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Assoc. Beatrice di Tenda

Assoc. Beatrice di Tenda


Beatrice di Tenda

Associazione di promozione sociale

 

“6930”

La terra Bruciata di Binasco

 

Ogni paese  difende e valorizza i luoghi che hanno caratterizzato la propria storia, soprattutto quando questa rivesta una dimensione  culturale, emblematica.

Questo nostro luogo è una  striscia  di terra conosciuta in tutto il mondo, diversi pittori l’hanno immortalato nel momento più truce della vita della sua popolazione.

Lo ha  reso famoso la  69a Demi Brigade Francese,  che il 24 maggio del 1796 rase al suolo Binasco, uccidendo   chi non era riuscito a fuggire, bruciando  le case con i rifugiati.

Vennero dai paesi vicini a spegnere il fuoco ed a prendere quel che i francesi avevano trascurato.

Il Capo Brigata Jean Lannes e il Generale Comandante Bonaparte si impressionarono  dello “spettacolo orrendo” chiedendosi  perché  i loro uomini non avessero  risparmiato donne e bambini. La visione dei loro  cadaveri,  gettati nei fossi e nella conca grande del Ticinello,  rimase nella mente del Generale Comandante che volle ritornare a Binasco da Imperatore  nel dicembre del 1807 con  una compagnia di 3000 uomini. Il paese lo accolse illuminandosi a festa.

Napoleone, negli ultimi giorni di vita, ritornò su quel fatto “necessario”, richiamato  agli inizi di in  ogni battaglia  quale monito contro i civili che intendessero  opporsi alla sua truppa.

In un quadro esposto a Versailles quel piccolo fazzoletto di terra, percorso da cittadini in fuga, è rappresentato su uno sfondo di case in fiamme, un castello e una chiesa. Il pittore è italiano; si  chiama Giuseppe Pietro Bagetti che esprime icasticamente   l’importanza del paesaggio, fatto di terra, d’acqua, di chiuse leonardesche, di ponti: patrimonio della comunità come la Chiesa che si erge dal fuoco a fianco del Castello Visconteo.

Abbiamo sempre difeso quell’arteria centrale  del paese. Spazio libero di un ricordo tragico dove  i principi di libertà, uguaglianza e fraternità vennero propugnati sulla punta dei fucili e cannoni.

 Migliaia di studenti, studentesse, lavoratori e lavoratrici hanno occupato fisicamente e culturalmente quello spazio, con le loro aspirazioni, la loro fatica, i loro pensieri. Lo hanno  attraversato e  sono stati attraversati da   quella terra. Lo hanno calpestato  per raggiungere  l’industriale Milano o  la colta Pavia. .

 

Il “Tribunale Popolare  di Binasco” riunitisi in due gradi di giudizio, a Binasco e Pavia, presieduti da rispettivamente da Virginio Rognoni e Moni Ovadia, ha giudicato i fatti del 24  Maggio 1796;  respingendo il diritto di un popolo ad esportare la propria visione di libertà e democrazia, ha condannato  lo Stato Francese al risarcimento morale mediante dazione in  comodato dei  quadri più rappresentativi della prima campagna d’Italia, custoditi nei  suoi musei. Quadri da esporre al

 

Museo  Internazionale, da erigere  al  centro di quel luogo.

 

L’Amministrazione Comunale di Binasco, in difformità di una precedente delibera del 2001, sta predisponendosi a concedere una licenza di costruzione su quel terreno. Fra alcuni giorni, poche firme inclinate, potranno cancellare un    LUOGO IDENTITARIO,   cancellando quella terra che non potrà più essere rivissuta e tramandata, vanificando l’importanza di una storia, di un paesaggio, di una memoria, della nostra cultura; frantumando l’identità rimasta. Firme incancellabili.

La  giunta  presieduta da Lucio Rognoni, , respinse il progetto dell’Associazione Commercianti pari ad  1/3 del volume oggi in discussione.. Inedificabilità condivisa  dalle opposizioni.

 

 

6930 i metri di superficie

come le ragioni per respingere il nuovo progetto