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| |  | | Il cavallo del Bocchioli Commenta Vedi tutti gli argomenti
Lo chiamavano “il Bocchioli”, fu l’ultimo tenace contadino di Binasco, con stalla in centro paese e almeno un grosso campo in periferia (Via Marconi) dal quale ricavava il foraggio per le uniche due mucche e per il fedele cavallo. Già, il suo cavallo. Un bajo sempre uguale, dall’età indefinibile, vecchio da sempre. In molti avevano il sospetto che avesse perlomeno trecento anni e che non fosse mai stato puledro. Aveva l’incedere lento e grave dei vecchi patriarchi, di chi, pur avendone viste di tutti i colori nella sua Binasco, non si lamentava mai ma rifletteva sul divenire del mondo.
La stalla del Bocchioli era meta continua di mamme, nonne e zie che vi accompagnavano figli e nipotini ad ammirare l’ultimo scampolo di vita contadina. Una sorta di zoo nostrano dove gli occhi dei piccoli si riempivano di felice stupore.
Il Bocchioli lo vedevo ogni Domenica sera all’ultima messa: cappella invernale, seconda panca. Poi, una Domenica il posto restò vuoto e restò vuoto le Domeniche successive. Il Bocchioli non era più.
Sono passati anni, nell’ultimo campo del Bocchioli sono entrati i gorilla della CDO(C) - Compagnia Delle Opere Cementifere, sempre pimpante e ben sponsorizzata dalle casse del nostro paese. In pochi giorni hanno alzato una barriera di pannelli di legno degna del muro che divide Israele dalla striscia di Gaza. Hanno sventrato il manto erboso, scavato fosse, gettato cemento e ferri per sostenere i nuovi mostri di quatto piani (cinque ne pretendevano gli sponsor). Tracceranno strade, una piazza privata (sì, privata) e qualche impaurito alberello in nome della “pressante” esigenza di dare una casa ai binaschini (più verosimilmente per impinguare il già crasso portafogli degli sponsor).
Tristemente, alcune persone con l’incedere lento del vecchio bajo del Bocchioli, percorrono il bordo dell’ex campo, si fermano, sbirciano tra le fessure della barriera e riflettono sul fatto che la percentuale di binaschini che andrà ad abitare nei nuovi mostri sarà minima, la maggioranza verrà da fuori (cinesi dicono alcuni) e andrà ad unirsi alla massa di “neocidttadini” che, dall’insediamento di Binasco 2 in poi, pendolareggia fra Binasco e Milano senza vivere la realtà locale, senza consumare in loco, senza votare (circa 1600 mancanti all’appello alle ultime elezioni).
Amaramente, il cittadino/cavallo, riflette sul degrado urbanistico/edilizio di Binasco, sulla mancanza di rispetto per la sua stroria, per la realtà locale e per la dimensione del territorio. Un edilizia funzionale solamente agli interessi di bottega, e dei comandanti del vapore, dove case alla Pollicino si trasformano miracolosamente in palazzine multipiano in barba ai regolamenti vigenti, o a ville quadrifamigliari furbescamente collocate in area 167. Salvo poi tentare di spostare l’area 167 residua in altro loco per sostituirla con area verde (fortunatamente il diavolo fa le pentole ma non i coperchi, l’operazione per ora non è riuscita).
Tristemente, il cavallo del Bocchioli constata che i suoi concittadini, ogni mattina, alzandosi, mettono fette di salame fresche sugli occhi per non vedere.
Tristemente il cavallo del Bocchioli pensa ad un passato in cui Binasco metteva etica, morale, buon governo e comunità, al primo posto.
Tristemente, il cavallo del Bocchioli pensa ad un’altro campo, il campo della stazione di Binasco, ricco di storia, ed al tempo in cui, brucando erbette fresche, vedeva sfilare fra i filari di pioppi lo sbuffante Gamba de legn e i pulman gremiti di pendolari. Pensa che una cordata formata dalla famigerata CDO(C) e dagli sponsor, ha acquisito l’area. Pensa al proclama “La stazione rimarrà dov’è e come è” e sul come andrà a finire.
Ma questa è un’altra/stessa storia. Il seguito al prossimo episodio.
L'eco della rocca | |  |  | | 
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