parla male (per i
farisei) e fa bene; digiuna solo a carnevale e mangia lautamente in
tutta la quaresima; guada i fiumi e non passa sui ponti costruiti
dagli uomini, perché teme che questi non lo reggano.

Sopravvissuto fortunosamente alla "civiltà" dei consumi e
dell'informazione spazzatura, legge libri o ascolta musica quando gli
altri guardano la TV, consuma il necessario per vivere e non vive per
consumare, preferisce di gran lunga la sintesi clorofilliana a quella
diossinica, crede ai politici solo il 29 di febbraio, pensa che sia
più intelligente giocare a Monopoli che in Borsa, ritiene che il lotto
sia un modo per tassare anche la speranza dei disperati, ha ormai da
tempo capito l'inganno delle sigle e degli anglicismi, ad esempio che
Welfare (1) e DPEF (2) sono inversamente proporzionali.

Chi ha queste ed altre convinzioni controcorrente, è, naturalmente, lo
scemo del villaggio, che secondo l'etimologia del suo appellativo (3),
è colui che prende la metà sottraendola al tutto; è colui che ha il
coraggio discreto di non cedere alle tentazioni dell'altra metà,
quella che presume di comunicare tutto, dove democraticamente si
moltiplica una legione di uomini, tutti intercambiabili, tutti
egualmente nella media statistica - i mediocri - la cui espressione
dell'intelletto è debole e non sa di esserlo. Costoro reagiscono solo
con violenza, quando la loro posizione è attaccata, tuttavia sono
indulgenti verso le idee e le opere altrui, per poter a tempo e debito
essere risparmiati, ma non dallo scemo.
Quello dell'altra metà è uno spirito corporativo, che mira a cercare
l'illusione della potenza, proprio perché la potenza non c'è, e tende
a presentare come sommamente desiderabile l'appartenenza alla massa,
mentre la verità è che ciascuno si sente abbandonato in un deserto di
desolazione, avverte la propria inutilità, impotenza, e intesse
interpretazioni cavillose a danno delle gioie del mondo.

Lo scemo del villaggio si propone come alternativa dell'altra metà,
c'invita nel suo emisfero, oltre i confini dell'impero della
massificazione e dell'oscenità dell'economico, che induce la gente con
il suo fascino perverso nella sua stessa atrocità, senza valori che
non siano quelli di scambio e d'interesse.
Ci vorrebbe con sé sulla faccia nascosta della luna - la sua metà -
per imboccare i binari artistici (pittura, poesia, teatro,
letteratura, musica), per compiere percorsi filosofici (con la forza
analitica e problematizzante del pensiero), per giungere alla
conoscenza di ciò che è "altro", perché incita alla critica, promuove
la comunicazione e il linguaggio significante.

Lo scemo del villaggio non possiede la verità, la cerca in ciò che è
alternativo all'opzione generalizzata della metà che ha scartato. È
pluralista, multiconfessionale, gode di buona salute mentale, perché
periodicamente fa il tagliando al suo cervello (la sua macchina
preferita) per potenziare neuroni e sinapsi; sa quindi fare i conti
col suo patrimonio senza farsi irretire dai broker (4).

Se hai ancora il coraggio di pensare per essere; se vuoi dire ciò che
veramente pensi, che profondamente ti scuote; se hai qualche cosa da
urlare oltre il banale della quotidianità, vieni a cercarlo: troverai
di tutto, ma non il conformismo, il perbenismo, il dogmatismo, la
pacchianeria e il servilismo intellettuale, che è poi l'imbecillità
pandemica che sconvolge l'altra metà.

Binasco 20 Luglio 1999

1) Benessere, prosperità = Stato Sociale
2) Documento di programmazione economica e finanziaria = Finanziaria
dello stato
3) Dal latino: semis = metà / ovvero scemare = togliere la metà al tutto
4) Intermediari

Ora ritorno nel mio sacco per i rimanenti 200 giorni di meditazione,
ma ho deciso: Non ne uscirò fino a quando non sarò completamente scemo.

Cordialità

Gianfranco Salvemini

P.S.: Diceva Fabrizio De André: Dietro ad ogni scemo c'è un villaggio.










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