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15 Giugno 2010
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Pomigliano D’Arco, 14 giugno 2010 - No… No… No… non c’è più religione. Com’è possibile che la nostra Azienda più prestigiosa, la Fiat – ohé, dico: la Fiat – offra ai lavoratori un piano di investimento di 700.000.000 (dico: settecento milioni) di Euro, per far salvi 5000 posti di lavoro nel suo (dico: suo) stabilimento di Pomigliano D’Arco, e la Fiom rifiuti con sprezzo tanta generosità?

Dico: la Fiom, l’unico sindacato di settore su cinque (gli altri quattro sono Fim-Cisl, Uilm, Ugl e Fismic) a impuntarsi su questioncelle di dettaglio. E quali sono queste moderatissime condizioni in cambio del generoso accordo? Eccole qua:

- 18 turni con il sabato notte,
- passaggio da 4 a 15 sabato lavorativi,
- pausa da 30 minuti a fine turno,
- straordinari predeterminati in 120 ore l’anno.

E che sarà mai? Ma non si rende conto la Fiom che in tempi di crisi, come questi, i sacrifici li devono fare tutti? E che questo, e solo questo è il rimedio al calo della nostra produzione che si traduce, poi, in meno pil per tutti? (Ho detto “pil”, lo ripeto a scanso di equivoci”).

Più produzione serve, per incrementare i consumi che incrementano la produzione che incrementa i consumi che incrementano la produzionene che incrementano… ecc… ecc… all’infinito del verbo divenire dell’unica voce del progresso che sia degna di essere declinata: capitalismo sempre, capitalismo ovunque, capitalismo uber alles.

Infatti, secondo gli alti intendimenti del Lingotto, lo stabilimento campano dovrebbe produrre 270mila automobili all’anno contro le appena 35mila attuali. Capite qual è la scommessa virtuosa?

Ma sentite qui, invece, cosa vengono ad obiettare quei servi del comunismo (dio ce ne scampi…) che sono ai vertici della gerarchia della Fiom, per voce del loro Segretario Generale, Maurizio Landini: «L’operazione messa in atto dalla Fiat rappresenta un ricatto bello e buono nei confronti dei lavoratori e delle lavoratrici di Pomigliano».

«Un ricatto», capite?

E dov’è il ricatto, secondo questi infiltrati della sovversione mondiale? Nella possibilità di rilocare altrove – che so?, in Polonia – la produzione delle future Panda.

Ma le parole dell’amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne che invita «ad una rapida conclusione perché presto sarà impossibile accettare ulteriori ritardi. In assenza di un accordo che offra adeguate garanzie potrebbe diventare inevitabile riconsiderare il progetto e prendere in considerazione ipotesi alternative per la produzione della futura Panda», sono musica per le orecchie (altro che ricatto…) di chi ha veramente a cuore – come noi – le sorti della libera impresa economica.

Alle quali (parole e promesse) fa il giusto controcanto il nostro avveduto Ministro del Lavoro e delle politiche sociali, Maurizio Sacconi «Lo Statuto dei lavoratori nelle nostre intenzioni deve diventare in parte derogabile da accordi delle parti nei territori» e che bisogna «riconoscere alle parti sociali la capacità di adattarsi ai territori. Pomigliano docet!».

Grazie a Dio, siamo nelle mani di chi ha veramente a cuore le sorti del paese e che progetta di modificare l’articolo primo della Costituzione italiana che in tempi antidiluviani recitava: «L’Italia è una repubblica… fondata sul lavoro…», con quest’altra dicitura più appropriata ai tempi che, sempre grazie a Dio, viviamo: «L’Italia è una Repubblica… fondata sul profitto».

E peggio per chi non vuol capire…

Tratto da "Il Fondo Quotidiano" http://www.mirorenzaglia.org

Cordialmente...
Marco Cattalini
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