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Eddai fatemi essere un po' orgoglioso e lasciatemi risplendere di luce riflessa per un po' dato che la misteriosa ricercatrice che ha parlato alla Scala sabato scorso, prima del Presidente della Repubblica, è proprio la nostra concittadina (nonchè mia moglie) Antonella Viola....
Qui di seguito il suo intervento integrale:

"Onorevole Presidente della Repubblica, cari concittadini,
oggi ho l'onore di raccontare cosa rappresenta la Liberazione, la parola libertà per la mia generazione. Una generazione lontana da quei giorni bui, che ha solo un'esperienza indiretta dell’oscurità causata dall'oppressione, ma che ha il compito importante di ricordare e trasmettere il significato di questa giornata ai propri figli, mantenendone vivo in loro il ricordo.

La Liberazione, così duramente sofferta, voluta, conquistata dai nostri nonni, ci ha regalato la possibilità - a volte inconsapevole - di crescere e di formarci in un Paese in cui i concetti di libertà civile e morale fossero radicati. Il valore di ciò è inestimabile per tutti gli italiani della mia età ma - lasciatemi aggiungere una nota personale - lo è particolarmente per me: un ricercatore, uno scienziato, che ha dunque basato tutta la vita sulla libertà intellettuale e la passione per la conoscenza.
Perché non esiste ricerca scientifica senza libertà di pensiero, ed ogni volta che mi misuro con una nuova sfida, ogni volta che le mie scoperte mi avvicinano alla comprensione del mistero della vita, ringrazio il mio Paese per avermi regalato l'amore per l’indipendenza e la verità.

Ma nella ricerca, così come in tutti gli aspetti della nostra vita, la libertà deve essere accompagnata dal rigore e dal rispetto. Gli uomini che hanno combattuto 65 anni fa, lo hanno fatto per conquistare un’indipendenza che venisse poi anche mantenuta nel tempo. Per questo hanno steso delle regole, la nostra Costituzione, perchè tutte le libertà venissero rispettate per sempre.
Ed è questo, a mio avviso, il difficile messaggio da affidare ai nostri figli. Bisogna ricordare la storia per non dimenticare che il rispetto delle regole rappresenta la prima garanzia di libertà. Come chiaramente definito nei principi fondamentali della nostra Costituzione, dobbiamo rammentare ai nostri figli che la libertà si fonda sulla parità dei diritti di tutti i cittadini, sul riconoscimento del merito e sulla pace.

Per me dunque, cittadina italiana, donna, scienziato e madre, oggi la ricorrenza della Liberazione rappresenta un'occasione per guardare al futuro ricordando il passato.
Io non ho vissuto in prima persona la guerra, ma ho visto questo Paese ferito dal terrorismo. La ricorrenza della Liberazione deve essere l'occasione per costruire un futuro diverso, libero, in cui la politica sia sempre e solo confronto e mai scontro, l'etica scevra da pregiudizi, la scienza svincolata dai dogmi, il merito e il talento sempre riconosciuti, la dignità umana rispettata sempre e ovunque.
Questo è il Paese che i partigiani hanno voluto regalarci, ed è l’Italia per la quale noi oggi vogliamo combattere. Ma grazie a chi 65 anni fa ha dato la vita per la libertà, oggi, per la mia generazione, combattere significa semplicemente amare: il proprio lavoro e la propria patria. Ed essere un esempio di integrità morale per i più giovani.
Perché, in fondo, il concetto di libertà è molto semplice ed è stato meravigliosamente espresso da Sant'Agostino con la frase: "Ama e fa’ ciò che vuoi".

Sono sicura però che quell'<> di Sant'Agostino racchiudesse anche un altro concetto che credo sia importante esplicitare: <>. “Conosci, e dunque ama e fa’ ciò che vuoi". Per questo vorrei concludere il mio intervento con un appello alle Istituzioni: perché facciano in modo che l'entusiasmo dei tanti ricercatori italiani appassionati e meritevoli non vada perso: perché non c'è libertà nell'ignoranza, perché la vera libertà passa attraverso la conoscenza."

Cordialmente vanitoso e pavoneggiante...



Marco Cattalini
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