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24 Ottobre 2005
Capire, indignarsi e reagire
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Capire, Indignarsi e Reagire con la Forza della Democrazia
La devolution? La riforma della Costituzione? Una vergogna di cui rendere conto al Popolo Italiano!
Non Servono tante parole per commentare quello che sta succedendo nel nostro Paese, grazie a un Padre Padrone che ci governa e ai tanti Vassalli che ne costituiscono la Corte, basta ripercorrere quello che la storia e i valori della nostra Repubblica ci hanno tramandato e le porcherie di questa specie di Governo per CAPIRE; INDIGNARSI E REAGIRE CON LA FORZA DELLA DEMOCRAZIA.

Ricordiamo, a futura memoria e duratura vergogna, come è nato questo progetto di riforme.
Lorenzago di Cadore, 21 agosto 2003. Una baita lungo la statale 52, mille metri d'altezza, in basso il Piave ancora torrente, davanti il gruppo delle Marmarole, intorno una foresta di abeti e di larici. Ci sono quattro signori che qualcuno chiama "saggi"; sono Andrea Pastore (Forza Italia; professione notaio), Roberto Calderoli (Lega; medico ospedaliero), Domenico Nania (Alleanza Nazionale; avvocato), Francesco D'Onofrio (Unione di centro; laureato in legge). C'è anche Giulio Tremonti, che è lì in vacanza, nella casa paterna; e anche Umberto Bossi, che va in bicicletta dal paese alla baita. Ogni tanto viene a dare un'occhiata il sindaco, che si chiama Nizzardo Tremonti (anche lui); dice di sperare che dall'incontro esca qualcosa di buono per l'occhialeria locale. Il tempo è buono, si sta all'aperto, sotto begli ombrelloni colorati. Ottima la cucina, specialità locali: cansunziei (ravioli ripieni di barbe rosse), speck, salsicce e formaggio di latteria arrostito sulla griglia.

Vediamo ora come nacque la nostra Carta costituzionale. Roma, 25 giugno 1946. L'Assemblea costituente eletta il 2 giugno comincia i suoi lavori a Montecitorio con le tribune del pubblico gremite di pubblico festoso. Dopo un discorso introduttivo di Vittorio Emanuele Orlando, decano dall'assemblea (1860-1952), viene eletto presidente il socialista Giuseppe Saragat; vicepresidenti il comunista Umberto Terracini, il repubblicano Giovanni Conti e i democristiani Giuseppe Micheli e Fausto Pecorari. Giuseppe Saragat conclude il suo discorso di apertura con "Fate che il volto di questa repubblica sia un volto umano. La democrazia non è soltanto un rapporto fra maggioranza e minoranza, non è soltanto un armonico equilibrio di poteri sotto il presidio di quello sovrano della nazione, ma è soprattutto un problema di rapporti fra uomo e uomo. Dove questi rapporti sono umani, la democrazia esiste; dove sono inumani , essa non è che la maschera di una nuova tirannide".
Il 19 luglio l'Assemblea costituente nomina una commissione di 75 membri per la redazione della nuova Carta costituzionale. In larga maggioranza sono docenti universitari, ma sono rappresentate tutte le categorie operative del paese: politiche, amministrative, sindacali, professionali, accademiche, finanziarie. Presidente viene eletto Meuccio Ruini, già presidente del Consiglio di stato. La Commissione si divide in tre sottocommissioni: la prima (di 18 membri) si occupa dei principi generale e dei "diritti e doveri dei cittadini"; la seconda (38 membri) dell'organizzazione costituzionale della stato; la terza (18 membri) dei "lineamenti economici e sociali". In seguito sarà istituita un'ulteriore commissione (di 18 membri) col compito di coordinare e amalgamare in un testo omogeneo le varie parti della Costituzione.
La redazione della carta e il dibattito richiedono diciotto mesi di lavori. In aula, alla discussione partecipano 275 deputati con un complesso di 1090 interventi. Sulle questioni più controverse si hanno 26 votazioni per appello nominale e 43 a scrutinio segreto. Il progetto contiene 131 articoli, sui quali sono stati presentati 1663 emendamenti, di cui 292 sono stati approvati.
Il 22 dicembre l'Assemblea costituente approvò a scrutinio segreto il testo della Costituzione con 453 voti favorevoli e 62 contrari. Il 27 fu firmata dal Capo provvisorio dello stato Enrico De Nicola, dal presidente dell'Assemblea costituente Umberto Terracini e dal presidente del consiglio Alcide De Gasperi. Entrò in vigore il 1° gennaio 1948: un originale modello, fu detto, di garanzie e di contrappesi fra i vari poteri istituzionali.
Per assistere alla seduta della Costituente che doveva approvare la nuova Carta costituzionale il pubblico fece coda pazientemente per ore e ore davanti al palazzo di Montecitorio. Non appena aperte le porte, le tribune si affollarono in un attimo; stipati fino all'inverosimile erano i posti riservati al Corpo diplomatico e alle famiglie dei deputati. In un angolo fiammeggiavano le camicie rosse di un folto gruppo di garibaldini delle Argonne. Nell'aula non c'era uno scanno vuoto, salvo qualche posto all'estrema destra. A nome della Commissione che aveva presieduto, Meuccio Ruini ringraziò l'assemblea e il suo presidente; disse che la carta era un'opera democratica e collettiva, perché era l'espressione di correnti diverse, unite da una fede comune nell'avvenire della repubblica; poi consegnò al presidente Terracini il testo definitivo della Costituzione.
Dopo la votazione il presidente proclamò solennemente: "L'Assemblea approva la Costituzione della repubblica italiana". Tutti i deputati in piedi acclamarono a lungo. Si gridò "Viva la repubblica" e l'Inno di Mameli risuonò in tutta l'aula. Il campanone del palazzo di Montecitorio cominciò a suonare a distesa e si illuminò la facciata del palazzo. Così, con la nuova carta costituzionale, prese vita la nostra repubblica.

Non sono solo cenni storici! Sono quello che hanno costituito l'essenza della vita e dell'avvenire di milioni di uomini e donne. Facciamo in modo che il nostro futuro e quello delle nuove generazioni non resti nelle mani di "quattro commensali o amici di merenda"

Pino Vella

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