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11 Giugno 2007
Il valore delle parole
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Caro Torti, sugli intenti "pedagocici" del pedatone, ho riferito quanto accadeva ai miei tempi, oggi mi pare abbastanza indubbio che si debba registrane la cronica mancanza. Nemmeno io credo nel pedatone sempre e comunque (qualcuno da piccolo l'ho assaggiato) tuttavia, bisogna riconoscere che i processi educativi sono di una tale complessità, che non si può pretendere di farne una ricetta unica valida per tutti, ovvero: solo pedatoni oppure neanche un rimprovero. Del resto, diversi psicologi dell'età evolutiva assertori del metodo "soft", cominciano ad avere parecchi dubbi in proposito. Non tutti i soggetti sono uguali e forse, per qualcuno, anche il pedatone ci potrebbe stare. Quello che per me non è accettabile, è il ricorso sempre più frequente alla magistratura, anche in casi come quello citato, dove basterebbe solo un po di buonsenso da parte delle famiglie per rislovere le questioni. Se si continuerà di questo passo, nessuno più vorrà fare l'insegnante.
Non credo che una società senza insegnanti o con insegnanti "blindati" possa fare il bene della Nazione.

Stavolta (come molte altre del resto) senza nemmeno una palettata da spiaggia.

Saluti

Gianfranco Salvemini

10 Giugno 2007
Il valore delle parole
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Dò atto a Salvemini di inserire nel forum argomenti interessati e seducenti. Nello spirito dello scambio di opinioni mi appresto a esprimere il mio dissenso in merito alla sua posizione nella speranza di non ricevere “badilate” e nel caso mi riprometto di non rispondere alle sue “controdeduzioni” per far sì che non diventi un dialogo personalistico.
Non voglio difendere l’operato dei giudici, infatti, con il cuore, concordo con la critica alla sentenza che sembra un “bizantinismo”. Vorrei prendere l’intervento di Salvemini come pretesto per ragionare sul tema “il valore delle parole” ed in particolare sulla differenza che esiste fra ”essere” qualcosa e “avere” un comportamento (purtroppo mi sono formato alla scuola di Erik Fromm “Avere o essere”).
Mi sembra giusto distinguere i due concetti a livello pedagogico sia per i genitori, sia per gli alunni ma soprattutto per gli insegnanti. Il primo riguarda la soggettività, l’identità, l’”essere” di una persona, l’altro riguarda l’”avere” un comportamento che se negativo, secondo me, può essere cambiato mediante un intervento educativo, soprattutto se si tratta di bambini. Ritengo pertanto che la prof. abbia sbagliato pedagogicamente, anche se le va riconosciuto il pregio di essere intervenuta per reprimere un comportamento violento di cui in altri casi altri professori per il quieto vivere non si sarebbero fatti carico, ed è per questo che tale sentenza non ha senso, non perché il suo intervento è corretto.
Per concludere, in merito ai calci nel c…., ritengo che non è con metodi autoritari che si insegna ai ragazzi ad essere civili ed educati ma sulla base di una relazione basata sul rispetto e il dialogo in un rapporto autorevole anche severo senza che si ecceda nella mancanza del rispetto dei diritti delle persone. Ritengo che anche i bambini siano delle persone con dei diritti che devono essere loro riconosciuti se vogliamo che un domani loro si riconoscano in una società civile.
Infatti, mi sembra, che è soprattutto nelle famiglie (certo non tutte) che si usano “metodi” educativi poco rispettosi della dignità dei bambini che si sviluppano la maggiori problematiche di comportamento.
Si potrebbe andare avanti per molto, ma come dice Roberto “basta con le pappardelle” e mi scuso.

Saluti

Nene Torti





9 Giugno 2007
Il valore delle parole
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Telegiornale - Notizia - Uno studente bullo perseguita un compagno definendolo gay e quant'altro - La professoressa lo costringe a scrivere 100 volte "sono un deficiente" - I genitori denunciano la professoressa - Il giudice la condanna a due mesi di reclusione con la sospensione della pena.
Un legale intervistato dalla Tv spiega: Se la professoressa avesse fatto scrivere "Mi sono comportato da deficiente" anziché "Sono un deficiente" non sarebbe stata perseguibile per legge.
Insomma, come dire: Se qualifichi una persona spazzino, ne ledi la dignità, se lo qualifichi operatore ecologico, no. Se dici a una donna che fa la serva è lesivo, se la definisci collaboratrice familiare no. Ecc.ecc.
Ma dove sta andando l'Italia? Con quale spirito torneranno ad insegnare docenti spesso malpagati e senza certezze sulle conseguenze delle loro azioni? Dare ragione ad un bullo sulla base della differenza tra "Sono un" e Mi sono comportato da" è altamente educativo o contribuisce ad farlo ancora più bullo?
L'ho già scritto altre volte, ai miei tempi gli unici giudici delle pistolate scolastiche erano due: Primo, il pedatone nelle terga (dire culo non si può perché rischio la denuncia per oltraggio al pudore) dato dall'insegnante con energia. Secondo, il pedatone dato dal genitore con altrettanta energia. Dopo faticavi a sederti ma "l'effetto pedagogico" era garantito.
Ora speriamo che qualche ben pensante non mi denunci per istigazione alla violenza, maltrattamento virtuale di minore ecc. ecc.

Riflessione

Le parole hanno certamente un valore, ma a secondo di come le si vuol leggere ed interpretare possono creare reazioni assurde.
E se per evitare problemi ci togliessimo anche la parola?

Come dice Amleto: Tutto il resto è silenzio.

Saluti
Gianfranco Salvemini


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