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23 Maggio 2008
I figli e la vita
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dice bene: "Per un credente sia esso cristiano, ebreo, mussulmano o altro mettere al mondo figli senza dar loro una meta è cosa del tutto priva di senso."
per un credente, appunto.
ma tralascia alcuni particolari: 1) non tutti a questo mondo sono religiosamente credenti ed anche gli atei hanno diritto a vivere senza imposizione di alcuna religione o che li si voglia far sentire in colpa per questo. 2) molti credenti cui è stata indicata la meta sono zeppi di contraddizioni, predicano bene ma razzolano assai male (quindi si potrebbe dire che almeno gli atei sono coerenti, dato che non devono rispondere ad alcun essere superiore per le loro malefatte se ne compiono).
quanti morti hanno fatto i credenti delle varie religioni in nome del loro dio? quanti ne ha fatti la cristianità per imporre sè stessa a popolazioni africane e sudamericane e con l'inquisizione? e quanto morti hanno fatto i mussulmani urlando che "allah è grande" ? e che dire dei credenti israeliani che sparano sui palestinesi portando la kippa (simbolo della mano di dio) sotto l'elmetto?
che "mete" hanno avuto questi credenti?
non scordiamoci che molti credenti danno come "meta" di vita ai propri figli quella del successo conquistato ad ogni costo, anche in spregio ai dettami religiosi di solidarietà e carità; o quella dei i soldi arraffati in qualunque modo purchè siano tanti... e potremmo continuare con gli esempi.
ovviamente non tutti sono così, s'intende.
forse la meta proposta dagli atei alla prole non è molto distante da quella indicata dai credenti di ogni religione ai propri figli; i princìpi di rispetto, solidarietà, onestà e correttezza nei rapporti fra le persone sono alla portata di qualunque mente, non solo dei credenti. anche gli atei ci arrivano, non sono così sottosviluppati.
nella campagna elettorale del 1948 la dc usava lo spauracchio religioso per ammonire che "nella cabina elettorale dio ti vede ma stalin no", in quel caso uomini di chiesa (tra quelli che principalmente dovrebbero indicare la meta ai credenti, erano al servizio del potere e di "mete sbagliate" vista la storia d'italia.

cerchiamo di considerare gli esseri umani per quel che dimostrano effettivamente di essere e rispettare tutti, credenti (in qualunque religione) e atei: giudichiamoli se proprio lo si deve fare per le loro azioni e non per i simboli che portano alla catenina.
ribadisco quanto già sostenuto: le patrie galere sono piene anche di persone che hanno avuto perlomeno una infarinatura religiosa (sia autoctoni cristiani che importati mussulmani) eppure hanno commesso reati più o meno gravi.
era quella la meta indicata?

luigi colombo - l.colombo58@alice.it


P.S. riporto solo un brano del pensiero di Freud in merito alla religione, rimandando chi fosse interessato al link http://www.disf.org/Voci/2.asp
pagina dedicata all'ateismo, del centro di documentazione interdisciplinare di scienza e fede.

< In Totem e Tabù (1912-13), e soprattutto ne L’uomo Mosè e la religione monoteista (1934-38), Freud afferma che la religione è per l’umanità una «grande nevrosi» >>


23 Maggio 2008
I figli e la vita
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I figli e la vita
Per un credente sia esso cristiano, ebreo, mussulmano o altro mettere al
mondo figli senza dar loro una meta è cosa del tutto priva di senso.
Quale meta danno ai propri figli gli atei mi è cosa del tutto sconosciuta.
Quale la ragione di vita?

Aldo Oliveri


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