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La "Dura Lex" stabilisce che le preferenze non danno diritto automatico agli incarichi, ma non obbliga il sindaco a non tenerne conto. Esse esprimono una fiducia particolare degli elettori, perciò, quando il candidato preferito è dotato di valide competenze, un sindaco avveduto dovrebbe tenerne conto.
Caro torti, non siamo mica scesi con la piena, la realtà Italiana è piena di episodi del genere. Da sempre la spartizione delle "cadreghe" viene fatta in barba alla volontà degli elettori, e per ragioni che poco hanno a che fare con la politica seria.
Saluti
Gianfranco Salvemini
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Vorrei contribuire al dibattito sulla nomina degli assessori esprimendo due riflessioni a partire dalla normativa vigente.
La legge prevede che gli assessori sono dei collaboratori del Sindaco che li nomina su base fiduciaria. Nei comuni sopra ai 15 mila abitanti gli assessori non possono essere consiglieri comunali e sotto a questa soglia, come Binasco, il nostro Statuto prevede che 2 assessori possono non essere consiglieri comunali (non vi assillo con tutto un dibattito parlamentare legato a questa norma sulla distinzione e separazione dei ruoli dei consiglieri, con competenze di indirizzo e controllo, e il ruolo degli assessori, con competenze di attuazione degli indirizzi del consiglio che sono proprie della giunta, che ha portato, nei comuni più grandi, all’incompatibilità delle due nomine). Inoltre la normativa vigente non prevede i cosiddetti consiglieri delegati: sono ammessi solo dei consiglieri che aiutano il Sindaco su questioni e problematiche specifiche e delimitate (fra l’altro senza poteri effettivi di firma e quindi di impegno dell’amministrazione verso i cittadini).
Da queste premesse si evince che la volontà del legislatore era quella di non mettere in collegamento le preferenze ricevute e la nomina di assessore. Le preferenze servono per entrare in C.C. non per fare l’Assessore che invece viene nominato dal Sindaco come collaboratore di fiducia (il Sindaco rimane sempre responsabile “in primis” delle deleghe rilasciate).
Si può essere d’accordo o meno con la normativa ma “dura lex sed lex” (personalmente non sono nemmeno d’accordo con l’elezione diretta del Sindaco e di conseguenza sui poteri conferitigli perché si corre il rischio di pensarsi come un piccolo podestà – alcune uscite di Castoldi a cui ha già fatto riferimento in un intervento precedente mi confermano sempre di più in questa opinione).
In molti casi la lista elettorale indica, prima delle elezioni, quali assessori intende nominare in caso di vittoria (di solito, sia sulla base delle indicazioni del candidato Sindaco, che dovrebbe tenere in considerazione le competenze e le qualità oltre che la fiducia, sia sulla base di equilibri interni alle componenti della lista).
Chiaramente prima delle elezioni, anche se gli assessori non vengono indicati, la lista si confronta sulle possibili nomine.
Al di là delle legittime aspirazioni di Vecchi, che stimo e reputo una persona seria e professionalmente competente, (mi è anche piaciuta la sua proposta in campagna elettorale di organizzare da parte dell’amministrazione dei corsi “pre-matrimoniali” estesi ai matrimoni civili), sorge spontanea una domanda: ma i candidati di “Binasco Insieme” si sono chiariti prima delle elezioni sulla distribuzione delle deleghe o sono andati sulla fiducia?.
A parer mio è sulla base della risposta a questa domanda che si potrà capire se si è degli “ingenui sprovveduti” o degli “astuti raffinati politici” che chiedono il conto o se non sono stati rispettati i patti.
Colgo l’occasione per esprimere la mia solidarietà a Roberto, Giampaolo e a tutti gli “effetti collaterali” e ad unirmi nella richiesta al comune di Binasco di fornirsi di un palco con possibile copertura, magari con l’aiuto del privato (se vi sono problemi economici si potrebbe seguire la strada delle sponsorizzazioni).
Saluti
Nene Torti | |  |  | | 
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