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Paura d´Amare
8 GENNAIO 2026 BINASCO CINEMA SAN LUIGI
America, non invoco il tuo nome invano
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Sculture Imperfette
sintesi
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25/11/2025 BINASCO CINEMA SAN LUIGI
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BINASCO VIA ROMA CHIUSA AL TRAFFICO
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10/4/2025 BINASCO VIA ROMA CHIUSA AL TRAFFICO
9 APRILE 2025 BINASCO OSSERVATORI CIVICI
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In epitaphium eius
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11 Maggio 2009
Applausi!!!!
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Effettivamente i due suggeritori non li ho proprio visti. Così come non mi sono accorto della partecipazione straordinaria di Pierluigi Panigatti. Chiedo venia anche a loro.
Caro sig. Gandini, purtoppo, amnesie e distrazioni non sono tipiche degli ultra cinquantenni; succede anche a me che ho appena superato i trentasette.

Simpaticamente
il solito spettatore (frustrato più che mai)
10 Maggio 2009
Applausi!!!!
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Serata speciale a Travacò Siccomario. Presso lo spazio "In Scena Veritas", gli Zerideltotale & Gli Specchi di Binasco hanno rappresentato "Una malattia chiamata uomo" tratto da "La metamorfosi" di Kafka dal binaschino Giuseppe Scapucci. Interpretazione notevole e grandi applausi. Premesso, che nella storia del teatro, pochi sono stati i tentativi di mettere in scena la metamorfosi, per l'oggettiva difficoltà di rappresentazione dell'uomo/scarafaggio senza cadere nel caricaturale. Va rimarcata la notevole bravura di Alfredo Gabanetti, il quale, rivestito di un semplice telo nero, con mimica minimale ma molto significante, ha saputo rendere tutta la drammaticità del personaggio Gregor senza scadere in retorici pietismi. Un indimenticabile ed eclettico Riccardo Benvegnù, straordinario in particolare nella parte della coscienza clawnesca e della tigre giornalista, la quale, insieme al leone giornalista Luigi Scapucci, e alla scimmia giornalista Nene Torti, hanno dato luogo ad un'esilarante trio political/ciarlatnesco tipico di tanta stampa attuale.
Eccezionale Fausta Caldi nella doppia parte di psicologa e sorella di Gregor Samsa. Attrice di grande sensibilità e capacità drammatiche, già protagonista di diversi piecè rappresentate a Binasco, è una certezza indiscutibile. Brave anche Maria Tuttoilmondo nella parte di madre di Gregor Samsa, e le new entry Valentina Maggio (notevole per sensualità e drammaticità) e Simonetta Casarin nalle parti di amanti di Gregor. Un plauso particolare a Pietro Gandini, nella parte di padre, sia per "le fisic de role", che per il piglio autoritario e per la capacità scenica.
Ottimo Pierangelo Panigatti nel ruolo di voce narrante e di regista. Notevole la scelta musicale dovuta a Giuseppe Scuri, contestuale in ogni momento della rappresentazione. E per finire un elogio particolarissimo alla scenografia di Mario Scapucci. Un vero capolavoro di design nomade. Elementi principali un letto, un tavolino, una porta ed una finestra dall'andamento inquietanti. Il tutto facilmente smontabile e trasportabile.
La piecé sarà rappresentata in data da stabilirsi anche a Binasco. Speriamo in uno spazio scenico all'altezza. Credo sia giusto rimarcarlo, perché trovo incredibile che una compagnia teatrale di questo livello, sia costretta ad elemosinare spazi un po' dovunque e non venga messo a loro disposizione uno spazio adeguato, almeno per le prove. Le compagnie dilettanti sopravvivono fra mille difficoltà, la perdita di entusiasmo e di voglia di fare sono sempre in agguato. Doveroso quindi per un comune, un paese tutto, incentivare la loro attività. Pena la perdita di un patrimonio difficilmente sostituibile.

Note di scena.

Una mattina Gregor Samsa si risveglia trasformato in un enorme insetto. La sua arresa esistenza di commesso viaggiatore non ha saputo contenere e reprimere la necessità di scrivere e amare, una necessità più forte lo ha trasformato, reso mostro, emarginato. Giuseppe Scapucci, ispirandosi liberamente alla Metamorfosi di Kafka, tesse la tela che ha intrappolato Gregor–Kafka e se stesso, metaforica ossessione popolata di personaggi grotteschi, intimi, fantastici. La metamorfosi si pone parallela tra la vita di Kafka, del personaggio Gregor Samsa e la realtà di Giuseppe Scapucci. Protagonisti una famiglia estranea che non lo comprende, amanti tradite e giornalisti morbosi, esseri fantastici che danno voce alla sua coscienza e un regista che grida per lui. Una malattia chiamata uomo, presentato al Premio Teatro Riccione 1977, già in scena in forma di lettura teatrale nel Giugno 2008 (in occasione dei 25 anni dalla morte del poeta binaschino), rivive in forma drammatizzata, per raccontare e indagare ancora la metamorfosi mostruosa dell'esistenza, la mutazione che si impone tra ciò che vorremmo essere e ciò che siamo, una specie di malattia che ci segue contro ogni prevedibile prospettiva e ci condanna ad un mero adeguamento genetico, sociale, culturale.




Uno spettatore
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