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| |  | | Germania, addio al nucleare Commenta Vedi tutti gli argomenti
BERLINO – È fatta: la Germania della cancelliera cristianoconservatrice Angela Merkel è la prima grande potenza economica a dire addio all’atomo. Alle prime ore del mattino, dopo un lungo vertice alla Cancelleria e consulti con le opposizioni di sinistra, i sindacati, le Chiese, le parti sociali e il ministro dell’Ambiente, il democristiano Norbert Roettgen ha dato l’annuncio: tra dieci anni, nel 2021, l’ultimo dei 17 reattori atomici tedeschi sarà spento.
La notizia segna una svolta epocale. Noi stiamo ancora a discutere se dobbiamo farle e Berlusconi sta' cercando di far saltare il referendum.
L'italia è veramente un caso speciale: Se il mondo va da una parte, noi andiamo dalla parte opposta. Salvo poi, cinquant'anni dopo, fare retromarcia.
I sostenitori dell'atomo, ben foraggiati dai poteri economici, campano come motivazione un modello di sviluppo ormai insostenibile, per il quale la domanda d'energia dovrà sempre e comunque essere esponenziale per soddisfare le libidine consumistiche di una società energivora. Allora mi domando:
Ma perché dovrebbe servire tanta energia? Per fare che? Siamo sicuri che l'usiamo nel modo giusto?
Ogni giorno vengono prodotti milioni e milioni di gadgets di tutti tipi (si pensi alle sorpresine nelle merendine) che vengono regolarmente gettati nella spazzatura subito dopo l'apertura della confezione. Quanta energia serve per produrli? Quanta per smaltirli o, ben che vada, per riciclarli? Veramente la nostra civiltà crollerebbe se non si producessero più gadgets? Questo è solo un esempio, ma se ne potrebbero fare a migliaia. Che dire poi del sistema dei trasporti, in particolare di quello italiano. Sempre di più basato sul trasporto privato su gomma a scapito del trasporto pubblico. Senza esagerazione si potrebbe definirlo un sistema "Un uomo un motore". Ogni giorno milioni di autoveicoli cinturano città, invadono strade e appestano l'aria consumando energia. Nei paesi del nord, tutti hanno l'automobile ma normalmente nessuno si sogna di fare spostamenti più di una cinquanta chilometri. Nel caso utilizzano il trasporto pubblico (efficiente) e per i piccoli spostamenti cittadini o fuori porta usano le biciclette.
Potrei continuare per ore e con migliaia di esempi di storture da falso progresso, semplicemente per arrivare ad una conclusione:
"Qualsiasi tipo di sviluppo deve essere sostenibile" E sicuro aggiungo io.
Non è sostenibile un sistema che in caso di incidente porta conseguenze nefaste. Non è sostenibile una tecnologia che produce scorie tossiche attive per 350.000 anni.
I prezzolati detrattori dello sviluppo sostenibile, sventolano lo spauracchio della rinuncia e della povertà. Balla cosmica. Qualsiasi modello di sviluppo sostenibile si basa sulla "razionalizzazione", della quale, l'eliminazione del superfluo, la ricerca, l'adozione di tecnologie a basso impatto ambientale e il riciclaggio sono condizioni irrinunciabili di civiltà. Occorrono anche buone leggi che vietino la produzione di oggetti energivori. Un esempio? La legge europea che vieta la produzione di lampade ad incandescenza in favore di lampade al neon e LED.
A ben vedere, si può fare tutto quello che si fa adesso risparmiando pure sulla bilancia energetica.
Un'altro mondo è possibile, e la Germania ce lo sta' dimostrando. Gianfranco Salvemini | |  |  | | 
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