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19 Aprile 2008
I nostri ragazzi...
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Ciao Marco.

Bellissima sintesi che evidenzia il malessere attuale.
Magari trovassimo la ricetta giusta.
Penso che per il momento anche solo parlandone stiamo scegliendo gli ingredienti più vicini a una delle tante ricette che si dovranno trovare.

Altre cause sono le distrazioni technologiche di ultima generazione.
Internet,mp3,videofonini,tv in ogni angolo della casa sempre accesa.
Senza queste cose sembrano spersi.
Forse anche noi ci lasciamo rapire da quest'ondata deforme di tempo libero.

Proviamo a sfornare idee,cercando di applicarle.
Da tanto mi fermo a pensare cosa si potrebbe fare,passo da misure drastiche a misure troppo dolci, e come al solito la via è nel mezzo.
Questo sono sicuro che lo stanno facendo in molti.Se ci si parla magari arriviamo prima alla meta o alla via di mezzo.
Non si arriverà a tutti,ma potrebbe essere un buon inizio.

Continuiamo a parlarne.
Grazie Marco.
Ti saluto.
Walter Pellegrin



18 Aprile 2008
I nostri ragazzi...
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Ciao Walter, io di ragazzi ne ho due, sono ancora bambini e stanno
sotto le nostre ali per ora, ma sono spesso spaventato pensando a
quando cresceranno. La questione comunque è piuttosto complessa; c'è
chi cerca di identificare le varie cause del fenomeno, da ricercare
in una profonda crisi di valori, nel fatto che i ragazzi non sono più
capaci di divertirsi, nel costante bombardamento mediatico che
propone modelli sempre più trasgressivi, sempre più veloci, sempre più
consumistici. C'è invece chi analizza il fatto da un punto di vista
"evolutivo" chiamando in causa Darwin e la selezione naturale.. in
una società come la nostra i deboli soccombono anche così lasciando posto
ai più forti... C'è chi cerca i colpevoli addossando le responsabilità
alle famiglie che non seguono abbastanza i figli, alla scuola che non
insegna più a vivere, alla società che non ci tutela, alle forze
dell'ordine che non vigilano a sufficienza. Secondo me il fenomeno
andrebbe inquadrato in un'ottica più ampia, le morti del sabato sera
dovute ad alcol, velocità droghe più o meno pesanti non vanno
distinte dal bullismo nelle scuole, dalla violenza negli stadi, e da altri
fenomeni che mostrano ragazzi in cerca di un modo qualsiasi di
affermare la propria identità e la propria appartenenza a qualcosa,
il tutto in un'ottica dove il rispetto per gli altri e per se stessi non
trova più posto. Anche se il fenomeno ha radici antiche (quando
eravamo giovani noi la droga girava, sia leggera che pesante e di birra e
vino se ne è sempre bevuto tanto), la nostra generazione ha probabilmente
sbagliato non riuscendo ad insegnare ai giovani il rispetto, la
mancanza di rispetto, per se stessi, per il lavoro, per gli altri,
anche per il denaro, quando guadagnato onestamente, è probabilmente
alla base dei fenomeni che oggi vediamo. Lo sport può essere una
delle possibili risposte, ma non è di certo sufficiente, la ragazza morta
per mezza pasticca era una promessa dello sci, ma questo non la ha tenuta
lontana da un pericolo che in qualche modo ha accettato di correre.
Non dimentichiamo, oltretutto, che anche nello sport ci sono dei modelli
deviati che propongono il raggiungimento di obiettivi fisici e
atletici attraverso l'assunzione di sostanze spesso pericolose (se vuoi
arrivare devi prendere questa pillola, se vuoi aumentare la massa devi usere
questi integratori, se vuoi sembrare come una modella devi ....
ecc.).
Non ho risposte o ricette da proporre, nel mio piccolo, cerco di dare
dei modelli positivi ai miei figli e, per quanto ne sia capace di dar
loro un esempio positivo. Penso che i ragazzi abbiano bisogno di
figure di riferimento positive, da affiancare, almeno, a molte di quelle
proposte oggi, che propongono trasgressione al sistema attraverso
pratiche che si rivelano spesso autodistruttive.

Lieto comunque che se ne parli, un saluto.

Marco Cattalini (mcattali@tiscalinet.it)

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