| 5 Maggio Commenta Vedi tutti gli argomenti
Il mio 5 Maggio
Ei fu. Siccome immobile,
dato il mortal sospiro,
stette lil binaschino immemore
orba di tanto spiro,
così percossa, attonita
la terra al nunzio sta,
muta pensando all’ultima
ora del binaschin fatale;
né sa quando una simile
orma di pie’ mortale
la sua cruenta polvere
a calpestar verrà.
Lui folgorante in solio
vide il mio genio e tacque;
quando, con voce assidua,
delirò, risorse e giacque,
di mille voci al sonito
mista la sua non ha:
Dall’Ticinello alla Bria,
con la Bareggia in seno,
di quel securo il fulmine
tenea dietro al baleno;
scoppiò dal Verdicchio al Tocai,
dall’uno all’altro bar.
Fu vera gloria? Ai posteri
l’ardua sentenza: noi
chiniam la bottiglia al Massimo
Fattor, che volle in lui
del creator suo spirito
più vasta caraffa stampar.
La porcellosa e trepida
gioia d’un gran disegno,
l’ansia d’un cor che indocile
beve, pensando al regno;
e il giunge, e tiene un premio
ch’era follia sperar;
tutto ei provò: la beva
miglior dopo il periglio,
la sbronza e la vittoria,
la reggia e il tristo ripostiglio;
due volte nella polvere,
due volte sull’altar.
Ecc. Ecc. Ecc.
Alessandro Manzotti | |